Un giorno in caserma

1° marzo 2010, vengo convocato presso la Caserma dei Carabinieri di Latronico per essere ascoltato da due ufficiali del NOE. In caserma, fin dal primo momento, sono presenti anche due agenti della Polizia postale. Inizialmente penso che mi abbiano convocato per avere notizie sugli esposti inoltrati sulle vicende di Tito, della Val Basento, di Fenice o per ascoltarmi sulla denuncia inoltrata in procura nei confronti di alcuni dirigenti dell’Arpab. Non è così: la Procura di Potenza vuole conoscere la mia fonte sulla vicenda dell’inquinamento degli invasi. In pochi minuti, passo dal ruolo di “accusatore” a quello di imputato. Il sostituto procuratore di Potenza, dottor Salvatore Colella, dispone la perquisizione della mia abitazione, negandomi la possibilità di avvalermi del segreto professionale, in quanto non iscritto nell’albo dei giornalisti professionisti.

Nel decreto di perquisizione e sequestro è dato leggere: “Attese le risultanze investigative, vi è fondato motivo di ritenere che presso i locali ed in qualunque altro luogo chiuso nella disponibilità di Bolognetti Maurizio dell’associazione politica liberale, liberista e libertaria facente capo ai Radicali Lucani, e nella specie all’interno dei computer ed altri supporti informatici ivi custoditi, vi sia documentazione relativa alla posta elettronica alla quale si fa riferimento nell’articolo di stampa pubblicato sul quotidiano “La Nuova del Sud” del 15 gennaio 2010 relativo all’inquinamento in atto nella diga del Pertusillo.”

Poco dopo, la mia casa viene invasa da Carabinieri e Polizia, tutti alla ricerca del “corpo del reato”, cioè uno scambio epistolare intercorso tra me e il Tenente della Polizia Provinciale Giuseppe Di Bello. Con il senno di poi, e ci arriveremo tra poco, devo ammettere che trovo piuttosto singolare che il PM nel decreto faccia riferimento solo all’invaso del Pertusillo e non parli genericamente di invasi, includendo anche la diga di Montecotugno e della Camastra. 

La deputata Radicale Rita Bernardini, nel commentare l’accaduto, afferma: “E’ accaduto che dopo gli esposti e le denunce presentate dal Segretario dell’Associazione Radicali Lucani e membro della direzione di Radicali italiani Maurizio Bolognetti sull’inquinamento e le mancate bonifiche della Val Basento e di Tito scalo, la Procura della Repubblica di Potenza abbia disposto ed effettuato la perquisizione dell’abitazione dell’esponente radicale, abitazione che è anche sede del soggetto politico radicale in Basilicata. Per mesi, non una volta Maurizio Bolognetti è stato ascoltato sugli esposti presentati sulle vicende Tito e Fenice. Ma ieri, lunedì 1 marzo, ecco che la Procura di muove: Bolognetti viene convocato presso la Caserma dei Carabinieri di Latronico e pensa per un momento – nonostante i manganellamenti ricevuti in questi anni – che finalmente lo avrebbero ascoltato sulle sopra citate denunce. Si sbagliava: la Procura di Potenza, attraverso il Noe, voleva semplicemente conoscere le sue fonti e per poter acquisire un carteggio di posta elettronica ha disposto la perquisizione della sua abitazione. E le denunce su Tito e Fenice, sull’Arpab e la Val Basento? Beh, quelle possono aspettare. Intanto, c’è da perseguire chi fa il suo dovere di cittadino e di esponente politico denunciando i gravissimi danni alla salute e all’ambiente provocati da anni di delitti, connivenze, insabbiamenti.”

Una volta di più si fa largo la sensazione che in Basilicata le indagini si facciano soprattutto su chi indaga, su chi racconta e su coloro che denunciano.

Chi ha detto che in Italia la giustizia non è veloce?! Forse non lo è quando c’è da indagare sui fanghi di Tito, sull’inceneritore Fenice o sugli scarichi industriali della Mythen(Val Basento), ma diventa velocissima quando c’è da indagare su un’ incredibile ipotesi di rivelazione di non so quale segreto istruttorio. Il 25 maggio del 2010, i Carabinieri di Latronico mi consegnano un “Avviso all’indagato di conclusioni delle indagini preliminari” dalla lettura del quale apprendo di essere stato rinviato a giudizio, con il Tenente Di Bello, per la violazione degli art. 81-110 e 326 del c.p. Verrebbe da dire: meno male che non hanno aggiunto anche l’accusa di aggiotaggio formulata dal sig. Nino Grasso.

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