La politica italiana? un cinepanettone lungo trent’anni

il Venerdì (la Repubblica)
Curzio Maltese

La parola «comunisti», usata come insulto, è tramontata in tutto l’Occidente, tranne che in una nazione, l’Italia. Non è soltanto Berlusconi a riesumarla ogni volta da quella che Carlo Marx avrebbe chiamato «spazzatura della storia». La senti di continuo nelle conversazioni d’ogni giorno, al bar o al mercato. Berlusconi in fondo non fa altro che usare un sentimento diffuso. Non la paura del comunismo, che non c’è più, ma al contrario la nostalgia. Meglio, la nostalgia del Muro.
 
 All’ombra del Muro, nel mondo diviso in due, l’Italia era un Paese importante, una frontiera decisiva. Anche un Paese ricco, in progresso, vitale. Nel mondo che è arrivato dopo la caduta del Muro e la globalizzazione, siamo una nazione sempre più marginale, in declino. Siamo una società che invecchia e dunque soffre di nostalgia. L’utopia di Berlusconi, la ragione della sua popolarità, risiede in questo tentativo di fermare l’orologio della storia ai favolosi anni Ottanta, interpretando così un bisogno profondo di milioni d’italiani. È anni Ottanta la televisione, la nostra industria, il nostro dibattito pubblico. Un infinito cinepanettone. A proposito, il primo cinepanettone con Christian De Sica, Vacanze di Natale, era del 1983. Da allora, ne è uscito uno quasi ogni vigilia di Natale. In genere quasi uguale ai precedenti. Ogni volta salutato da record d’incassi. Un fenomeno rituale sconosciuto nel resto dell’Occidente.
 
 Quando Berlusconi parla di comunismo, più che una battaglia ideologica, evoca un sentimento di rimpianto per il bel tempo andato. Quando il mondo era più semplice da capire. Il suo stesso orizzonte internazionale si limita al campo della nostalgia. Gli ex comunisti Putin e Lukashenko, il vecchio dittatore Gheddafi. Prima anche Bush junior, nel suo tentativo di rifare Ronald Reagan vent’anni dopo.
 
 Certo, la finzione è aiutata dal fatto di avere dall’altra parte gli stessi dirigenti del Pci di vent’anni fa. La nostalgia è diffusa anche a sinistra. Un rinnovamento a sinistra farebbe apparire di colpo il progetto berlusconiano in tutta la sua decrepitezza. Ma la nostalgia si respira un po’ ovunque, nella nomenclatura italiana. Il sogno di Marchionne non è forse di rifare una bella marcia dei quarantamila? Una borghesia senza rivoluzione, la nostra, incapace di esprimere valori positivi, aveva trovato l’unico collante nell’anticomunismo e resiste da vent’anni all’idea che quella guerra sia finita. Si andrà avanti, anzi indietro, ancora per un po’. Poi un giorno la gente di colpo non andrà più a vedere i cinepattoni.

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