De Magistris: «ma quale antipolitica e voto di protesta la città non è forcaiola, chiede legalità»

di A.Gen. da il Messaggero, 31-05-2011

«Sei tu il sindaco? Ormai parlano tutti con te. Guarda che non ho problemi, me ne vado». Gioca Luigi de Magistris. Gioca con Marzia Bonacci, il suo portavoce-angelo custode. Scherza con il tecnico di Sky che gli mette il microfono: «Allunghi il filo, il sindaco è alto. Mica è come Berlusconi». Posa insieme a due pizzettai che imbracciano una mega-margherita con su scritto «de Magistris sindaco». Tira aria di festa all’hotel Royal Intercontinental e l’ex pm accetta di rispondere alle domande dei giornalisti.
De Magistris, cominciamo con Napolitano. Cosa ha detto al presidente?
«Gli ho raccontato la gioia, la mobilitazione della gente. La vittoria dei giovani, soprattutto. Ho voluto trasmettere al Presidente il grandissimo entusiasmo che si respira in questi giorni nella sua città. Gli ho garantito che ridarò orgoglio e dignità a Napoli. Mi ha detto che fare il sindaco è uno dei compiti più difficili, ma mi ha incoraggiato».
Un ex pm sindaco di una città ad alto tasso di criminalità. Farà lo sceriffo?
«Purtroppo non sono più un pubblico ministero. Dico purtroppo perché l’avrei voluto fare per tutta la vita, ma mi è stato impedito. Napoli non ha scelto un ex pm, ha scelto un politico a tutto tondo. Magistrati dentro si è sempre, ma Napoli non è forcaiola e giustizialista. Napoli vuole giustizia sociale e legalità. Una legalità seria, una legalità nei diritti, non nelle manette facili».
Ha fatto il pieno, si aspettava il 65%?
«No, neppure in sogno, basta pensare che i partiti che mi sostenevano erano al 6-7%. Ma la storia insegna che gli ultimi saranno i primi. Qui è successo qualcosa di straordinario, con gli apparati e i soldi che erano dall’altra parte. E’ accaduto che è nato un nuovo modo di fare politica che va oltre Berlusconi e oltre i partiti».
Milano chiama, Napoli risponde.
«Finalmente Napoli è libera e liberata. Finalmente l’Italia è unita. Unita non più nel malaffare, ma nella solidarietà, giustizia e uguaglianza. Credo molto al messaggio che unisce Napoli a Milano. Ma a Napoli è accaduto qualcosa di più importante di ciò che è successo a Milano: qui parte un laboratorio inedito, fuori dallo schema centrosinistra-centrodestra. Abbiamo scritto una pagina del tutto nuova della politica: la politica fuori dagli apparati, una militanza e un entusiasmo che forse a Napoli non si erano mai visti».
Porterà la protesta a palazzo San Giacomo?
«Il mio non è un voto di protesta. Non è anti-politica. I napoletani hanno dimostrato cuore e cervello. Il messaggio che viene da qui è una partecipazione straordinaria dal basso: protesta contro il sistema e proposta verso chi, come me, dà un segnale di cambiamento della politica facendo politica. Nessun analista aveva previsto la mia vittoria, tanto meno di queste proporzioni. Siamo ben oltre all’Idv e al centrosinistra. Questa è l’occasione straordinaria anche per la nascita di una nuova classe dirigente del Mezzogiorno: il Sud dimostra di saper rispondere a un messaggio forte di cambiamento».
Aveva detto: «Non sarò il sindaco dell’Ido». Ma oggi Di Pietro era al suo fianco. E’ tornato nei ranghi?
«La presenza di Di Pietro è fisiologica. Tonino fa bene ad essere contento, perché questa è una vittoria anche dell’Idv. Come fanno bene il Pd e la Sel a festeggiare, visto che mi hanno sostenuto dopo il primo turno. Ma io non sono il sindaco dell’Idv e non lo sarò. Sono il sindaco della città, tant’è che rinuncerò alla tessera e a ogni incarico di partito. La mia amministrazione non darà conto a nessuno, se non ai cittadini».
C’è chi dice che per voler fare il sindaco a Napoli bisogna essere un po’ folli.
«La responsabilità è forte, ma la vivo con leggerezza. Avverto il forte sostegno della gente e sono sicuro che i napoletani mi aiuteranno a governare: insieme, oserei dire, abbiamo stretto un patto d’amore. E poi, i napoletani hanno molto bisogno di esempi di etica pubblica e di poter credere nelle istituzioni. Ma se hanno il modo di poterci credere, rispondono benissimo. Meglio che al Nord. Napoli è dipinta senza orgoglio e senza dignità, ma non è così. E con questo voto la città, i napoletani, hanno reagito. Hanno scritto una pagina storica».
Non ha il timore che, finita la festa, chi sta dietro alla vicenda rifiuti le faccia trovare presto Napoli piena di munnezza?
«I trabocchetti, gli intralci, sono dietro l’angolo. E sono sicuro che di problemi ce ne saranno tanti. E’ scontato, visto che ho preso l’impegno di rompere definitivamente il rapporto tra camorra e politica. Ma mi sento forte. Il popolo, i giovani, sono con me. Sento dietro di me un grande mandato popolare, i numeri lo dimostrano. Sarò il sindaco anche di chi ha votato Lettieri al primo e al secondo turno. Mi auguro, però, che l’opposizione lavori correttamente in Comune e abbandoni ogni tentazione di ricorrere al metodo Boffo fatto di dossier. Metodo che non appartiene alla cultura democratica di questa città».
Regione e Provincia sono governati dal Pdl. Cosa si aspetta?
«Con le altre istituzioni cercherò di avere un rapporto corretto. Soprattutto con Caldoro, il presidente della Regione, sono sicuro non ci saranno problemi: anche lui ha tutto l’interesse che Napoli e la Campania decollino. E se non fosse d’accordo, abbiamo la forza per fargli cambiare idea su alcune scelte che non condividiamo, a cominciare dal secondo termovalorizzatore a Ponticelli».
Quale sarà la fisionomia della giunta. Darà spazio ai partiti?
«E’ presto per dirlo. Sto solo ora cominciando a realizzare che ho preso il 65%, che è un risultato straordinario. Ora posso dire che voglio giovani e donne, persone oneste, competenti, credibili e coraggiose. I partiti? Li ascolterò, non sono demoniaci e non sono una maledizione, sono fondamentali per la democrazia. Ma i partiti hanno capito che devono stare un passo indietro: sarò io ad assumermi la responsabilità di ogni scelta, in piena libertà».
Ha detto: «Pasquino del Terzo Polo darà un contributo importante». Entrerà in giunta?
«Di Pasquino ho apprezzato la serietà con cui ha condotto la campagna elettorale e ho apprezzato che mi abbia sostenuto. E non era affatto scontato. Ma in giunta non entrerà, lo vedo perfetto nel ruolo di presidente del Consiglio comunale».
Roberto Saviano l’ha sostenuta.
«E gliene sono molto grato. Abbiamo liberato Napoli anche per lui. Oggi scatta la nostra liberazione. Creerò subito le condizioni perché Saviano possa tornare a vivere una vita normale in città».

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