Sul bond di Sukarno in mano alla ‘ndrangheta è ancora mistero

MF – Milano Finanza

Dopo il mistero dei T-bond falsi (almeno così sembra) un altro certificato, per così dire, vintage, sta facendo sudare gli inquirenti. I T-bond sequestrati a più riprese alle frontiere italiane nel 2009 (in due mesi sono stati bloccati titoli, poi risultati falsi, per 315 miliardi di dollari), riguardavano emissioni effettuate negli anni della presidenza Kennedy. Sempre lo stesso anno, a settembre, la Guardia di Finanza di Locri ha però sequestrato un certificato di deposito del valore di quasi 1 miliardo di dollari americani emesso da Credit Suisse nel 1961 ed intestato all’ex dittatore indonesiano Sukarno, che stava per essere intascato dalla ‘ndrangheta. Un evento che a circa un anno di distanza rimane ancora avvolto nel mistero. A diradare la nebbia non è servita nemmeno un’interrogazione parlamentare presentata da deputati di maggioranza e opposizione, come Renato Farina (Pdl) e Marco Beltrandi (Radicali). I parlamentari si sono rivolti al ministero dell’Economia per sapere come sono andati effettivamente i fatti e per chiedere un intervento presso il governo degli Stati Uniti, che accerti l’eventuale autenticità del titolo. Ha risposto il sottosegretario Sonia Viale, ma solo per affermare che l’inchiesta non è ancora conclusa e che su tutti gli atti la magistratura ha posto il segreto. Resta quindi il mistero su questa proliferazione di titoli che rimandano agli anni della guerra fredda, e soprattutto sui canali che li conducono nella disponibilità delle organizzazioni criminali italiane. Il titolo sequestrato a Lodi, dal valore di 870 milioni di dollari, stava per essere negoziato da esponenti della ‘ndrangheta, e precisamente della famiglia di Taurianova Fazzalari-Viola-Avignone.

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