Cronologia della campagna radicale per il maggioritario (1975-2001)

 

  • 1975

 

Intervista a Marco Pannella, PANORAMA, 23 ottobre 1975

Con il resto del movimento che gestirà le lotte per i diritti civili, penso che noi della Lega cercheremo di affrontare con durezza e urgenza problemi di riforma istituzionale e anche costituzionale. Anche qui ci sono troppi tabù. Anche qui non sarà tutto molto facile, con i compagni del resto della sinistra. Ma, per esempio, credo che agiteremo l’obiettivo di una riforma del sistema elettorale, in senso maggioritario e a due turni, per favorire il processo di bipolarizzazione della lotta politica, e quello dell’unificazione della sinistra con la fissazione di un “quorum” molto alto al di sotto del quale si eliminino i concorrenti. Ci sono troppi partiti, troppo cronicari politici in giro”. 

  • 1985

Marco Pannella, “Radicali eravamo, radicali siamo”, IL MANIFESTO”, 13 luglio 1985

Dal 1956, all’incirca, sono stato convinto dal Maurice Duverger al sistema maggioritario. Da allora non ho mai cambiato opinione. Ritengo che la democrazia tragga vantaggio dal voto “per il governo”, piuttosto che “per la rappresentanza” istituzionale e parlamentare di qualsiasi forza politica. Governo forte, Parlamento forte. Quando nel 1977, nel 1978 e nel 1980 governi Andreotti e Cossiga posero la fiducia contro la sola nostra opposizione ai loro decreti, noi dichiarammo reiteratamente la perfetta legittimità di questa procedura, che “ci onorava”, “onorava il parlamento e il governo”, “esaltava la responsabilità e il valore dello scontro politico”. In polemica con il democraticismo, non di rado strumentale, ipocrita e trasformista del resto della sinistra. Anche qui, in che cosa saremmo mutati? Ora come allora, possiamo certo sbagliare; o no. Ma eravamo “decisionisti Andreottiani” allora; e “Craxiani” oggi?”. 

  • 1986

Marco Pannella, “Per una nuova forza sociale e politica”. L’Avanti, 14 gennaio 1986

La crisi è per certi aspetti comune – nell’immediato – ad altri paesi occidentali di democrazia politica. Ma in nessun altro paese questa crisi è qualitativamente così grave da dover coinvolgere, come un’altra faccia della stessa medaglia, ogni aspetto del Diritto in particolare ma non solo della Giustizia in tutte le sue branche: amministrativa, civile, penale. (…) Il collante di questa vera e propria macchina che va alla propria rovina e vi porta i suoi abitanti sono i partiti, l’attuale “sistema” partitico. Partiti che si gloriano spesso di “venire da lontano”: di venire, addirittura anche sul piano della continuità statutaria o giuridica, formale, da secoli o mezzi secoli. Si gloriano di un’età che è invece mostruosa, e che dimostrano, per la verità, al di là delle cosmesi, tutta. (…) E’ indubbio, comunque, che così come sono, non siano in grado di affrontare il problema-flagello che abbiamo scelto in questa occasione di adottare come problema-emblema della politica e della società italiana (e, in parte, di altri stati europei). Allora “riformiamo” i Partiti, “questi” Partiti. Un pò come si “riforma” al servizio di leva. Riformiamoli tutti, assieme e d’imperio. D’imperio democratico, naturalmente (…). Passiamo alla Riforma del sistema elettorale, adottando quello uninominale secco, anglosassone. Chi arriva prima, combattendo ad armi legali pari, è l’eletta, e basta. Così i candidati saranno candidati all’elezione ed al governo, non alla candidatura e alla “rappresentanza” di un apparato o di una ideologia”. 

Nasce la Lega per l’uninominale. “Vi servirò un voto all’inglese”, intervista a Marco Pannella, l’Europeo, 8 marzo 1986

D. Chi dovrà o potrà iscriversi alla Lega?

R. Chiunque sia disposto a fare il giuramento di Pontida: può pensare ciò che vuole credere ciò che vuole, avere l’ideologia che gli piace, ma dovrà battersi con determinazione perché il sistema elettorale uninominale passi”.

D. Sarà il PCI il vero, irriducibile avversario della riforma elettorale?

R. Temo di sì, spero di no. Ripeto non questo o quel militante, questo o quel dirigente. No, l’istinto di rappresentanza totalizzante che si nasconde dietro una pletora di funzionari. Come convincerli che se vorranno essere eletti non potranno più basarsi sulle benemerenze di partito, ma sulle loro capacità, sulla loro forza di convinzione sociale, sul loro confronto diretto con altri candidati?

D. Mi spieghi allora perché lo steso ragionamento non potrebbe essere valido per la Democrazia Cristiana.

R. Perché la DC è già, in sé, un calderone di tipo occidentale. Certo, non vorrà la riforma perché le conviene una situazione in cui le riesce a tenere ingessata la società italiana. Ma è per natura che può rilevarsi permeabile al cambiamento e alle proposte. Basterebbe che un suo leader facesse questa battaglia, per vincerla.

 

13 novembre

Conferenza stampa di presentazione della “Lega per l’uninominale”, alla quale partecipano – tra gli altri – Segni e Ciccardini (Dc), Massimo Severo Giannini (vrf), Tessari, Corleone e Spadaccia (Radicali), Longo (Psdi). Alla Lega aderiscono i due terzi dei parlamentari socialisti.

  • 1987

Il 18 maggio 1987 i radicali depositano in Cassazione il referendum per l’abrogazione della legge elettorale della camera e uno per il senato, ma non verranno raccolte le firme.

2 luglio

Nella seduta che inaugura la X legislatura, viene annunciata la presentazione della proposta di legge (C. 409) “Riforma uninominale del sistema elettorale”, con la prima firma di Marco Pannella. Gli altri firmatari sono i deputati Aglietta, D’Amato (Psi), Faccio, Mellini, Modugno, Stanzani Ghedini, Teodori, Vesce e Zevi.

 

 

  • 1990

 

1 febbraio

Deposito in Cassazione di tre quesiti referendari di modifica delle leggi elettorali: (1) trasformazione della legge del Senato da proporzionale a maggioritaria, (2) introduzione del maggioritario nei comuni con più di 15.000 abitanti, (3) abolizione delle preferenze multiple. Tra i promotori originari si contano: nove DC (Segni, Ciccardini, Diana, Gottardo, Lipari, Michelini, Riggio, Rivera, Zamberletti), sei radicali (Pannella, Spadaccia, Negri, Calderisi, Rutelli, Teodori), tre verdi (Ceruti, Lanzinger, Scalia), tre indipendenti di sinistra (Bassanini, Gramaglia, Pasquino), due liberali (Biondi, Valitutti), due comunisti (Barbera, Bordon), due repubblicani (Dutto, Gavronsky), esponenti della FUCI e delle ACLI (Ceccanti, Tonini, De Matteo), intellettuali (Scoppola, Galli della Loggia, Monticone, Panebianco, Veca), giuristi (Giannini, Barile, Chimenti) e imprenditori (Baslini, Morganti, Usiglio).

  • 1991

Il 10 aprile del 1990 parte la raccolta firme del Comitato per il referendum elettorale, composto da Mario Segni, Augusto Barbera, Antonio Baslini, Aldo De Matteo, Marco Pannella, per tre quesiti elettorali tendenti: all’abrogazione della quota proporzionale della legge elettorale del Senato; all’eliminazione della differenziazione tra il sistema elettorale previsto per i Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti e quelli con popolazione superiore, estendendo anche a questi ultimi il sistema maggioritario con voto limitato previsto per i primi; all’abrogazione della preferenza plurima per la Camera dei Deputati.

Marco Pannella distingue l’obiettivo dei Radicali rispetto a quello degli altri partiti

E’ pregiudiziale che respingiamo di accogliere fra noi chi vuole usare il referendum per risultati opposti a quelli per i quali lo chiediamo. È un punto pregiudiziale di chiarezza, e di lealtà, verso l’opinione pubblica, il dovere di una politica leale e chiara”. 

Peppino Calderisi precisa la posizione radicale sui referendum del 1991

C’era stata una polemica con Segni e gli altri promotori di area cattolica e comunista. I radicali avrebbero preferito promuovere solo i referendum nettamente maggioritari su Senato e Comuni proprio per non offrire alla Corte Costituzionale la facile scappatoia di ammettere il quesito meno significativo. (Comunque, pur avendo obiezioni anche di merito sul referendum relativo alla preferenza unica, i radicali contribuirono in maniera determinante anche alla raccolta delle firme per questo referendum. Così pure le associazioni cattoliche e il PCI contribuirono in maniera determinante alla promozione del referendum sui Comuni da loro inizialmente non gradito perché troppo maggioritario)”. 

Sentenza della Corte costituzionale, 17 gennaio 1991

Il quesito giudicato ammissibile dalla Corte era quello che mirava a modificare la legge elettorale per la Camera in modo da eliminare la possibilità per gli elettori di esprimere più di una preferenza nell’ambito della lista votata. La pronuncia inoltre, riprese ed estese la decisione del 1987, dichiarando inammissibili i due quesiti volti a modificare in senso decisamente maggioritario il sistema elettorale del Senato e quello in vigore per i Comuni di grandi dimensioni, perché i quesiti referendari non si limitavano a perseguire, attraverso l’eliminazione di parti più o meno cospicue del testo legislativo, l’abrogazione parziale di quel testo, ma miravano a sostituire la disciplina stabilita dal legislatore con un’altra, diversa, voluta dal corpo elettorale.

Il voto, 9 e 10 giugno 1991

Il referendum è approvato con il 95,6% di “si”: votano 29,6 milioni di cittadini (62,5% degli aventi diritto.

  • 1993

Il 14 gennaio 1993 vengono depositate presso l’Ufficio centrale della Corte di Cassazione le 13 richieste di referendum previsti per la primavera 1993, tra cui quelli per la riprosizione dei quesiti elettorali per Camera e Senato, rivisti dopo la bocciatura della Corte Costituzionale nel 1991. La firme sui referendum elettorali vengono raccolti insieme al Comitato Segni.

Marco Pannella, intervista a Panorama, 22 marzo 1992

La gente vuole poter scegliere i candidati dopo averli guardati bene in faccia, vivisezionati e ascoltati dalla loro viva voce i programmi. Noi chiamiamo questo nuovo sistema ‘uninominale’. La gente, ‘all’americana’, come ha imparato dai film, o dalla televisione, (…) capisce, perché tutto ciò fa parte del loro vissuto. E la politica, nell’immaginario collettivo, è il candidato”. 

Sentenza della Corte Costituzionale, 16 gennaio 1993

Nella sentenza di ammissibilità depositata in cancelleria, la Corte Costituzionale ha riconosciuto la piena “chiarezza, univocità e omogeneità del quesito” e la “parallela lineare evidenza delle conseguenze abrogative”. Il richiamo alla necessità di non alterare “la sequenza temporale delle operazioni relative all’assegnazione dei seggi, così come disciplinata dall’art. 19”

Il voto, 19 aprile 1993

Il referendum è approvato con l’83 di “si”: votano 37 milioni di cittadini (77% degli aventi diritto).

Il commento di Marco Pannella alla legge Mattarella approvata dal Parlamento dopo il referendum, Il Giornale di Sicilia, 27 luglio 1993

Si tratta di una legge involuta. Anche il linguaggio è involuto. Si parla di “poliponi”, di “mammozzi”, di “scorpori” e di “scomputi”. Tra l’altro non sarà più possibile presentarsi da indipendente in un collegio uninominale. Conseguenza? Chiunque vorrà essere indipendente, dovrà creare proprie liste per poter legittimare la propria candidatura. La verità è che si è voluto accontentare Occhetto. Il Pds voleva con il doppio turno un sistema elettorale francese. Con una cultura rococò, e anche molto introversa e reticente, Mattarella ha realizzato in modo contorto quello che la Quercia voleva fare in modo chiaro; distruggere tutto quello che ci poteva essere di anglosassone nella riforma”. 

Marco Pannella rilancia nuovi referendum elettorali, intervista a Il Giornale, 22 ottobre 1993

E’ ora di compiere le scelte importanti fra i tanti modelli possibili di sviluppo della nostra società e del nostro Stato. Il modello anglosassone-americano, presidenzialista, federale, democratico, con grande forza del Parlamento federale e di quelli regionali, con l’elezione uninominale, maggioritaria, ad un solo turno dei candidati, è quello che noi abbiamo ora insieme scelto e che proponiamo subito ai democratici di ogni origine e ispirazione politica. Attorno a questo obiettivo storico, ai referendum istituzionali e economici di così forte valore ideale, noi intendiamo continuare a lavorare insieme per una società liberale e democratica e per una seria politica di riforme”. 

Referendum anche per l’estensione del sistema maggioritario a tutti i comuni, 28 settembre 1993

Anche sulla nuova legge per l’elezione dei Consigli comunali e dei Sindaci è possibile un referendum per estendere a tutti i comuni (come già chiedeva il precedente quesito referendario eluso dal Parlamento) il sistema maggioritario attualmente previsto per i comuni fino a 15 mila abitanti. Verrebbe così abrogato il sistema del premio di maggioranza a favore di più liste collegate (con i relativi “mammozzi” che contornano il nome del sindaco sulla scheda elettorale). Le forze che vogliono aggregarsi e proporre un candidato a Sindaco dovrebbero invece presentare un’unica lista. La maggioranza dei seggi nel Consiglio verrebbe attribuita, in un unico turno elettorale, alla lista maggiormente votata.

  • 1994

Appello congiunto di “Forza Italia” e del “Movimento dei Club-Pannella-Riformatori” ai cittadini italiani, 8 luglio 1994

Forza Italia” e il “Movimento dei Club Pannella-Riformatori” rivolgono un appello ai cittadini italiani perché si raccolgano e mobilitino per dar vita ad una vera repubblica democratica, liberale, federale. L’Italia sta purtroppo riscontrando che il vecchio sistema dei partiti non è morto, tende a riaffermarsi, torna ad inchiodare il paese a risse di fazioni, anziché unirlo democraticamente in grandi, unificanti confronti sulle grandi scelte sociali, economiche, istituzionali, internazionali. E’ ora di compiere le scelte importanti fra i tanti modelli possibili di sviluppo della nostra società e del nostro Stato. Il modello anglosassone-americano, presidenzialista, federale, democratico, con grande forza del Parlamento federale e di quelli regionali, con l’elezione uninominale, maggioritaria, ad un solo turno del Parlamento, è quello che noi abbiamo ora insieme scelto e che proponiamo per subito ai democratici di ogni origine e ispirazione politica. Per questo obiettivo storico, così vicino a quello vanamente proposto all’Italia libera da Piero Calamandrei, da Luigi Einaudi, da Luigi Sturzo, con i referendum istituzionali e economici di così forte valore anche ideale, intendiamo continuare a operare insieme a favore di una società liberale e democratica e di una seria politica di riforme. Noi tutti proveniamo da storie, famiglie, simpatie politiche che furono profondamente diverse, a volte contrapposte. Ci siamo uniti, oggi, per un cammino comune, con il bagaglio di antiche speranze umane e civili da troppo e da troppi abbandonate, e con la forza di una nuova politica per realizzarle. Occorre, se vogliamo raggiungere questo grande obiettivo, che anche tutti i cittadini di speranza liberale e tollerante possano, se vogliono, associarsi a questa impresa. 

Silvio Berlusconi e Marco Pannella, Contratto di maggioranza, 7 giugno 1994

Il Presidente del Consiglio ritiene che per tutte le richieste di referendum depositate sia anzitutto necessario assicurare, contrariamente a quanto avvenuto in passato, il pieno diritto dei cittadini di conoscere per giudicare; a questo fine assumerà tutte le iniziative di propria competenza. In particolare per quanto riguarda i referendum in materia elettorale volti ad abolire la forte correzione proporzionale e ad introdurre il sistema anglosassone ad un turno, il Presidente ritiene – come già sottolineato dal Presidente del Consiglio nella replica al dibattito sulla fiducia – che questa iniziativa sia capace di dare un contributo determinante per il completamento di quella riforma istituzionale e politica che la XI legislatura e il voto popolare del 18 aprile 1993 hanno solo iniziato. Pertanto, il Presidente sosterrà questa riforma in ogni sede, eventualmente anche assumendo una propria iniziativa legislativa”. 

  • 1995

Le sentenze della Corte Costituzionale, 11 gennaio 1995

La Corte costituzionale giudica ammissibile il referendum sull’estensione del sistema maggioritario a tutti i comuni (sent.n.10) e giudica inammissibili i quesiti sul sistema elettorale di Camera e Senato che, nell’eliminare la quota di seggi assegnati con metodo proporzionale, “non assicura la costante operatività dell’organo, dato che per i seggi corrispondenti alla quota proporzionale, la normativa di risulta non ne consente l’assegnazione con un metodo alternativo” (sent. n.5).

Vengono depositati in Cassazione 18 referendum dai Club Pannella, 11 aprile 1995

Tra i nuovi referendum la riprosizione del quesito per l’abolizione della residua quota proporzionale del sistema elettorale della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, bocciati a gennaio dalla Corte Costituzionale.

Il voto, 11 giugno 1995

Il referendum sull’estensione del sistema maggioritario a tutti i comuni viene respinto con il 50,6% di “no”: votano 27,8 milioni di italiani (57,3% degli aventi diritto).

  • 1997

Sentenze della Corte Costituzionale, 30 gennaio 1997

La Corte Costituzionale giudica inammissibili i quesiti elettorali con la stessa motivazione della sentenza del 1995.

  • 1999

Sentenza della Corte Costituzionale, 18 gennaio 1999

La Corte costituzionale giudica ammissibile (sent. n. 13) la richiesta di referendum popolare per l’abrogazione di alcuni articoli della legge per l’elezione della Camera dei deputati.

Intervento di Emma Bonino all’Assemblea dei Mille, 7 febbraio 1999

E’ vero che andiamo oggi ad una stagione referendaria; e io mi auguro che riusciremo a fare, con alcuni almeno del Comitato promotore, una specie di giuramento della Pallacorda per impedire che si tocchi e si stravolga l’esito del referendum. Sarà forse non una legge perfetta, rispetto all’attuale, va bene, ma dovendo altrimenti affidare al Parlamento (dopo il consolidamento alle Europee di venti liste, listine, ecc.) una riforma elettorale, credo che non sia insensato tenerci il risultato referendario ancorché imperfetto. Mi auguro che alcuni referendari del Comitato promotore (so che altri la pensano diversamente) siano disposti a questo giuramento della Pallacorda; perché da questo esito referendario parta invece un’altra stagione di riforme, quella verso il presidenzialismo, quella che – pare – l’ottanta per cento degli italiani continua a volere”. 

Tremi il regime”, intervista a Marco Pannella, Il Foglio, 13 febbraio 1999 

Non sono entrato nel comitato promotore proprio perché era chiaro che erano loro i primi a considerarlo solo uno ‘stimolo’, e non un risultato legislativo da perseguire. E spero che adesso Mario Segni non si renda complice dei tentativi di Di Pietro e Prodi per vanificarlo, e accolga in questo senso l’appello lanciato dalla Bonino”. 

Il voto, 18 aprile 1999

Il referendum non raggiunge il quorum: si presentano alle urne il 49,7% degli elettori che si esprimono per il “sì” al quesito (91%). Erano 150.000 i voti mancanti per superare il quorum del 50%.

Dichiarazione di Marco Pannella, 24 aprile 1999

Dal 30 aprile partira’ la raccolta di firme per 20 nuovi quesiti referendari sui temi della giustizia giusta, del lavoro e della liberta’ di impresa, finanziamento pubblico, riforma sanitaria perchè la gente non e’ stufa dei referendum. Gli italiani non sono andati a votare ‘quel’ referendum perche’ non erano disposti a farsi prendere per il… da questo ceto politico. Questo referendum del 18 aprile lo avevamo concepito noi, ed eravamo stati noi a depositarlo in Cassazione, dopo di che sono arrivati Segni e gli altri e io mi sono defilato, visto che da una parte c’erano quelli del no che volevano impedire subito che si tenesse, coi quattro di Belgrado (Rauti, Bertinotti, Cossutta e Bossi) e dall’altra quelli del ‘si’ ma’ come il presidente del consiglio e il segretario dei Ds. L’italia ha tanti difetti ma non e’ un paese di imbecilli, di fronte alla possibile presa in giro di chi diceva ‘andate pure a votare si’, ma tanto poi noi cambia la legge col doppio turno’, ha preferito non andare a votare, proprio per amore di referendum e della democrazia”. 

Comunicato della Lista Bonino che annuncia il deposito dei referendum che riprone il quesito per il quale si è votato ad aprile, 19 maggio 1999

Dai prossimi giorni i cittadini potranno firmare, in tutte le segreterie comunali, il referendum elettorale che ripropone il quesito per il quale il 18 aprile 21 milioni di italiani si sono pronunciati per il SI, e per il quale, ma a questo punto la questione è ancora aperta, sarebbe mancato il quorum. All’indomani del voto del mese scorso, i Radicali, avevano ri-depositato in Cassazione il quesito. Alla campagna referendaria in corso su temi di liberazione del lavoro e dell’impresa, sulla giustizia giusta e sui finanziamenti pubblici a partiti e sindacati, si va quindi ad aggiungere anche la riforma del sistema elettorale”. 

Le contestazioni dei promotori, 27 maggio 1999

I promotori subito dopo l’esito contestano la presenza di molte liste elettorali «gonfiate» a causa della mancata cancellazione di persone ormai scomparse da anni; si contestava poi il voto estero dove, a fronte di 2.351.306 di italiani residente all’estero, solo lo 0,5% di questi erano realmente entrati in possesso del certificato elettorale necessario per votare (dati forniti dal Sottosegretario del Ministero dell’Interno On. Adriana Vigneti, in risposta ad una interpellanza, Camera dei deputati, 27 maggio 1999): tutti gli altri non parteciparono perché la legge italiana non prevedeva ancora il voto per i cittadini all’estero.

Dichiarazione di Marco Cappato, Sergio Stanzani, Benedetto Della Vedova, Daniele Capezzone del Comitato Promotore dei Referendum, 21 dicembre 1999

Berlusconi, con le dichiarazioni rese alla corte di Bruno Vespa, attribuisce al sistema elettorale maggioritario la responsabilità della frammentazione delle oltre 40 botteghe e fazioni della partitocrazia italiana, invocando il ritorno a sistemi elettorali di tipo proporzionalistico, attraverso una nuova legge elettorale da concertare assieme con il Governo. Il leader del Polo pare dunque aver scelto di mettersi a capo del fronte della conservazione partitocratica, dei poteri e dei sottopoteri di regime, delle forze più illiberali e conservatrici della politica e della società italiana.La sopravvivenza delle piccole e grandi baracche dei partiti italiani, sempre più impopolari presso le elettrici e gli elettori, rimane possibile proprio grazie a quei meccanismi di recupero proporzionalista, inseriti dalla legge Mattarella in piena violazione della volontà del popolo italiano espressa nel referendum del ‘93, e che oggi il referendum radicale intende abolire. Ricordiamo a Berlusconi che il sistema elettorale di tipo “anglosassone-americano” uninominale a un turno – quale risulterebbe dal referendum – è il sistema che in questo secolo ha difeso le democrazie liberali dai mostri del totalitarismo e dai parlamenti proporzionalisti rissosi e disgregati della Repubblica di Weimar e dell’Italietta pre-fascista. Ancor più grave del merito, è il metodo illiberale e inciucista che Berlusconi propone alla politica e al Paese. Le regole istituzionali, quelle che determinano la forma (liberale, fascista, comunista, neo-corporativa) dello Stato, vanno decise dallo scontro democratico delle idee e delle ragioni dei fronti opposti, non – come pare volere Berlusconi – dall’inciucio maggioranza-opposizione, dalla concertazione permanente estesa anche al governo delle istituzioni”. 

  • 2000

Il voto, 21 maggio 2000

ll referendum non raggiunge il quorum: si presentano alle urne il 32,4% degli elettori che si esprimono per il “sì” al quesito (82%).

 

  • 2001

Autunno

Radicali italiani inizia la raccolta delle firme su 25 proposte di legge di iniziativa popolare. Del pacchetto fa parte la pdl “Riforma presidenzialista dello Stato e modifica in senso uninominale e maggioritario delle leggi elettorali della Camera e del Senato”. La campagna si conclude nella primavera del 2002 senza che venga raggiunto l’obiettivo delle cinquantamila firme necessarie.

 

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