La Rifiuti connection lucana

Da mesi, in qualche caso da anni, attendiamo di conoscere l’esito di indagini aperte su alcune situazioni di inquinamento ambientale. Negli ultimi mesi ci siamo occupati dei due Sin lucani(Sito di bonifica di interesse nazionale), che da tempo attendono di essere bonificati(un tema che andrebbe affrontato su scala nazionale). Luoghi dimenticati e da far dimenticare, grazie alla nostra azione, sono tornati ad esistere, a creare imbarazzo in chi da anni è incapace di governare certe “emergenze”. E’ il caso della vasca fosfogessi di Tito scalo con il suo carico di veleni e dell’area di Ferrandina con i veleni che hanno inquinato falde acquifere e terreni. Dopo la nostra iniziativa sono stati stanziati un po’ di soldi per le bonifiche dei SIN, ma siamo ancora nella fase di Mise(Messa in sicurezza d’emergenza) e di caratterizzazione. Lontani da una vera bonifica. In compenso abbiamo scoperto che a Ferrandina(MT), all’interno di un Sin non bonificato, hanno consentito l’insediamento di un’azienda, che il Ministero dell’Ambiente ha inserito nell’elenco delle fabbriche suscettibili di provocare incidenti rilevanti. L’azienda in oggetto scarica i suoi reflui industriali nel fiume Basento. Qualche mese fa, il Corpo forestale dello Stato ha aperto un’inchiesta di cui si sono perse le tracce, come avvenuto per l’inchiesta sull’inceneritore Fenice, aperta oltre un anno fa dalla Procura di Melfi. Nella Val D’Agri, cuore delle estrazioni petrolifere in Italia, dopo oltre 10 anni si è avviata un’indagine epidemiologica. Ad oggi, però, i monitoraggi sull’emissione in atmosfera di idrogeno solforato e di biossido d’azoto continuano ad essere carenti. Alcuni medici e la totalità dei cittadini della Val D’agri da anni denunciano una notevole crescita delle malattie tumorali nell’area delle estrazioni. Analoga denuncia arriva dall’area dell’inceneritore Fenice e da altre zone della Lucania, come Tito scalo e la Val Basento. In uno studio redatto da alcuni medici dell’istituto superiore di sanità, in collaborazione con l’Istituto Tumori di Milano, si afferma che in Basilicata l’incidenza delle malattie tumorali cresce come in nessun’altra parte d’Italia. Il paradosso lucano sta nel fatto che chi mette le mani nelle nostre vite, negando giustizia, producendo avvelenamenti, saccheggiando il territorio, dorme in pace, mentre chi denuncia e prova a raccontare, il sonno lo perde. Viviamo in un paese in cui il diritto di accesso alle informazioni in materia ambientale sembra essere una chimera. Eppure, il nostro paese, sia pur con ritardo, ha recepito la Convenzione di Arhus.

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