Il piano provinciale dei rifiuti 2008

Nel luglio del 2008, la Provincia di Potenza aggiorna e completa il “Piano provinciale di organizzazione della gestione dei rifiuti”. Nella premessa si afferma: “La necessità di aggiornare la sezione dei rifiuti solidi del Piano di Gestione dei Rifiuti della Provincia di Potenza deriva essenzialmente dal mutato quadro di riferimento normativo con i nuovi obblighi introdotti dal D.LGS 152/2006 e dal D.LGS N° 4 del 2008 in termini di trattamenti ed obiettivi di raccolta differenziata. Sul piano locale non si registra una chiara frenata nel ritmo di incremento delle produzioni procapite; tale dato insieme al mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata e al ritardo di realizzazione degli impianti di trattamento previsti dal vigente piano di gestione, richiede una redistribuzione della potenzialità complessiva del sistema di raccolta-movimentazione e trattamento dei rifiuti solidi urbani(RSU).”

A questo punto risulterà chiaro che, in una scala gerarchica, le responsabilità della fallimentare gestione del ciclo dei rifiuti in terra di Basilicata vanno attribuite nell’ordine alla Regione, alle Province, alle ATO e ai Comuni. Il Decreto Ronchi affermava che entro il 2003 in ogni “ambito territoriale ottimale” bisognava raggiungere il 35% di raccolta differenziata. Tredici anni dopo, la raccolta differenziata in Basilicata non raggiunge nemmeno il 10%, gli impianti di compostaggio, che potrebbero favorire la raccolta, sono pari a zero e l’80% della monnezza finisce in discariche che, come abbiamo visto, in molti casi inquinano il territorio e in qualche caso ospitano rifiuti pericolosi. In compenso, per migliorare la gestione della monnezza, con il decreto Ronchi sono nate le AATO(Autorità d’ambito territoriale ottimale). Sul sito dell’AATO della Provincia di Potenza c’è scritto che “L’AATO ha il compito di organizzare e coordinare il ciclo unitario dei rifiuti urbani, secondo criteri di efficacia, efficienza ed economicità. Obiettivi prioritari sono il recupero, riciclaggio, riutilizzo e smaltimento in sicurezza dei rifiuti, da realizzare attraverso un sistema “integrato” di impianti e di attività connesse, finalizzate a superare la frammentazione oggi esistente nella gestione dei rifiuti ed a garantire l’autosufficienza tecnologica ed organizzativa…”   

Nell’aprile del 2009, l’ex assessore regionale all’Ambiente Vincenzo Santochirico annuncia urbi et orbi che le AATO lucane passeranno da due a una. Dal suo sito, l’Assessore afferma: “L’unificazione dell’Ambito ottimale rappresenta una scelta virtuosa da parte della Regione Basilicata, che ha voluto tagliare i costi introducendo un unico organismo, anziché i due provinciali, con la conseguente riduzione dei consiglieri d’amministrazione che passano da 22 a 11. La nuova organizzazione risponde all’obiettivo di fare del ciclo dei rifiuti un’occasione di modernizzazione compatibile e competitiva per la regione, all’insegna dell’innovazione, della tutela e della salute.”
Se non si trattasse dello stesso assessore all’ambiente che ha malamente gestito le “emergenze” ambientali lucane e se la situazione del ciclo rifiuti con relativo “Tour della monnezza” non peggiorasse a vista d’occhio, verrebbe quasi da credergli.

Nel febbraio 2010, a ridosso del voto regionale, l’ex Presidente della Provincia di Potenza, Sabino Altobello, viene nominato commissario unico dell’Ato Rifiuti Basilicata. Su Melfilive.it,  Altobello dichiara: “Nell’avvicendarmi con i presidenti dei cessanti Ato, Brancale per quella di Potenza, Giordano per Matera, voglio innanzitutto esprimere il mio ringraziamento per quanto svolto in questi anni. Il futuro di un Ente così importante, come l’Ato Rifiuti Basilicata, che dovrà operare per realizzare ai più alti livelli il ciclo integrato dei rifiuti, passa anche attraverso il lavoro svolto fino a ieri, con attenzione e competenza, dai due presidenti”.

Così vanno le cose in terra di Basilicata: Sabino Altobello, Presidente di quella Provincia che partorisce il sopra citato e non attuato “Piano provinciale dei rifiuti”, viene nominato all’Ato  regionale e il suo ex assessore all’ambiente con delega ai rifiuti viene nominato Presidente dell’Acta di Potenza(Azienda per la tutela e la cura dell’ambiente). Che dire? C’è da esprimere l’auspicio che la raccolta differenziata cresca percentualmente in relazione al decrescere dei consiglieri d’amministrazione dell’Ato.

La gestione del ciclo dei rifiuti in terra di Basilicata è l’inevitabile prodotto di una realtà che nega diritto, diritti, legalità, giustizia, conoscenza, trasparenza. La peste lucana si manifesta anche attraverso un misconosciuto e taciuto avvelenamento di porzioni importanti del territorio regionale. Forse non c’è da stupirsi se i piani provinciali e regionali, nati per dare attuazione a leggi e decreti nazionali, che a loro volta hanno recepito con anni di ritardo direttive comunitarie, sono rimasti a marcire nei cassetti, disattesi e boicottati. Non c’è da stupirsi se, anziché far nascere una gestione virtuosa del ciclo integrato dei rifiuti, la partitocrazia lucana ha prodotto un apparente caos emergenziale, che promette ulteriori affari sul fronte della monnezza. Appalti, trasporti, discariche, finti impianti a biomasse, consulenze, presidenze, consigli di amministrazione e partecipate che servono a fare affari e a moltiplicare clientele: il mondo dorato della monnezza made in Basilicata promette ancora effetti speciali.

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