L’onorevole si cura a spese nostre: 10 milioni l’anno

Il Giornale
Gian Maria De Francesco

Auto blu, telefonino e pc di serie, ottimi pasti a prezzi «popolari». Poteva mancare l’assistenza sanitaria integrativa nel novero dei benefit dei deputati? No, di certo!

E quanto costino i rimborsi erogati dal Fondo di solidarietà della Camera lo hanno rivelato i radicali con la loro campagna Parlamento Wikileaks, che svela su Internet i segreti di Montecitorio e dintorni. Ebbene, nel 2010 la «cassa mutua privata» degli onorevoli ha rimborsato spese per 10,1 milioni di euro. Un dato in leggero calo sia rispetto agli oltre 11 milioni del 2009 che ai circa 12 del 2008. Gli iscritti sono 5.574 poiché il regolamento del Fondo consente l’iscrizione non solo agli onorevoli e ai familiari (inclusi i conviventi more uxorio, modifica introdotta dalla presidenza del cattolico Casini), ma anche agli ex parlamentari, ai familiari, ai beneficiari di quota del vitalizio nonché a giudici e presidenti emeriti della Consulta.
Le maggiori voci di spesa sono rappresentate da ricoveri e interventi (3,17 milioni, 31,3% del totale) e odontoiatria (3,09 milioni, 30,5%), mentre un altro 10% circa è rappresentato dai 973mila euro di rimborsi per fisioterapia. Oltre 745mila euro se ne vanno tra analisi e accertamenti, mentre grazie ai 3.636 euro dell’omeopatia il totale delle visite mediche superai 700mila euro. Da segnalare che 153.189 euro sono dedicati al rimborso del ticket, ossia deputati, ex deputati e familiari si rivolgono al Servizio sanitario nazionale pagano e successivamente chiedono il rimborso della spesa alla Camera. E pensare che, come rivelò un servizio delle Iene qualche anno fa, basta solo dire di essere un parlamentare e nei malandati ospedali pubblici italiani si srotolano i tappeti rossi…
 
Ben 7,3 milioni di euro degli oltre 10 di rimborsi vanno agli ex deputati. Si spiegano anche così alcune voci di spesa come occhiali (488mila euro), protesi ortopediche (37.412 euro), protesi acustiche (186.400), sclerosanti (28mila euro) e assistenza infermieristica (7.653 euro). Di non trascurabile entità anche le voci «cure termali» (200mila euro) e «psicoterapia» (257mila euro) che cura l’anima e anche la depressione da trombatura. Tutto trasparente, quindi, grazie ai radicali che tuttavia si lamentano per non aver avuto accesso ai dati sui rimborsi per shiatsuterapia e balneoterapia.
Per non cadere in facili qualunquismi è opportuno ricordare che sia i deputati che gli «ex» pagano l’assistenza integrativa versando un contributo mensile scalato dallo «stipendio». Per gli onorevoli si tratta di 526,66 euro (il 4,5% dell’indennità). Il Fondo si regge sui contributi (11,3 milioni nel 2009) e sugli interessi derivanti dagli investimenti della liquidità, distribuita in 140 milioni di pronti contro termine presso Dexia, in una gestione patrimoniale da 28 milioni presso Mps e in un portafoglio di titoli di Stato italiani da 180 suggerito gratuitamente da Bankitalia.
 
Assodato che una copertura assicurativa sarebbe molto più costosa, restano due questioni sul tavolo. La prima è relativa alla sanità pubblica: se i deputati si organizzano una «mutua», è probabile che si fidino più del privato, ma in concreto fanno poco per estendere a tutti i cittadini lo stesso grado di libertà. La seconda è più prosaica: se possono «permettersi» anche l’assistenza integrativa, non saranno pagati un po’ troppo?

 

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