I quesiti referendari di Salerno

Referendum n. 1 (colore blu)

Registro dei testamenti biologici

Per testamento biologico si intende un documento legale che permette di indicare in anticipo i trattamenti medici che ciascuno intende ricevere o rifiutare in caso di incapacità mentale, di incoscienza o di altre cause che impediscano di comunicare direttamente ed in modo consapevole con il proprio medico. E’ conosciuto anche come”Dichiarazione di volontà anticipata per i trattamenti sanitari”. La persona che redige un testamento biologico nomina un fiduciario per le cure sanitarie che diviene, nel caso in cui la persona diventi incapace, il soggetto chiamato ad intervenire sulle decisioni riguardanti i trattamenti sanitari stessi.

Il testamento biologico (con la denominazione di”Living will”) è stato introdotto per legge negli Stati Uniti nel 1991. Una delle principali affermazioni della legge americana è quella relativa alla idratazione ed alla alimentazione artificiali, che sono considerate a tutti gli effetti come terapie ed in quanto tali possono essere rifiutate attraverso il testamento biologico. Lo stesso principio è seguito nelle leggi esistenti negli altri paesi occidentali ed è stato costantemente ribadito nelle sentenze sull’argomento, oltre che nella valutazione dei più illustri scienziati che hanno studiato il tema delle scelte di fine vita. Da allora, la maggior parte dei paesi occidentali ha legiferato in materia. Dove non esiste ancora una legge specifica, vi è però una giurisprudenza costante che riconosce valore ai testamenti biologici. In Italia, l’articolo 32 della Costituzione stabilisce che”nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” e che ”la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Questa norma costituzionale configura per tutti i cittadini quello che i giuristi definiscono un ”diritto perfetto”, che cioè non ha bisogno di leggi applicative per essere esercitato. Parimenti, l’art 13 della Costituzione afferma che ”la libertà personale è inviolabile”, rafforzando il riconoscimento alla libertà ed indipendenza dell’individuo nelle scelte personali che lo riguardano. Tuttavia, il problema si pone – come dimostrato dalla drammatica vicenda di Eluana Englaro – nei casi in cui per diverse ragioni il malato perda la capacità di esprimere la propria volontà di rifiutare determinate terapie. Per questo motivo è necessario approvare una legge che stabilisca in modo chiaro le modalità di redazione e di registrazione del testamento biologico e di nomina del fiduciario, così che ciascuno possa dichiarare, ora per allora, la propria volontà circa le terapie da accettare o rifiutare in situazioni come quella descritta, vincolando i medici ad attenersi alla volontà così espressa.

Considerato che:
– la carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, sancisce che il consenso libero ed informato del paziente all’atto medico è considerato come un diritto fondamentale del cittadino afferente i diritti all’integrità della persona (titolo 1, Dignità, art 3 Diritto all’integrità personale);
– la Convenzione sui Diritti Umani e la biomedicina di Oviedo del 1977, ratificata dal Governo Italiano ai sensi della Legge n° 145 28 marzo 2001, sancisce all’art. 9 che ”i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento non è in grado di esprimere la propria volontà, saranno tenuti in considerazione”;

Preso atto che:
il nuovo codice di Deontologia medica adottato dalla Federazione Nazionale dei Medici chirurghi ed odontoiatri, dopo aver precisato all’art. 16 che ”il medico deve astenersi dall’ostinazione in trattamenti diagnostici e terapeutici da cui non si possa attendere un beneficio per la salute del malato…”, all’art 35 sancisce che”il medico non deve intraprendere attività terapeutica senza l’acquisizione del consenso esplicito ed informato del paziente… In ogni caso, in presenza di un documentato rifiuto di persona capace, il medico deve desistere da atti …curativi, non essendo consentito alcun trattamento medico contro la volontà della persona.” Inoltre all’art 38 si afferma che”il medico deve attenersi,… alla volontà liberamente espressa dalla persona di curarsi…Il medico, se il paziente non è in grado di esprimere la propria volontà deve tenere conto nelle proprie scelte di quanto precedentemente manifestato dallo stesso in modo certo e documentato.”

Valutato altresì che:
il Comitato Nazionale di Bioetica, si è espresso in data 18 dicembre 2003, precisando che ”… appare non più rinviabile una approfondita riflessione, non solo bioetica, ma anche biogiuridica, sulle dichiarazioni anticipate… che dia piena e coerente attuazione allo spirito della Convenzione sui diritti umani e la biomedicina…”. Inoltre il CNB specifica che”le direttive anticipate potranno essere scritte su un foglio firmato dall’interessato, e i medici dovranno non solo tenerne conto, ma dovranno anche giustificare per iscritto le azioni che violeranno tale volontà”.

Considerato che:
la Magistratura si è più volte espressa in questo senso, esaminando in particolare i casi Welby, Nuvoli ed Englaro, in assenza di una normativa nazionale in materia.

Preso atto che:
secondo l’Eurispes il 74,7 degli italiani esprime parere favorevole all’introduzione del testamento etico.

Considerato che:
in questo scenario, l’Ente Comune è nella possibilità giuridica ed amministrativa di farsi promotore di atti amministrativi volti ad introdurre il riconoscimento formale del valore etico delle dichiarazioni anticipate di trattamento di carattere sanitario.

Tutto ciò premesso,

I CITTADINI SOTTOSCRITTI CHIEDONO AL SINDACO, ALLA GIUNTA, AL CONSIGLIO COMUNALE – CIASCUNO PER LE PROPRIE COMPETENZE – DI ISTITUIRE
UN REGISTRO COMUNALE DEI TESTAMENTI BIOLOGICI, PER POTER DEPOSITARE LE PROPRIE DICHIARAZIONI ANTICIPATE DI TRATTAMENTO. IN PARTICOLARE:

1)di predisporre un modulo che raccolga le dichiarazioni anticipate di volontà dei trattamenti di natura medica, nel quale ogni cittadino interessato possa esprimere la propria volontà di essere o meno sottoposto a trattamenti sanitari sia in caso di malattia o lesione cerebrale irreversibile o invalidante sia in caso di malattia che costringa a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione;
2)di istituire un registro telematico che raccolga le dichiarazioni e a definirne il regolamento d’accesso;
3)di trasmettere periodicamente le dichiarazioni raccolte ai Soggetti Istituzionali delegati per legge alla pubblicizzazione, nelle more della entrata in vigore di una normativa nazionale che regolamenti la materia, in particolare:
a)Al Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali,affinché la dichiarazione venga inserita nella tessera sanitaria personale del dichiarante.
b)All’ARSAN e all’Assessorato Regionale alla Sanità della Regione, affinché provveda ad istituire un registro provvisorio regionale, nelle more dell’entrata in vigore di una legislazione nazionale in materia.
c)Alla ASL competente per territorio, affinché anch’essa istituisca un registro provvisorio , nelle more dell’entrata in vigore delle leggi regionali e nazionali che regoleranno la materia.
d)Al medico di famiglia della persona che ha sottoscritto la Dichiarazione anticipata di volontà, affinché ne tenga debito conto in ogni momento del percorso medico-assistenziale della persona che ha espresso la volontà.

Referendum n.2 (colore verde)

Garante dei detenuti

Premesso che le linee programmatiche del Sindaco per il mandato 2006-2011, approvate dal Consiglio Comunale, pongono, fra gli altri, l’obiettivo di un’azione amministrativa di sostegno, difesa e garanzia dei diritti delle persone più deboli ed emarginate;

Che “il Comune di Salerno rappresenta la comunità di donne e uomini che vivono nel suo territorio, ne cura gli interessi, ne promuove il progresso e si impegna a tutelare i diritti individuali delle persone così come sanciti dalla Costituzione italiana”;

Che, in attuazione delle citate linee programmatiche, sopra richiamate, il Comune, per quanto nelle sue attribuzioni, è impegnato a promuovere la partecipazione attiva alla vita civile e ad assicurare effettività dei diritti di cittadinanza, del diritto di accedere ai servizi e del diritto al lavoro;

Che le persone variamente private o limitate nella libertà personale rientrano indubitabilmente, per condizione oggettiva, fra i soggetti deboli ed esclusi dalla pienezza dell’esercizio dei suddetti diritti e dalle opportunità di promozione umana e sociale che pure il Comune offre istituzionalmente a tutti coloro che, cittadini e non, hanno domicilio, risiedono ovvero anche solo dimorano nel territorio comunale, anche attraverso le varie forme di partecipazione alla vita della città e (la fruizione dei) l’erogazione di servizi;

Che è altrettanto certo che il coordinamento con lo Stato, titolare delle funzioni amministrative in materia di polizia di sicurezza e di esecuzione della pena non soltanto rientra fra i doveri istituzionali dell’Ente Locale, in attuazione del principio costituzionale di sussidiarietà, ma è altresì necessario per la migliore cura degli interessi pubblici;

Vista la delibera del Consiglio Comunale di Roma che istituisce il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale con deliberazione n. 560/03 anno 2003 Odg n. 22;

Vista la Legge Regionale della Campania n. 18 del 24 Luglio 2006, pubblicata sul bollettino ufficiale della Regione Campania n. 36 del 7 Agosto 2006;

Vista la Legge Regionale del Lazio n. 31 del 6 Ottobre 2003, pubblicata sul bollettino ufficiale della Regione Lazio n. 26 del 20 Settembre 2004;

Vista la Legge Regionale della Lombardia n. 8 del 14 Febbraio 2005, pubblicata sul bollettino ufficiale della Regione Lombardia n. 7 del 18 Febbraio 2005;

Vista la Legge Regionale dell’Emilia Romagna n. 63 del 12 Febbraio 2008; Vista la Legge Regionale della Puglia n. 19 del 10 Luglio 2006;

Vista la delibera del Consiglio Comunale di Firenze che istituisce il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale con deliberazione n. 666 del 9 Ottobre 2003;

Vista la delibera del Consiglio Comunale di Torino che istituisce il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale con deliberazione del Consiglio Comunale in data 7 giugno 2004 esecutiva dal 21giugno 2004, modificato con deliberazione del Consiglio Comunale in data 20 marzo 2006 esecutiva dal 3 aprile 2006.

Tutto ciò premesso,

I CITTADINI SOTTOSCRITTI CHIEDONO AL SINDACO, ALLA GIUNTA, AL CONSIGLIO COMUNALE, CIASCUNO PER LE PROPRIE COMPETENZE DI ISTITUIRE il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Salerno, approvando, contestualmente il seguente articolato:

Articolo 1

Istituzione del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale
1.Nell’ambito dei Comune di Salerno è istituito il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Salerno, di seguito denominato “Garante”, con i compiti previsti dalla presente delibera.

Articolo 2

Nomina e durata
1.Il Sindaco nomina, con propria ordinanza, il Garante, scegliendolo fra persone residenti nel Comune di Salerno d’indiscusso prestigio e di notoria fama nel campo delle scienze giuridiche, dei diritti umani, ovvero delle attività sociali negli Istituti di prevenzione e pena e nei Centri di servizio sociale. Il Garante resta in carica per 5 anni e opera in regime di prorogatio secondo quanto dispongono le norme legislative in materia. L’incarico è rinnovabile non più di una volta.
2.Il Garante è un organo monocratico. L’incarico è incompatibile con l’esercizio di funzioni pubbliche nei settori della giustizia e della sicurezza .pubblica. È esclusa la nomina nei confronti del coniuge, ascendenti, discendenti, parenti e affini fino al terzo grado di amministratori comunali.

Articolo 3

Compiti del Garante

1.Il Garante:
a.promuove, con contestuali funzioni di osservazione e vigilanza indiretta, l’esercizio dei diritti e delle opportunità di partecipazione alla vita civile e di fruizione dei servizi comunali delle persone comunque private della libertà personale ovvero limitate nella libertà di movimento domiciliate, residenti o dimoranti nel territorio del Comune di Salerno, con particolare riferimento ai diritti fondamentali, al lavoro, alla formazione, alla cultura, all’assistenza, alla tutela della salute, allo sport, per quanto nelle attribuzioni e nelle competenze del Comune medesimo, tenendo altresì conto della loro condizione di restrizione;
b.promuove iniziative e momenti di sensibilizzazione pubblica sul tema dei diritti umani delle persone private della libertà personale e della umanizzazione della pena detentiva;
c.promuove iniziative congiunte ovvero coordinate con altri soggetti pubblici, competenti nel settore per l’esercizio dei compiti cui alla lett. a);
d.rispetto a possibili segnalazioni che giungano, anche in via informale, alla sua attenzione e riguardino violazioni di diritti, garanzie e prerogative delle persone private della libertà personale, il Garante si rivolge alle autorità competenti per avere eventuali ulteriori informazioni; segnala il mancato o inadeguato rispetto di tali diritti e conduce un opera di assidua informazione e di costante comunicazione alle autorità stesse relativamente alle condizioni dei luoghi di reclusione, con particolare attenzione all’esercizio di diritti riconosciuti ma non adeguatamente tutelati e al rispetto di garanzie la cui applicazione risulti sospesa, contrastata o ritardata nei fatti;
e.promuove con le amministrazioni interessate protocolli di intesa utili a poter espletare le sue funzioni anche attraverso visite ai luoghi di detenzione.

Articolo 4

Relazione agli Organi del Comune
1.Il Garante riferisce al Sindaco, alla Giunta, al Consiglio Comunale e alle Commissioni Consiliari per quanto di loro competenza e con facoltà di avanzare proposte e richiedere iniziative e interventi ai fini dell’esercizio dei compiti di cui all’art. 3, sulle attività svolte, sulle iniziative assunte, sui problemi insorti ogni qualvolta lo ritenga opportuno e comunque almeno una volta ogni semestre.2.Il Garante può comunque riferire e richiedere iniziative e interventi agli Organi del Comune di propria iniziativa ogni qualvolta lo ritenga opportuno per i fini di cui all’art. 3.
3.Il Garante, almeno una volta l’anno, riferisce agli educatori penitenziari, agli assistenti sociali e alle associazioni di volontariato maggiormente rappresentative dei detenuti, tenendo conto delle osservazioni da queste ricevute

Articolo 5

Strutture e personale1.Per lo svolgimento dei propri compiti, il Garante è assistito da un ufficio dell’Amministrazione Comunale, che sarà istituito con successiva deliberazione della Giunta.

Referendum n.3 (colore rosso)

Anagrafe pubblica degli eletti

I CITTADINI SOTTOSCRITTI CHIEDONO AL SINDACO, ALLA GIUNTA, AL CONSIGLIO COMUNALE, CIASCUNO PER LE PROPRIE COMPETENZE DI ISTITUIRE “ L’ANAGRAFE PUBBLICA DEGLI ELETTI E DEI NOMINATI ” SUL PORTALE DEL COMUNE DI SALERNO:

A)che sul sito del Comune di Salerno siano disponibili, entro il termine perentorio di 6 mesi dall’approvazione del presente atto:

1) di ciascuno eletto al Consiglio Comunale i seguenti dati:

  • Nome e cognome, luogo e data di nascita
  • Il numero di codice fiscale, dato identificativo al fine di disporre di un’anagrafe pubblica degli eletti e, di ciascuno, gli incarichi elettivi ricoperti nel tempo
  • Lo stipendio, i rimborsi e/o i gettoni di presenza percepiti a qualsiasi titolo dal Comune
  • Dichiarazione dei redditi e degli interessi finanziari relativi all’anno precedente l’assunzione dell’incarico, degli anni in cui ricopre l’incarico e dell’anno successivo
  • Dichiarazione da parte dell’eletto dei finanziamenti ricevuti e/o dei doni, benefici o altro assimilabile
  • Registro delle spese, comprensive delle spese per lo staff, spese per l’ufficio, spese per viaggi sia dell’eletto che dello staff, spese telefoniche e dotazione informatica, spese varie
  • Atti presentati con relativi iter fino alla loro conclusione
  • Il quadro delle presenze ai lavori dell’istituzione di cui fa parte e i voti espressi sugli atti adottati dalla stessa

2) del Sindaco e di ciascun membro di giunta i seguenti dati:

  • Nome e cognome, luogo e data di nascita.
  • Il numero di codice fiscale, dato identificativo al fine di disporre di un’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati e, di ciascuno, gli incarichi elettivi e/o pubblici ricoperti nel tempo.
  • Lo stipendio, i rimborsi, e/o i gettoni di presenza percepiti a qualsiasi titolo dal Comune.
  • Dichiarazione dei redditi e degli interessi finanziari relativi all’anno precedente l’assunzione dell’incarico, degli anni in cui ricopre l’incarico e dell’anno successivo.
  • Dichiarazione dei finanziamenti ricevuti e/o dei doni, benefici o altro assimilabile.
  • Registro delle spese comprensive delle spese delle spese per lo staff, spese per gli uffici, spese per i viaggi comprensive di quelle dello staff, spese telefoniche e dotazione informatica, spese varie.

B)di impegnare il Consiglio Comunale a modificare il proprio Statuto ed i relativi Regolamenti attuativi, entro il termine perentorio di sei mesi, adeguandoli con le opportune previsioni, affinché venga assicurata la diffusione telematica, in formato standard aperto (esempio XML), dei seguenti dati:

1)Anagrafe pubblica degli eletti, così come prima specificata

2)Il bilancio annuale, il bilancio pluriennale, la relazione revisionale e programmatica, il piano degli investimenti, il piano esecutivo di gestione ed il documento di programmazione finanziaria, comprensivo di tutti gli allegati e, in particolare, l’elenco delle ditte fornitrici e delle consulenze.

3)Le delibere approvate, suddivise per anno, argomento, presentatore, iter; le delibere devono poter essere rintracciate sia con la ricerca avanzata, sia con la ricerca libera nel testo. Ciascuna delibera deve essere inserita sul sito entro due giorni dalla sua approvazione;

4)L’archivio degli altri atti del Comune- interrogazioni, interpellanze, mozioni, ordini del giorno – con l’indicazione dei proponenti e lo stato del loro iter amministrativo, pubblicati con le stesse modalità di cui al punto precedente

5)I bandi e gli esiti di gara

6)L’elenco delle proprietà immobiliari del Comune e loro destinazione d’uso

7)Un elenco in merito all’intera attività degli incarichi esterni (incarichi, studi, progettazioni, contratti a tempo determinato…); per ogni incarico devono risultare in maniera omogenea le seguenti voci: ufficio proponente, soggetto assegnatario, tipologia dell’incarico (studio, progetto, prestazione, contratto a tempo determinato), ammontare pecuniario riconosciutogli, data di conferimento e di scadenza dello stesso, se trattasi di nuovo incarico, viceversa data di rinnovo se l’assegnatario ha già usufruito precedentemente di un incarico dell’Amministrazione, comprensivo delle attribuzioni attualmente in essere o assegnate da questa Amministrazione; obbligo di dichiarare se i consulenti hanno rapporti di consulenza con le società controllate o partecipate dal comune e per quali importi, obbligo di dichiarare che i consulenti non hanno condizioni di incompatibilità (ad esempio dipendenti di enti pubblici che per legge o per regolamento stabiliscono alcune incompatibilità tra funzione pubblica e lavoro autonomo)

8) Per ogni Società controllata dal Comune – anche quelle controllate attraverso una partecipata – la ragione sociale, i dati essenziali di bilancio, i nominativi dei consiglieri di amministrazione ed i relativi emolumenti

9) Pubblicità dei lavori consiliari, con relativa archiviazione fruibile, attraverso resoconto stenografico e/o audio/video con indicizzazione e/o audio con indicizzazione

10) Albo pretorio telematico
Tali dati potranno essere inseriti in un apposito Capitolo dello Statuto dell’Ente, insieme agli strumenti di democrazia partecipativa (mozioni, proposte d’iniziativa popolare, interrogazioni, interpellanze, referendum abrogativi e propositivi, ordini del giorno), prevedendo nei Regolamenti attuativi, per i relativi procedimenti amministrativi, termini perentori e non ordinatori

C) Che, nelle more della concreta attuazione di quanto deliberato, continuano ad essere applicate le previsioni già contenute negli Statuti in vigore, in tema di trasparenza amministrativa e di informazione

D) Di dare al presente atto, con votazione separata, immediata esecutività, ai sensi dell’art.134 del D. Leg.vo 267/2000.


Referendum 4 (colore arancione)

Monitoraggio dei mezzi di informazione

Premesso che 

l’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, proclamata dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 recita e prescrive che “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere;

che  l’articolo 10 della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei diritti  dell’ Uomo e delle Libertà fondamentali,  firmata a Roma il 4 novembre 1950 recita e prescrive che “Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiera.[…]”;
che l’articolo 21 della Costituzione Repubblicana, al primo comma, recita e prescrive che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”
che in seguito alle sollecitazioni della Corte Costituzionale che nel 1974 stabiliva la necessità di una modifica della legislazione, per permettere al servizio fornito dallo Stato maggiori garanzie di pluralismo informativo, con la legge 103/1975 è stata istituita la “Commissione Parlamentare di Vigilanza sul servizio pubblico Radiotelevisivo”. Tale istituzione è finalizzata a consentire al Parlamento di vigilare e di indirizzare l’attività radiotelevisiva, considerata, specie per quanto riguarda l’informazione, particolarmente importante per il corretto funzionamento di un sistema democratico.
che il 20 febbraio del 1981 nacque il Centro d’Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva, giacchè il gruppo parlamentare radicale decise di investire parte dei fondi attribuiti al proprio gruppo per dar vita ad un istituto di monitoraggio dell’informazione radiotelevisiva denominato “Centro di ascolto RAI del gruppo parlamentare radicale”. L’obiettivo iniziale era dimostrare l’utilità di un sistematico monitoraggio televisivo alla Commissione parlamentare di vigilanza sulla RAI, anche se il Parlamento non si doterà mai di un proprio centro per il monitoraggio della programmazione Rai.Il Centro d’ascolto divenne quindi il primo, e per almeno un decennio l’unico, servizio di monitoraggio dell’informazione televisiva in Italia.

Tenuto conto anche

che la legge 31 luglio 1997 n. 249 istituì l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, caratterizzata da indipendenza e autonomia, e rispondente al Parlamento del proprio operato. La legge istitutiva affida all’Autorità il duplice compito di assicurare la corretta competizione degli operatori sul mercato e di tutelare i consumi di libertà fondamentali dei cittadini.

In questo senso, le garanzie riguardano:

gli operatori, attraverso:

  • l’attuazione della liberalizzazione nel settore delle telecomunicazioni, con le attività di regolamentazione e vigilanza e di risoluzione delle controversie;
  • la razionalizzazione delle risorse nel settore dell’audiovisivo;
  • l’applicazione della normativa antitrust nelle comunicazioni e la verifica di eventuali posizioni dominanti;
  • la gestione del Registro Unico degli Operatori di Comunicazione;
  • la tutela del diritto d’autore nel settore informatico ed audiovisivo.

gli utenti, attraverso:

  • la vigilanza sulla qualità e sulle modalità di distribuzione dei servizi e dei prodotti, compresa la pubblicità;
  • la risoluzione delle controversie tra operatori e utenti;
  • la disciplina del servizio universale e la predisposizione di norme a salvaguardia delle categorie disagiate;
  • la tutela del pluralismo sociale, politico ed economico nel settore della radiotelevisione

 

Tutto ciò premesso:

I CITTADINI SOTTOSCRITTI CHIEDONO AL SINDACO, ALLA GIUNTA, AL CONSIGLIO COMUNALE – CIASCUNO PER LE PROPRIE COMPETENZE – DI ORGANIZZARE IL MONITORAGGIO DELL’ACCESSO AI MEZZI DI INFORMAZIONE LOCALE DELLE FORMAZIONI POLITICHE, DELLE FORZE SOCIALI, DEI GRUPPI CULTURALI, E A TAL FINE

  • di predisporre un apposito servizio o di appaltare all’ esterno tale monitoraggio;
  • di prevedere, in particolare, una rilevazione ed analisi dei contenuti e dei tempi di interviste, presenze, citazioni, dichiarazioni, sia una rilevazione ed analisi dei temi trattati;
  • di curare la pubblicazione e diffusione di un rapporto annuale con gli esiti di tale monitoraggio.

Referendum n. 5 (colore viola)

Registro delle unioni civili

PREMESSO

che il fenomeno delle “unioni civili” o “unioni di fatto” trova un sicuro fondamento costituzionale negli articoli 2 e 3 della Costituzione in quanto l’unione civile non si pone in contrasto con la famiglia così come riconosciuta e garantita dalla Costituzione all’art. 29

posto che “la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” e pertanto, nel riconoscere e sottolineare il valore e l’importanza della famiglia non esclude all’evidenza il sorgere o l’esistenza di atti e formazioni sociali (previste e tutelate dall’art. 2 della Costituzione) le cui finalità siano ritenute meritevoli di tutela e non contrastanti con i principi costituzionali;

che già da tempo è stato ritenuto che l’ambito di operatività e quindi di riconoscimento e tutela costituzionale dell’art. 2 della Costituzione si estende sicuramente alla fattispecie della famiglia di fatto dal momento che, come rilevato dieci anni or sono dalla Corte Costituzionale, un consolidato rapporto, ancorché di fatto, non appare, anche a sommaria indagine, costituzionalmente irrilevante quando si abbia riguardo al rilievo offerto al riconoscimento delle formazioni sociali e alle conseguenti, intrinseche manifestazioni solidaristiche (art. 2 Costituzione) Corte costituzionale 18.11.1986, n, 237);

altresì, che ancorché la creazione di un nuovo status personale non può certamente che spettare al legislatore statale deve riconoscersi al Comune, in proposito, la possibilità di operare in materia nell’ambito dei principi e delle regole fissate dalla legislazione statale e per le finalità ad esso assegnate dall’ordinamento;

inoltre il ruolo rivestito dal Comune, con pienezza di poteri, per il perseguimento dei compiti afferenti alla comunità locale, ai sensi del decreto legislativo 267/2000;

pertanto, che fermi restando i registri previsti dalla Legge e dal regolamento anagrafico, il Comune possa istituire uno o più registri per i fini diversi ed ulteriori rispetto a quelli propri dell’anagrafe organizzati secondo dati ed elementi obbligatoriamente contenuti nei pubblici registri anagrafici;

pertanto, che l’iscrizione in tali registri particolari non viene affatto ad assumere carattere costitutivo di status e quindi riconoscimento di poteri o doveri giuridici diversi da quelli già riconosciuti dall’ordinamento agli stessi soggetti, ma solo un effetto di pubblicità ai fini ed agli scopi che l’amministrazione Comunale ritiene meritevoli di tutela;

che tali ulteriori fini siano da ravvisare nell’equiparazione delle coppie formate da persone unite civilmente a quelle sposate e assimilate, agli effetti dei pari riconoscimenti alle prime, alle medesime condizioni, dell’accesso a tutti i procedimenti, benefici e opportunità amministrativi previsti dall’ordinamento a favore delle seconde;

RITENUTA

pertanto, l’opportunità per i motivi innanzi espressi di disporre la tenuta, presso un apposito ufficio, di un registro dove iscrivere, seguendo la distinzione operata dalla legge, le persone legate da vincoli non “legali” (matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela) ma solamente da vincoli “affettivi” e/o di reciproca solidarietà

I CITTADINI SOTTOSCRITTI CHIEDONO AL SINDACO, ALLA GIUNTA, AL CONSIGLIO COMUNALE – CIASCUNO PER LE PROPRIE COMPETENZE – DI ISTITUIRE
UN “REGISTRO AMMINISTRATIVO DELLE UNIONI CIVILI”. IN PARTICOLARE:

 

  1. di disporre la tenuta, presso un apposito ufficio, di un Registro dove iscrivere, secondo la distinzione operata dalla legge, persone uniti da vincoli “non legali” (matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela), ma esclusivamente da vincoli “affettivi” e/o da reciproca solidarietà;
  2. di studiare le modalità pratiche di accesso e di tenuta di predetto registro;
  3. di estendere alle persone iscritte nel registro le provvidenze e qualsivoglia beneficio proveniente dall’amministrazione comunale a beneficio della famiglie “legalmente intese” (v. punto 1).

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