L’inquinamento degli invasi e il “disegno criminoso”

Montecotugno, Pertusillo, Camastra

Montecotugno – La diga di Montecotugno(Senise) ha una capacità di 530 Mmc ed è uno dei più importanti bacini idrici d’Europa. Le acque della Diga di Montecotugno vengono utilizzate per il 55,2% dalla Regione Puglia e per la restante parte dalla Regione Basilicata. In Basilicata, le acque della diga di Senise vengono utilizzate prevalentemente per scopi irrigui(41,9%) e per un 3% per uso potabile; in Puglia, invece, l’acqua proveniente da Monte Cotugno viene utilizzata prevalentemente per usi potabili(40,4%). La diga di Montecotugno viene alimentata dal fiume Sinni.

Pertusillo – La diga del Pertusillo(Spinoso) ha una capacità di 155 Mmc. Le acque del Pertusillo vengono utilizzate per il 65% dalla Regione Puglia(prevalentemente ad uso potabile) e per la restante parte dalla Basilicata(prevalentemente ad uso irriguo).

Camastra – L’invaso della Camastra, completato nel 1970, serve la città di Potenza ed ha una portata massima di 32 Mmc di acqua. Come viene ottimamente illustrato dal sito dell’Autorità di Bacino della Basilicata, l’80% delle acque della diga della Camastra vengono erogate per uso potabile, mentre il 13% è destinato ad uso irriguo e la restante parte per uso industriale.

Nel gennaio 2010, il tenente della Polizia Provinciale Giuseppe Di Bello mi invia delle analisi inerenti le acque invasate nelle dighe della Camastra, del Pertusillo e di Montecotugno, tre dei principali invasi lucani. Le analisi fanno sorgere forti dubbi sulla qualità delle acque invasate nelle dighe in oggetto e mostrano una presenza di inquinanti biologici(Coliformi fecali) e chimici(Bario e Boro). L’8 gennaio inizio a porre alcune doverose domande e divulgo i dati ricevuti, che, manco a dirlo, non erano stati pubblicati e messi a disposizione dei cittadini da chi ne aveva competenza(Arpab e Dipartimento Ambiente). Contestualmente, chiedo alla Regione che vengano svolti al più presto controlli ed analisi ad ampio spettro per capire la reale situazione degli invasi. La risposta alle mie domande non tarda ad arrivare ed inizia un autentico tiro al bersaglio, una sorta di caccia all’uomo, dove l’accusa più carina che mi viene mossa è quella di “Procurato allarme”.

A turno intervengono Il Dipartimento Ambiente, L’Aql, l’Unibas, l’AATO; il Prefetto di Potenza si reca presso la sede di Acquedotto lucano e lì va in onda la scena madre, con l’alto funzionario che beve un bicchiere d’acqua offertogli da un dirigente di Aql. Insomma, un linciaggio in piena regola e quasi senza possibilità di replica, laddove quando la replica c’è stata è servita più che altro ad alimentare la dose di insulti e bastonate. Il clou arriva il 14 gennaio e porta la firma dell’editorialista della Nuova del Sud, Nino Grasso, oggi portavoce del Presidente della Giunta regionale Vito De Filippo. In un articolo al curaro Grasso arriva ad insinuare che sono al soldo delle multinazionali dell’Acqua minerale, ma forse gioverà riportare alcune delle affermazioni dell’ex cronista della Nuova: “….Con una superficialità a dir poco irresponsabile, alimentata – presumiamo – dall’ansia preelettorale di conquistare qualche voto in più alle prossime regionali di fine marzo, il segretario dei Radicali lucani, Maurizio Bolognetti, s’è reso protagonista nei giorni scorsi di un “procurato allarme” sociale, denunciando a mezzo stampa la presunta “contaminazione” dell’acqua contenuta negli invasi lucani e destinata ad uso potabile…”

E’ facile presumere però che, al di là degli aspetti formali legati alla trasmissione dei dati ufficiali, la mossa di Santochirico si configuri come qualcosa di più di un puro atto di cortesia nei confronti della magistratura potentina. Tanto più che qualcuno potrebbe, a giusta ragione, interrogarsi sui contraccolpi economici provocati da una sorta di “aggiotaggio” in favore delle società di acque minerali….L’allarmismo creato in questi giorni da forze politiche minoritarie, interessate a conquistare una visibilità mediatica altrimenti loro preclusa da un peso elettorale inesistente, è stato un atto indegno ed esecrabile di superficialità, che speriamo di non vedere più replicato in televisione e sulle pagine dei giornali.”

La penna di regime Nino Grasso invia un messaggio forte e chiaro per conto terzi: “che speriamo di non vedere più replicato in televisione e sulle pagine dei giornali.”

Tra le poche voci che manifestano sostegno, quella dell’ambientalista materano Pio Abiusi, che in una lettera datata 20 gennaio 2010 scrive: “Bolognetti sta dicendo il vero. Santochirico( ex assessore all’ambiente ndr) mistifica. Bolognetti ha detto nelle acque degli invasi c’è bario che potrebbe venire dai lavori di perforazione e residui fecali che vengono di sicuro dagli impianti di depurazione non efficienti. L’Aato stessa ha detto che il nostro sistema di depurazione va rivisitato quindi, Bolognetti, è credibile. Per ciò che riguarda i lavori di perforazione e di estrazione, a dieci anni dall’inizio delle attività, lo stesso De Filippo ha ammesso che non si è fatto nulla in materia di monitoraggio. Tutto vero quindi. Hanno messo in campo l’Arpab ma non è credibile, non già per le analisi ma, in questo caso o forse pure, per il modo di fare di Sigilito. Impianti di depurazione che fanno schifo e ce ne sono molti non in funzione o addirittura doppioni inutilizzati vedi il caso di Francavilla. Monitoraggio sul bacino petrolifero inesistenti.” Il 21 Gennaio decido di effettuare dei prelievi sugli invasi e consegno ad un laboratorio privato, la Biosan di Vasto(Ch), i campioni d’acqua prelevati dalle dighe della Camastra, di Montecotugno e del Pertusillo. All’operazione assiste il Tenente della Polizia Provinciale Giuseppe Di Bello. Il 27 gennaio, la Biosan mi comunica i risultati delle analisi, che trasformano i dubbi in certezze: l’acqua della Camastra, del Pertusillo e di Montecotugno è scadente; c’è un’inquietante presenza di Bario(sostanza usata dalle industrie petrolifere), superiore ai limiti previsti dal D.LGS 152/2006, ed enterococchi intestinali ed escherichia coli(insomma merda). Da precisare che, per ragioni di Budget, le analisi in oggetto sono state limitate alla ricerca solo di alcuni inquinanti.

L’art. 80 del Dlgs 152/2006 – “Le acque superficiali, per essere utilizzate o destinate alla produzione di acqua potabile, sono classificate nelle categorie A1, A2 e A3 secondo le caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche di cui alla Tabella 1/A dell’Allegato 2 alla parte terza del presente decreto”.
Nel sopra citato articolo si afferma che le acque di categoria A3, che presentano caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche qualitativamente inferiori ai valori limite imperativi della categoria A3, possono essere utilizzate, in via eccezionale, solo qualora siano sottoposte ad opportuno trattamento. Il 23 marzo del 2004, la Giunta regionale della Basilicata, con la delibera n°669, approva il documento finale relativo alla “Definizione dello stato conoscitivo dei corpo idrici per la redazione del Piano regionale di tutela delle acque”. Nel documento in oggetto troviamo ampi riferimenti alla qualità delle acque invasate nelle dighe lucane. I relatori, parlando degli invasi, scrivono: “si evidenzia un diffuso scadimento della qualità a partire dall’anno 2001, tutte le acque di invaso passano dalla categoria A2 alla A3….è evidentemente auspicabile disporre di acque di migliore qualità, per le quali si hanno fasi di processo più semplici, minor produzione di sottoprodotti(tipicamente fanghi) e, in definitiva, costi di trattamento complessivamente più bassi. Appare quindi utile sottolineare l’opportunità di procedere a indagini più accurate che consentano di evidenziare le cause di tale peggioramento, non solo a fini puramente conoscitivi, ma anche per definire eventuali interventi migliorativi.” E ancora, Pio Abiusi il 26 gennaio: “Il problema è rappresentato invece dal Bario ed dal Boro. Il primo non esiste in natura, è pericoloso e viene utilizzato diffusamente nei pozzi di petrolio per appesantire i fluidi di trivellazione….Il secondo non si trova libero in natura e riviene anche esso dall’attività di perforazione come evidenzia la relazione del comune di Noto sul’ impatto ambientale per trivellazioni Panther Eureka. In essa si riferisce come nel NW del Kazakistan le acque sotterranee nella zona degli sfruttamenti di petrolio e di gas mostrano valori di boro da 4 a 10 volte oltre il valore ammissibile.”
Il 2 febbraio del 2010 convochiamo una conferenza stampa per diffondere i risultati inviatici dalla Biosan. Nel comunicato stampa di convocazione citiamo una serie di fatti di cui sembra essersi persa la memoria:
Maggio 2009 – il Corpo Forestale dello Stato denuncia un inquinamento in atto della diga di Montecotugno. Sulla vicenda il quotidiano “Notiziario Italiano” scrive: “Hanno accertato che nella diga di Montecotugno era presente un evidente stato di inquinamento provocato dal versamento diretto di acque reflue provenienti dal depuratore consortile di Senise”.
Novembre 2008 – La Procura della Repubblica di Potenza sequestra la sorgente “Acqua dell’Abete”, tributaria dell’invaso della Camastra. La sorgente è ubicata a valle del Pozzo petrolifero Cerro Falcone 2 in agro di Calvello.

POST COLLEGATI

Mettiti in contatto con noi

 

DIFFONDI LA CAMPAGNA