“Rifiuti” Radicali? Lettera aperta al direttore della Nuova del Sud Mimmo Parrella

 

Di Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Radicali italiani
Caro Mimmo,
è vero, la veneta Elisabetta Zamparutti è stata eletta in Basilicata, ma Elisabetta Zamparutti in questi due anni ha rappresentato in Parlamento la nostra regione come nessun altro dei parlamentari di destra e di sinistra lucani. Con Elisabetta Zamparutti i “rifiuti” li abbiamo consegnati nelle mani della Commissione Bicamerale presieduta dall’avvocato Pecorella.  Comprendo che in molti nel 2008 avrebbero voluto i Radicali fuori dal Parlamento. Non è andata così; abbiamo inghiottito l’amaro calice di una decisione suicida del PD che non accettò la presenza del simbolo radicale e pose un veto nei confronti del vieto e vietato Marco Pannella, di Sergio D’Elia e di Silvio Viale. Il Pd in quel 2008 ebbe a dire no anche ad una mia candidatura in Basilicata in posizione non eleggibile(sesto posto in lista). E mentre il Pd diceva no al simbolo radicale della Lista Bonino-Pannella, nel contempo diceva sì a Tonino Di Pietro e all’IDV. Il riflesso, temo, di una storia antica. Del resto nelle regionali del 2005 fu posto il veto alla lista Radicale-Coscioni.
I Radicali sono degli attivatori di democrazia e tutta la pattuglia radicale presente alla Camera e al Senato onora le istituzioni non limitandosi a timbrare il cartellino. Grazie alla radicale Rita Bernardini, per la prima volta, dopo 60 anni di storia repubblicana abbiamo potuto conoscere l’elenco dei fornitori e dei consulenti della Camera dei deputati. Credo che l’attività svolta dai parlamentari radicali alla Camera meriterebbe di essere conosciuta.
I Radicali, gioverà ricordarlo, propongono da tempo una riforma americana delle istituzioni, un sistema elettorale maggioritario uninominale anglosassone per l’elezione di deputati e senatori. I Radicali vorrebbero dei governatori veri e propongono di separare l’elezione del Governatore della regione dall’elezione del Consiglio regionale.
A dispetto di tutti, di una realtà, di un contesto che nega legalità, Stato di diritto e democrazia, la storia radicale è ancora viva: non ce l’hanno fatta a vendere la pelle dell’orso, a consegnare il nostro scalpo.
Dice niente il fatto che l’unica lista assente alle ultime elezioni regionali sia stata la Lista Bonino-Pannella?
Viviamo in un paese in cui da 60 anni si fa strame del dettato costituzionale, lo abbiamo raccontato in una, ahimè, clandestina storia d’Italia che Marco Pannella ha voluto chiamare “La Peste italiana”. Dici che il “caos dei rifiuti c’è anche in politica”. Può darsi, ma consentimi di affermare che è un vantaggio per il paese se oggi una pattuglia radicale è presente in parlamento. La lunga riflessione di Marco Pannella sugli oppositori che il regime di volta in volta sceglie, a mio avviso, è molto interessante. Marco nel suo intervento ricorda una frase pronunciata dall’avvocato Zino Lamberti di ritorno da una campagna elettorale in Basilicata: “Io sento che le mie parole cadono nel vuoto e non si sente nemmeno il tonfo quando arrivano a cadere.” Caro Mimmo, forse è di questo vuoto che dovremmo parlare; del vuoto di democrazia, legalità e Stato di diritto di cui parla Marco Pannella e del pieno di iniziativa politica e di lotta radicale. Dovremmo parlare del reiterato attentato ai diritti civili e politici dei cittadini italiani e di un documento, lo ripeto, restato clandestino. Dovremmo riflettere su una frase che Marco Pannella spesso ripete: “La strage di legalità ha sempre come corollario nella storia la strage di popoli.”
Lo so che molti avrebbero voluto vedere morta e sepolta la storia radicale, ma siamo ancora qui a dar corpo e a tentare di far vivere le nostre proposte per un’Italia altra da quella dell’ infame sessantennio partitocratico.

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