Intervento di Maurizio Turco sulla richiesta della Dda di Napoli, nell’ambito dell’inchiesta Eco4 sui rifiuti, di utilizzare intercettazioni telefoniche relative al deputato Mario Landolfi

 

Oggi siamo chiamati ad esprimerci sulla richiesta della Dda di Napoli nell’ambito dell’inchiesta Eco4 sui rifiuti, di autorizzare l’utilizzazione di otto intercettazioni telefoniche in sette delle quali è impegnato il deputato Mario Landolfi.
 
– Landolfi dal 2007 è sotto inchiesta, insieme ad altre persone coinvolte, con l’accusa di concorso in corruzione, truffa aggravata con l’aggravante mafiosa e favoreggiamento.
 
– Al deputato Landolfi, per quanto pare emergere dalla lettura degli atti che la magistratura ci ha trasmesso, non vengono addebitate condotte che autonomamente integrano le fattispecie di reato a lui contestate, ma appunto è indagato a titolo di concorso ex art. 110 c.p.
 
Il fatto specifico dal quale gli inquirenti fanno derivare il concorso del deputato Landolfi nella consumazione dei reati contestati è di aver insieme ad altri fatto dimettere un consigliere comunale, Massimo Romano, in cambio dell’assunzione a termine per quattro mesi della moglie del consigliere dimissionario nella società Eco4 (rifiuti).
 
– Dalla lettura degli atti si evince che le dimissioni del Consigliere Massimo Romano sono state effettivamente presentate solo circa due mesi prima della scadenza naturale del mandato: difatti il 25 marzo 2004 il consigliere Romano si dimise e il 12 giugno 2004, alla scadenza naturale della consiliatura, si è votato per il rinnovo naturale del Consiglio comunale.
 
– Dalla lettura degli atti si evince altresì che ben 7, delle otto intercettazioni per il cui utilizzo ci viene chiesta l’autorizzazione, risalgono addirittura a 2 anni prima del fatto contestato;
 
– L’on. Landolfi finisce nell’inchiesta in quanto "referente politico", non foss’altro che per mera appartenenza di area, del Sindaco di Mondragone che per l’appunto è politico anch’egli ed è politico di centro destra; difatti si legge negli atti che fanno da preludio all’inchiesta e alla successiva incriminazione del deputato Landolfi: “che tale Mario potesse identificarsi nel parlamentare Landolfi emergeva, oltre che dalla lettura sistematica di tutte le conversazioni – da cui sembrerebbe che il Landolfi era ritenuto dagli interlocutori uno dei referenti politici, non fosse che per mera appartenenza di area“;
 
– Delle 8 intercettazioni:
 
a) 6 riguardano telefonate tra Landolfi e Giuseppe Valente, incensurato al momento dei fatti, coordinatore del collegio di Forza Italia e presidente del consorzio Ce4; le 6 telefonate di presunto interesse investigativo sono state fatte in circa quattro mesi ovvero nel periodo in cui il telefono del Valente era sotto controllo, cioè tra il 12 giugno e l’8 ottobre 2002; vi è inoltre altra intercettazione nella quale Giuseppe Valente parla con un altro interlocutore;
 
b) 1 telefonata è con il consigliere comunale Massimo Romano, dopo che si è dimesso, dalla quale sembra che tra i due non vi siano rapporti di confidenza o conoscenza abituale; la telefonata è stata intercettata nell’arco dei tre mesi in cui il telefono del Romano era sotto controllo, cioè dal 5 maggio al 9 agosto 2004. Più precisamente la telefonata risale al 5 agosto del 2004 ed è di ben quattro mesi successiva alla data nella quale il Romano si era dimesso da consigliere comunale.
 
– In una delle telefonate captate tra il Landolfi ed il Valente, una delle sei in quattro mesi di intercettazioni, e precisamente quella del 20 luglio 2002 – che dunque precede di due anni i fatti specifici che vengono addebitati al Landolfi – il Valente comunica a Landolfi che ci sono stati molti arresti a Mondragone per una retata anticamorra, il Landolfi chiede chi sono gli arrestati e alla risposta «Tutti quelli che stavano fuori, tutti quanti» il Landolfi risponde «Ah sì, ottimo!!!!».
Ora pur senza entrare nel merito dell’inchiesta e in particolare in quella micro parte dell’inchiesta che riguarda l’On. Landolfi, non si può non rilevare quanto esigui, se non addirittura inesistenti, siano gli elementi che derivano da queste intercettazioni e che l’accusa intenderebbe utilizzare, con non si comprende quale profitto, nel processo a carico del deputato. Tanto che se in forza di queste intercettazioni – che paiono essere gli unici elementi a carico del Landolfi – fossero avanzate altri tipi di richieste, come ad esempio di applicazione di misure cautelari, non esiteremmo a dire che saremmo in presenza di un fumus persecutionis.
 
La richiesta però che ci viene avanzata oggi dalla magistratura è solo quella di autorizzare l’utilizzabilità nel processo delle intercettazioni effettuate e nel corso delle quali sono state captate casualmente le conversazioni di un deputato.
Sul punto riteniamo di poter esprimere un voto positivo per due ordini di ragioni.
Il primo è che le intercettazioni delle conversazioni con il deputato appaiono essere effettivamente casuali, non essendo legati il Valente o il Romano da notori rapporti di amicizia e/o frequentazione con il deputato, tanto che in sette mesi complessivi di captazioni sulle utenze del Valente e del Romano il numero delle telefonate con il Landolfi è assolutamente esiguo. E questo, a ben vedere, è un elemento che il deputato stesso potrà far valere nel corso del giudizio per dimostrare la sua estraneità dai crimini che gli vengono contestati in concorso.
Il secondo è che le stesse telefonate sono a nostro avviso talmente irrilevanti e prive di valore probatorio in ordine ai reati ed ai fatti che vengono contestati al deputato che negare l’autorizzazione alla loro utilizzabilità significherebbe privare il deputato della possibilità di utilizzare nel processo elementi a proprio discarico.
 

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