AQL e ARPAB sulla rete di depurazione

Ciò che è davvero incredibile è che la situazione disastrosa della rete di depurazione è documentata proprio da Acquedotto lucano e dall’Arpab, cioè da coloro che non hanno esitato ad accusarmi di “procurato allarme” quando ho sollevato la questione della qualità delle acque invasate nelle principali dighe lucane. Sul suo sito Web, Aql afferma che lo stato di “conservazione e di gestione dei depuratori” rappresenta “la maggiore criticità gestionale” ereditata dalla SPA nata nel 2002.
In un documento dell’Arpab(Agenzia regionale per la Protezione ambientale), intitolato “Gestione sostenibile delle risorse idriche” (scaricabile dal sito dell’ISPRA) si riferisce dello stato della rete di depurazione in Basilicata.
La premessa al documento, a dire il vero, non è delle migliori. Scrive, infatti, L’Arpa Basilicata: “La Regione Basilicata, pur non avendo adottato il “Piano regionale di Tutela delle Acque”, dal dicembre 1999 ha conferito ad un gruppo di lavoro, costituito da rappresentanti dei vari enti regionali coinvolti nella tutela e gestione delle acque e dell’Università della Basilicata, l’incarico di collaborare alla conduzione di attività di ricerca, dati e analisi, finalizzate alla stesura del Piano”. Tale attività è stata oggetto di una prima delibera Regionale(DGR N° 669 del 23 marzo 2004), relativa alla “Definizione dello stato conoscitivo dei corpi idrici per la redazione del piano regionale di tutela delle acque.” Ad ogni buon conto, nel documento dell’Arpab c’è scritto che i depuratori funzionanti sono 173 su un totale di 241. 

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