Il caso Fenice/Arpab

Bombe al mercurio e silenzi omertosi

“In questo clima di festosa provincialità, i nostri amministratori si sono dimenticati che l’acqua della falda nel nostro territorio è stata pesantemente inquinata da metalli molto pericolosi per la salute pubblica (mercurio, nichel, cadmio, piombo).”Gazzetta del Mezzogiorno, 7 aprile 2009

Così si esprimevano i cittadini del Vulture-melfese pochi giorni dopo aver scoperto che le falde acquifere del fiume Ofanto erano state inquinate dall’inceneritore Fenice. La vicenda, che ha per protagonisti Fenice-Edf e l’Agenzia regionale per la Protezione ambientale della Basilicata, merita di essere raccontata. Essa assurge ad emblema di un sistema che da troppo tempo nega ai cittadini della Basilicata il diritto a poter conoscere i dati dei monitoraggi ambientali.

In Basilicata, nell’area industriale di San Nicola di Melfi, è in funzione dal 2000 l’inceneritore Fenice di proprietà della francese EDF. Fenice è il più grande inceneritore d’Europa e tratta oltre 65000 tonnellate all’anno di rifiuti urbani ed industriali. Il 3 agosto del 2009, la francese EDF ha dato vita ad una “joint-venture” con l’Enel, che opererà nel settore del nucleare civile. La società, denominata “Sviluppo nucleare Srl”, avrà il compito di realizzare gli studi di fattibilità per la costruzione in Italia di almeno 4 centrali nucleari con la tecnologia di terza generazione avanzata EPR. EDF è quotata alla borsa di Parigi ed è membro del Cac 40.

Fenice-Edf si traduce in Basilicata con inquinamento delle falde acquifere. Infatti, da almeno 30 mesi, due anni e mezzo, l’inceneritore Fenice inquina la falda acquifera del fiume Ofanto con mercurio e alifati clorurati cancerogeni.

Da mesi i cittadini lucani attendono risposte dalla Procura della Repubblica di Melfi. A settembre del 2009 ho presentato un esposto indirizzato alla Procura della Repubblica di Potenza, ipotizzando l’omissione di atti d’ufficio a carico di alcuni dirigenti dell’Arpab. Ad oggi non ho ricevuto risposta alcuna.
La vicenda Fenice potrebbe essere sintetizzata con le dichiarazioni rese alla stampa, il 20 ottobre del 2009, dal Direttore dell’Agenzia regionale per l’ambiente Vincenzo Sigillito: “L’Arpab non era tenuta ad informare le istituzioni entro tempi determinati, rispetto all’inquinamento provocato da Fenice. Se l’avessimo detto prima a cosa sarebbe servito? A creare allarmismo?”(il Quotidiano della Basilicata). 

Sigillito, oltre a tentare un maldestro depistaggio, rilascia dichiarazioni sorprendenti, che fanno a pugni con il D.LGS 152/2006 e con la convenzione di Aarhus, allineando il suo pensiero a quello del coordinatore provinciale dell’Arpab, dottor Bruno Bove. Il Dottor Bove, infatti, il 25 settembre 2009 aveva dichiarato al TGR Basilicata: “Già dal marzo del 2008 eravamo a conoscenza dei livelli preoccupanti di mercurio nella falda, ma non spettava al nostro Ente lanciare l’allarme per legge è Fenice a dover comunicare entro 24 ore il superamento della soglia.”

Sigillito e Bove probabilmente non hanno mai letto un testo che è di fondamentale importanza per chi ha il compito istituzionale di difendere l’ambiente e la salute dei cittadini. Il testo in oggetto è il Decreto legislativo 152/2006(Norme in  materia ambientale) e segnatamente l’art. 244 che recita: “Le pubbliche amministrazioni che nell’esercizio delle proprie funzioni individuano siti nei quali accertino che i livelli di contaminazione sono superiori ai valori di concentrazione soglia di contaminazione, ne danno comunicazione alla regione, alla provincia e al comune competenti.”

Proviamo a chiarire meglio la vicenda.

Marzo 2009: l’Arpab comunica al Sindaco di Melfi “il superamento della concentrazione di soglia delle acque sotterranee”. Le analisi Arpab documentano la presenza nella falda acquifera del fiume Ofanto di agenti inquinanti cancerogeni. Pochi giorni dopo anche Fenice-Edf comunica al sindaco di Melfi un “superamento delle concentrazioni di soglia.” Tutto in ordine, direte voi. Assolutamente no! L’Arpab, come accertato da un’inchiesta sul campo condotta dall’Associazione Radicali Lucani, era a conoscenza fin dal gennaio 2008 di un inquinamento in atto della falda acquifera, con presenza di mercurio anche 140 volte superiore ai limiti previsti dalla legge. L’Arpab per 15 mesi ha negato al Sindaco di Melfi e ai cittadini il diritto a poter conoscere i dati dei monitoraggi effettuati. E’ dunque evidente che Sigillito e Bove, oltre a non aver letto il D.lgs 152/2006, non hanno letto nemmeno la Convenzione Aarhus(Danimarca – 25 giugno 1998), ratificata dall’Italia con la legge 108/01.

Convenzione di Arhus che afferma alcuni elementari principi:

  • Necessità di garantire che qualsiasi persona fisica o giuridica abbia il diritto di accedere all’informazione ambientale detenuta dalle autorità pubbliche o per conto di esse, senza dover dichiarare il proprio interesse;
  • Necessità della messa a disposizione di informazioni da parte delle autorità pubbliche e della diffusione dell’informazione ambientale anche tramite tecnologie di informazioni e comunicazioni;
  • Necessità di chiarire la portata dell’informazione ambientale comprensiva, in qualsiasi forma, delle notizie sullo stato dell’ambiente, sui fattori, le misure o le attività che incidono o possono incidere sull’ambiente, le analisi costi benefici, l’informazione sullo stato della salute e della sicurezza umana, compresa la contaminazione della catena alimentare, le condizioni della vita umana.

Fatto sta che i cittadini lucani hanno potuto conoscere una parte dei monitoraggi(Febbraio 2008 – settembre 2009) effettuati sulle matrici ambientali acqua e terra dell’area in cui è insediato l’inceneritore Fenice, solo grazie all’azione e all’iniziativa politica dei Radicali.

Da mesi, però, siamo ritornati alla totale assenza di trasparenza, ai “panni sporchi che si lavano in famiglia”. Il 4 novembre 2009, il direttore dell’Arpab, ascoltato dalla II commissione permanente regionale, ha dichiarato: “L’Arpab non ha effettuato analisi sulle acque di monitoraggio nell’ambito di Fenice dal 2002.” Eppure, la delibera della Giunta regionale n. 304 del 25 febbraio 2002 trasferiva all’Arpab “la rete di monitoraggio della qualità dell’aria e delle indagini volte alla caratterizzazione delle matrici ambientali nell’area del melfese”. Il 5 novembre 2009, il Quotidian icata titola:“Pasticcio Arpab:mancherebbero i dati sull’inceneritore dal 2002 al 2006.” Domanda maliziosa: i dati 2002-2006 non ci sono o qualcuno li ha convenientemente distrutti o occultati?

Di certo, sostenendo che non ci sono, quelli dell’Arpab hanno definitivamente respinto l’assalto di chi, come i Radicali, chiedeva di poterli consultare.

Il 18 maggio 2010, il direttore dell’Arpab, ascoltato dalla Commissione Bicamerale sul ciclo dei rifiuti, rompe il reiterato muro di omertà e segretezza, affermando:”Oggi posso dire che la maggior parte dei parametri è molto rientrata a differenza del mercurio, c’è ancora mercurio…stiamo tentando di venirne a capo in via definitiva.” Dopo 30 mesi dall’inizio dell’evento inquinante, e ad oltre un anno dalla comunicazione del marzo 2009, il dottor Sigillito, che aveva tentato anche un maldestro depistaggio, comunica in sede di bicamerale che il mercurio c’è ancora, ma che stanno tentando di venirne a capo!!!! Verrebbe da chiedere al dottor Sigillito e alla EDF: di quanto sono rientrati gli altri parametri, cioè gli alifati clorurati cancerogeni? E di quanto il mercurio supera la soglia stabilita dal DLGS 152/2006? Cosa è successo tra il 2002 e il 2006? Di certo, oggi più di ieri, è lecito chiedersi quando sia davvero iniziato l’inquinamento delle falde acquifere del fiume Ofanto. E se davvero i dati 2002-2006 non ci sono, cosa è successo in quel periodo? Fenice ha assunto la duplice veste di controllore e controllato, così come è avvenuto per l’Eni in Val D’Agri?

Luigi Rizzella, cittadino del Vulture, il 12 novembre 2009, da voce alla sua rabbia scrivendo: “In tutta la zona di san Nicola di Melfi ci sono i terreni dei nostri agricoltori dove si coltivano  e producono quelle delizie che ci lusingano e ci spingono ad andare a comprare dal parente o conoscente di fiducia in modo da poter dichiarare che mangiamo solo cose sane senza insetticidi e fertilizzanti vari, peccato che siano innaffiate con un po’ di Nikel e Mercurio.”
Forse Rizzella esagera, o forse no. Di certo le sostanze presenti in falda, di cui si è avuta notizia solo nel marzo 2009, sono nocive e cancerogene.

Di certo, il 28 ottobre 2009, il dottor Giuseppe Morero afferma: “Lo dico da medico, il tasso di diffusione dei tumori proprio nel vulture sembra troppo alto. E’ vero che non è stata dimostrata correlazione, ma il dato che si manifesta nelle zone attorno all’impianto del termovalorizzatore dovrebbe almeno far pensare.” Le parole di Morero, dalle quali si percepisce un legittimo timore, sono cadute nel vuoto, come quelle di altri medici condotti, che pronunciano a mezza bocca analoghe parole, in altre aree della Basilicata. In Basilicata, chissà perché, si preferisce puntare sul binomio discarica-inceneritori. Il dottor Sigillito vanta buoni rapporti con Fenice, tant’è che nel novembre 2008 partecipa ad un incontro con Patrick Lucciconi, amministratore delegato di Fenice-EDF, intitolato “la promozione di forme di partecipazione più trasparenti e sinergiche con le realtà locali in un’ottica di governance territoriale.” Nel corso dell’incontro Sigillito dichiara: “L’Arpa Basilicata considera il termovalorizzatore una risorsa estremamente positiva per il territorio lucano a maggior ragione in un momento in cui la regione è costretta a fronteggiare la problematica dello smaltimento rifiuti.”

Forme di partecipazione più trasparenti? Alla luce di quanto emerso viene da sorridere. E ancor di più sorridiamo amaro se ripensiamo alla frase che il direttore dell’Arpab ci ha rivolto nell’ottobre del 2009 dalle pagine della Nuova del Sud: “I Radicali fino a prova contraria non rappresentano un’istituzione per cui non sono tenuto a fornire loro i dati.”

La verità è che alla luce di quanto avvenuto a partire da novembre 2009, alla luce delle dichiarazioni pronunciate in Commissione da Sigillito, L’Arpab e il Dipartimento ambiente regionale, la Provincia e il Comune di Melfi non hanno ancora compreso che è un diritto dei cittadini poter accedere facilmente ai monitoraggi delle matrici ambientali, anche quelle che ufficialmente non esistono, e che non si può scherzare con la salute di un’intera popolazione. Il dottor Sigillito e il Dipartimento ambiente della Regione Basilicata, e in generale l’intero ceto dirigente lucano, pensano che le questioni ambientali, i dati inerenti i monitoraggi, siano questioni riservate a pochi eletti e che il popolo bue “che non capisce e non sa leggere i dati” non debba sapere. Per il suo bene, naturalmente.

Il 22 maggio 2010, con Elisabetta Zamparutti abbiamo chiesto nuovamente le dimissioni del direttore dell’Arpab. Nel Comunicato, pubblicato su radicali.it, abbiamo scritto: “ci chiediamo anche come sia possibile che, in queste condizioni, Fenice continui ad operare. Osiamo sperare che in terra di Basilicata le indagini non si facciano solo a carico di cronisti che hanno voglia di fare il loro mestiere.”

Dopo pochi giorni, il Direttore dell’Arpab ha replicato alla richiesta di dimissioni, scrivendo: “Per cui non se ne abbia a male l’on. Zamparutti: le dimissioni del sottoscritto da lei reclamate, forse più per tacitare qualche frustrato compagno di partito che non per reale convinzione personale, arriveranno solo quando mi si dimostrerà dove ho sbagliato.”  Che dire? Come si fa a non essere frustrati quando si sbatte perennemente contro un muro di gomma? Quando si vive in un contesto in cui le attività di monitoraggio ambientale sono, volendo usare un eufemismo, carenti? Come si fa a non essere frustrati quando si vive in una realtà in cui la difesa dell’ambiente e del diritto alla salute viene spesso subordinata ad interessi altri?

La vicenda Fenice di certo non si chiude qui. Noi continueremo a rivendicare il diritto dei cittadini lucani a poter conoscere per deliberare, continueremo a porre domande. Prima di chiudere questo capitolo, ancora qualche informazione di servizio.

Dicembre 2009 – Un’inchiesta della Corte dei Conti coinvolge due Giunte regionali e la Metapontum Agrobios, società interamente partecipata dalla Regione Basilicata. Il nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza afferma che “nel corso del quinquennio 2004/2009 sono stati erogati alla Metapontum Agrobios 12 milioni di euro per servizi che potevano essere di competenza dell’Arpab, realizzando risparmio della spesa pubblica per quell’importo.” Anche il Presidente della Metapontum, come il Direttore dell’Arpab, è nominato dalla Giunta regionale. In buona sostanza, la Corte dei Conti afferma che con i fondi girati ad Agrobios si è realizzato un inutile sperpero di denaro pubblico. La Regione finanzia L’Arpab per gli stessi servizi commissionati ad Agrobios.

Febbraio 2010 – Il settimanale L’Espresso pubblica un articolo in cui si parla, pensate un po’, proprio di Fenice. Nell’articolo, a firma Fittapaldi-Schinaia, è dato leggere di fanghi pericolosi smaltiti presso l’inceneritore Fenice-Edf come rifiuti innocui. I cronisti raccontano di un coinvolgimento della Fiat: “Dall’Arpa di Frosinone, l’agenzia dell’ambiente che ha effettuato i test, alcuni ricordano che nello stabilimento Fiat di Cassino le prime analisi furono effettuate nel lontano 2004, e già allora i risultati evidenziarono livelli troppo alti di metalli pericolosi e cancerogeni come il nichel.”

Febbraio 2006 – L’ottava sezione della Corte di Giustizia Europea condanna alcune regioni italiane per il mancato obbligo ad elaborare e comunicare i piani di gestione dei rifiuti pericolosi. Tra queste regioni troviamo la Basilicata.

Giugno 2006 – L’allora Consigliere regionale Egidio Di Gilio definisce Fenice un “oggetto misterioso” e aggiunge: “non si sa con precisione la provenienza e la “natura” dei rifiuti speciali e nocivi che sono “lavorati” nell’impianto”.

Verrebbe da chiedersi: ma quante cose ci hanno nascosto? E quanti in questi anni hanno aperto bocca solo per ottenere in cambio uno strapuntino, barattando il silenzio con qualche dorata poltrona o qualche consulenza? Perché, infine viene da chiedersi, nessuno si è costituito parte civile contro Fenice-Edf, ad iniziare dal Comune di Melfi?“

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