Il poliziotto e il magistrato

Un inquirente, che per ragioni fin troppo ovvie preferisce conservare l’anonimato, tempo fa rispondendo ad alcune domande mi ha detto:“Abili a censire le discariche abusive. Mai ad intercettare un solo camion. Mille metri cubi di porcherie occupano una striscia di terreno di 100 metri, larga 10 metri ed alta un metro. Detto così sembra poca cosa, ma mille metri cubi di spazzatura significano anche 100 camion che devono portarla. O chi controlla il territorio è cieco o i camion sono invisibili. Continuo a dire che se non analizziamo i patrimoni, anche in forma casuale, dei dipendenti pubblici non se ne esce.” L’inquirente citato, come altri che nel corso degli anni hanno indagato sul fronte della “rifiuti connection lucana”, è stato messo in condizione di non nuocere.

A dicembre 2009 ho incontrato l’ex Procuratore della Repubblica di Matera, Nicola Maria Pace, che ha indagato a lungo sul traffico di rifiuti in Basilicata. Il dr. Pace è stato di recente ascoltato dalla Commissione bicamerale che si occupa del ciclo dei rifiuti e in quella sede, parlando dell’itrec di Rotondella(MT), ha affermato: “Mi riferisco alla giacenza per quanto riguarda l’impianto Itrec di Rotondella di 2,7 tonnellate di rifiuti radioattivi ad alta attività, giacenti in strutture ingegneristiche di contenimento, che già vent’anni fa avevano mostrato i segni dell’usura ed erano già scaduti, secondo il gergo tecnico utilizzato in sede di analisi di rischio, e che, essendo stati corrosi e avendo manifestato cedimenti strutturali, avevano dato luogo a tre rilevanti incidenti nucleari”.

In un’intervista, rilasciata alla Gazzetta del Mezzogiorno, il dr. Pace afferma: “Ma andiamo oltre e diciamo che in Italia abbiamo una produzione di rifiuti che obiettivamente può essere smaltita con le normali strutture esistenti solo nella misura del 30 per cento. Fisiologicamente la rimanente parte viene avviata a mercati paralleli, tra cui quello illegale. È già una condizione di grave rischio, tra l’altro da tempo rilevata a livello di ministeri, è un dato di partenza su cui interviene la criminalità capace di gestire questo mercato nero dei rifiuti. Al piccolo cabotaggio provvede la piccola manovalanza e alle situazioni più complesse quella organizzata, da qui le ecomafie, le cui centrali possono agire su scala internazionale, appoggiate anche da entità di livello superiore. I territori delle nostre realtà scarsamente presidiati e della cui fragilità abbiamo già detto, finiscono per diventare terreno fertile per vari tipi di illegalità. Non ultime quelle mascherate dall’offerta di posti di lavoro. Un copione che si ripete attraverso strutture che altrove sarebbero state rifiutate perché realizzate in violazione a tutte le norme in materia di gestione dei rifiuti.”

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