Professione: politico

Sette (Corriere della Sera)
Angelo Panebianco

Succede abbastanza spesso a coloro che, come chi scrive, fanno analisi politiche sui giornali, di imbattersi in lettori simpatetici che se ne escono con affermazioni del tipo "Lei è bravo, perché non fa politica? Sarebbe un ottimo politico". La domanda è degna di interesse, ci dice qualcosa sulla scarsa comprensione della politica che è propria persino di persone che si informano, che leggono i giornali. A nessuno passerebbe per la testa di proporre a un critico d’arte di fare il pittore, a un critico musicale di fare il direttore d’orchestra o a un critico cinematografico di fare il regista. Perché allora può venire in mente di proporre a un analista della politica di fare il politico? Credo che la risposta sia questa: tutti sanno (o credono di sapere) cosa sia l’arte nelle sue varie espressioni, pochi capiscono cosa sia la politica. Le persone comprendono istintivamente che le doti necessarie per praticare la pittura, la musica, il cinema, sono diverse dalle doti e dalle competenze che servono per fare critica artistica, musicale, cinematografica. Ma questa comprensione non si estende al caso della politica. È uno dei paradossi del nostro tempo: molti parlano (a volte anche ossessivamente) di politica senza una precisa conoscenza della natura dell’oggetto di cui discettano. Non sanno che la politica è, essenzialmente, due cose: da un lato, rappresentanza di interessi e mediazione fra gli interessi e, dall’altro, costruzione di solchi (indicazione di mete collettive) entro cui incanalare il maggior numero di persone. La politica è una attività conflittuale sia perché gli interessi sono tanti ed eterogenei sia perché ci sono, in ogni momento, diversi costruttori di solchi fra loro in competizione, che indicano mete collettive diverse, che cercano di indirizzare le persone in direzioni differenti. Le doti necessarie per fare il mestiere del politico (mediare fra gli interessi, costruire solchi) non hanno nulla a che fare con le competenze dell’analista politico. Un grande statista può rivelarsi un misero analista e un ottimo analista può risultare, come quasi sempre accade, un pessimo politico. È convinzione diffusa, giusta o sbagliata che sia, che Henry Kissinger abbia rappresentato, in età contemporanea, un’eccezione (ottimo studioso e analista della politica prima, bravo politico dopo). Ma è comunque la regola quella che conta.

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