«Piccoli spacciatori, anche loro nell’amnistia»

Il manifesto
Franco Corleone

Sono passati cinque anni dall’approvazione della legge 49/2006 che con un colpo di mano di dubbia legittimità costituzionale (non bloccato dal Quirinale) portò indietro le lancette dell’orologio cancellando l’esito del referendum del 1993, cioè la depenalizzazione della detenzione di stupefacenti per uso personale. Per di più la nuova legge introdusse la tabella unica delle sostanze e la parificazione delle pene per tutte le droghe, leggere e pesanti: con la previsione di pesanti sanzioni (da sei a venti anni di carcere), l’aggravamento delle sanzioni amministrative per l’uso personale e una funesta commistione tra pena e cura.

Il fallimento della svolta ideologica e salvifica è testimoniato dai fatti: calano i sequestri di sostanze, cresce il numero delle persone segnalate all’autorità giudiziaria, aumenta il numero delle sanzioni amministrative, aumenta la percentuale dei tossicodipendenti in carcere sul totale dei detenuti, aumenta la percentuale dei tossicodipendenti sul totale degli ingressi; soprattutto aumenta in maniera esponenziale il numero dei ristretti per violazione dell’art. 73 (raddoppiano dal 2006 al 2010). Anche l’idea spesso propagandata da Giovanardi, secondo cui la recrudescenza penale sarebbe stata compensata dalla facilitazione delle alternative al carcere, si è dimostrata fallace tanto è vero che gli affidamenti continuano ad essere inferiori nel 2010 a quelli del 2006. Il quadro diventa ancora più allarmante se si considera l’esplosione del numero delle pendenze giudiziarie, la diminuzione degli interventi sociosanitari e delle presenze in comunità, le difficoltà in cui versano i servizi di riduzione del danno.

C’è un altro elemento da considerare. In Italia, la valutazione delle politiche sulle droghe non è certo incoraggiata. Negli ultimi anni la Relazione annuale è sempre più povera dì dati sensibili soprattutto sulle conseguenze penali e sulle presenze in carcere rendendo difficile una analisi del fenomeno. Per di più, alcuni dati forniti sui consumi e in generale la metodologia usata per calcolare la prevalenza dei consumi sono di dubbia validità.

L’anno scorso la Relazione ha fatto discutere per l’annuncio clamoroso di un crollo del 25% dei consumi life time di cannabis suscitando incredulità nella comunità scientifica. Per questo vanno superate le criticità del rapporto annuale per alcune proposte per consentire al Parlamento di approfondire gli elementi per una valutazione della legislazione esistente.

Grave si presenta quindi la scelta, di pura ispirazione ideologica, di contestare la politica di riduzione del danno non solo nella pratica quotidiana, ma addirittura in sede internazionale facendo assumere all’Italia il ruolo più arretrato nelle politiche sulle droghe. Questa scelta anti pragmatica comporta un processo di riduzione crescente delle risorse destinate all’inclusione sociale e un maggiore ricorso al carcere.

Il sovraffollamento nelle carceri ha raggiunto la cifra record di 68.000 detenuti e la metà di essi sono tossicodipendenti o consumatori o piccoli spacciatori. Questi dati rappresentano una vergogna non più tollerabile: da anni ormai chiediamo misure straordinarie per liberare le carceri da persone che non dovrebbero essere recluse in spazi angusti e fatiscenti dove la rieducazione e il reinserimento non sono neppure un mito, ma aspirazioni grottesche.

Marco Pannella ha chiesto drammaticamente un provvedimento di amnistia: è evidente che dovrebbe prevedere i reati previsti dall’art. 73 della legge antidroga. Alfano è d’accordo?

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