Tre “star”. E i 4.497 protagonisti? Ignorati

Avvenire
Lorenzo Fazzini

Un’inquadratura «troppo stretta» sulla malattia. Una posizione ideologica all’insegna del «nichilismo gaio» già stigmatizzato dal pensatore Augusto Dal Noce. E la paura di farsi sfidare dalla realtà, in questo caso la speranza («attenzione, non il lieto fine!») di persone ammalate. È  quanto afferma Emmanuel Exitu, regista bolognese, già premiato per il suo "Greater-defeatingAids" al festival di Cannes da Spike Lee, uno dei "maghi" della cinepresa di Hollywood. Ora questo impavido autore sta ultimando un documentario il cui titolo è già un programma: "Io sono qui. Sette giorni d’appunti di vita di Mario Melazzini", il chirurgo di Pavia affetto da sindrome laterale amiotrofica, che ha raccontato la sua vicenda nel libro "Un medico, un malato, un uomo" (Lindau).
 Exitu, autore anche di un lungometraggio sull’affido dal titolo "La mia casa è la tua", prova sentimenti forti rispetto alla trasmissione proeutanasia della settimana scorsa: «Sento rabbia rispetto a quanto visto da Fazio e Saviano. Mi ribello perché su 5mila malati di Sla in Italia, ce n’è uno che si è voluto far ammazzare e due ci stanno pensando. Ma ce ne sono 4.497 che hanno scelto di vivere! Insomma, quelli di "Vieni via con me" hanno tenuto l’inquadratura troppo stretta su un caso chiudendo i microfoni rispetto agli altri: se l’avessero allargata a persone come Stefano Borgonuovo (l’ex calciatore della Fiorentina affetto da Sla, ndr) sarebbero rimasti sconvolti. Saviano e Fazio hanno parlato di realtà, i casi Welby ed Eluana, che hanno le loro ragioni, che posso non condividere, ma costituiscono solo un pezzetto della realtà: perché non hanno inquadrato tutto il resto?Al fondo c’è un avversione ideologica di sapore radicale, quel "gaio nichilismo" già denunciato dal filosofo Augusto Dal Noce».
 Exitu ricorre al noto proverbio per rovesciare un luogo comune: «Si dice che fa più rumore un albero che cade rispetto ad una foresta che cresce. Invece in questo caso, se li si volesse ascoltare, sono gli alberi della speranza che fanno rumore. Ma non li si vuole vedere né prendere in considerazione». Exitu spiega perché, a suo dire, accade questo: «Gente come Melazzini o Saverio, un altro malato di Sla che parla solo tramite il pc, ci mettono in discussione, sfidano il nostro modo di vivere futile, addormentato ed accomodante. Ci fanno paura». Il documentario, che uscirà in primavera per San Paolo audiovisivi, è tutto tranne – secondo il suo autore – "pro life": «Non mi piace questa espressione, sembra una risposta ideologicamente "buona" ad un’ideologia "cattiva". Invece io sono "life" e basta: con questo documentario sono andato solamente a vedere la vita. Mario Melazzini, per esempio, ha fatto lo stesso percorso di Piergiorgio Welby. Ma a "Vieni via con me" – continua Exitu – si è sentita solo una campana. Niente è stato detto su come lui, un malato di Sla che aveva preso appuntamento per andare in Svizzera e farsi ammazzare con l’eutanasia, abbia cambiato idea. E a un certo punto si sia detto: ma è proprio morire quello che voglio?».

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