La Basilicata Saudita

La Val D’Agri

“Viggiano – Ancora forti emissioni di gas e odori acri e pungenti si sono sprigionati l’altro ieri mattina dal Centro Oli di Viggiano. Aria irrespirabile e scatta l’allarme. Non è la prima volta che succede. In altre occasioni addirittura si sono uditi degli scoppi, e la cosa non è passata affatto inosservata per i cittadini residenti nella zona. Nella gente riaffiorano in maniera prepotente timori e paure legate alle attività estrattive.” Era il 31 dicembre 2009 quando il giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Antonio Massari firmava il suo pezzo con l’incipit che avete letto. Quello del 30 dicembre 2009 è solo l’ultimo di una lunga teoria di incidenti collegati alle estrazioni petrolifere nella Basilicata Saudita.

Il 4 gennaio 2010, la deputata Radicale Elisabetta Zamparutti presenta un’interrogazione ai Ministri della Salute e dell’Ambiente, ricordando che il centro oli di Viggiano(PZ) rientra in quella categoria di impianti classificati a rischio incidente rilevante.

In Basilicata c’è il più grande giacimento petrolifero in Terraferma d’Europa. Solo il potenziale stimato del giacimento di idrocarburi della Val D’Agri, dove opera l’Eni, è di oltre 900 milioni di barili(in Val d’Agri si estrae l’80 per cento del petrolio italiano). Il valore complessivo dell’oro nero presente in Val D’Agri è di circa 20 miliardi di dollari. In Val d’Agri ci sono 55 pozzi in produzione. Il problema è che la Val d’Agri non è un deserto e le estrazioni vengono effettuate in una zona ricca di sorgenti, boschi e instabile per frane. Oltre il 70 per cento del territorio lucano è gravato da permessi di ricerca e concessioni. Insomma, una sorta di Kuwait nel cuore dell’Italia meridionale.

Enrico Mattei nel 1958 considerava un insulto il 15% di royaltyes che le sette sorelle versavano ai paesi produttori. La Basilicata incassa molto meno del 15 per cento e, come se non bastasse, per ammissione dello stesso Presidente della Giunta regionale, i monitoraggi ambientali e gli studi epidemiologici fino ad oggi sono stati decisamente carenti, volendo usare un eufemismo.

L’8 febbraio del 2010, su Basilicatanet appare una dichiarazione dell’ex assessore all’Ambiente Vincenzo Santochirico, che parla della necessità di istituire l’Osservatorio ambientale sulla Val D’Agri. Dichiara tra l’altro Santochirico: “Il Presidente Vito De Filippo ha ricordato che il nuovo organismo era previsto nell’ambito del protocollo d’intenti tra Regione ed Eni quale misura di compensazione ambientale in relazione al progetto di sviluppo petrolifero nell’area della Val D’Agri. De Filippo ha segnalato l’importanza di procedere alla costituzione dell’Osservatorio Ambientale.”

Di Osservatorio si è tornato a parlare a fine giugno 2010 e se davvero, come sembra, dovesse nascere, tocca constatare che verrà battezzato con quasi 12 anni di ritardo, visto che il protocollo d’intesa di cui parla l’assessore è datato 18 novembre 1998(DGR 3530) e reca in calce la firma dell’ex Presidente della Regione Basilicata Angelo Raffaele Di Nardo e per l’Eni di Franco Bernabè. Di tutta evidenza, la dichiarazione di Santochirico conferma in pieno quanto ha sostenuto per anni la Ola(Organizzazione Lucana Ambientalista), che ancora a dicembre 2009 ricordava quello che tutti i cittadini della Val D’agri sanno da tempo: “In Val d’Agri, da oltre dieci anni, è assente una rete di monitoraggio che rilevi in continuo tutti gli inquinanti (ivi compresi IPA, COV, Benzene, H2S Idrogeno Solforato), così come previsto dagli accordi Eni-Regione.”

Di certo il fatto che l’Osservatorio venga finanziato da quella stessa compagnia petrolifera che ha operato in regime di sostanziale autocontrollo per oltre due lustri, fa sorgere una qualche perplessità.

Il 26 giugno 2010, il Consigliere regionale, Avv. Alessandro Singetta, parlando della ricaduta delle estrazioni petrolifere in Basilicata, scrive: “Il monitoraggio ambientale latita, quello sanitario è approssimativo.” Il Consigliere Singetta, a scanso di equivoci, siede nei banchi della maggioranza di centrosinistra che governa la Regione Basilicata.

 

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