I veleni industriali e politici della Puglia: Nuvole nere sulla città dei due mari.

Latronico, 1 agosto 2011
 
Bolognetti: Sindaco Stefano, onori il suo ruolo di garante della salute pubblica e garantisca il diritto a conoscere per deliberare
 
Di Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Radicali Italiani

Mentre cittadini e associazioni ambientaliste continuano a segnalare l’emissione in atmosfera di sostanze tossiche, provenienti dalle raffinerie Eni di Taranto, il primo cittadino Stefano sembra essere stato colto da un grave attacco di afasia. Gioverà ricordare al Sindaco Stefano che in base a quanto previsto dall’art.50 comma 5(Competenze del sindaco e del Presidente della Provincia) e dall’art.54 comma 2(attribuzioni del sindaco nei servizi di competenza statale) del Decreto legislativo 267/2000, il Sindaco ha l’onere di garantire la tutela della salute pubblica. La persistente condizione di inadeguatezza degli impianti Eni, denunciata dal Comitato Legamjonici, oltre a comportare l’emissione incontrollata di sostanze nocive, si traduce in un’esposizione della popolazione al rischio connesso ad un “incidente rilevante”. Le raffinerie Eni, così come gli stabilimenti Ilva, non a caso sono soggetti alla normativa “Seveso bis/ter”.
Con sgomento apprendiamo che la città di Taranto non dispone di un piano di emergenza esterno aggiornato che tuteli la popolazione da eventuali incidenti e che, in spregio a quanto previsto dall’art.20 della “Seveso bis”, non è mai stata avviata una seria campagna informativa.
 
A quanto pare a Taranto, come nella val d’Agri, anziché applicare le leggi si preferisce interpretarle o peggio violarle. Eppure, i commi b e c dell’art. 20 della 334/99 parlano chiaro e non possono essere soggetti a interpretazioni di sorta. In essi si afferma che occorre “mettere in atto le misure necessarie per proteggere l’uomo e l’ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti” e che occorre “informare adeguatamente la popolazione e le autorità competenti.”
 
Evidentemente quanto avvenuto presso lo stabilimento ICMESA di Seveso nel luglio del 1976 non ha insegnato nulla, e per mantenere intatta la nostra reputazione di “Stato Canaglia” sul fronte della tutela ambientale preferiamo continuare a disattendere direttive europee recepite con il consueto ritardo dalla nostra legislazione.
Alla luce delle violazioni che vanno emergendo in queste ore, riteniamo di dover sottoscrivere la richiesta di chiusura degli impianti Eni di Taranto, formulata dal Comitato Legamjonici.
Le nuvole nere che in queste ore sono andate ad arricchire il cocktail di veleni, che quotidianamente viene messo a disposizione dei tarantini, sono figlie di un sistema che nega legalità, giustizia, democrazia e diritto alla conoscenza. E come sempre, per dirla con Marco Pannella: “La strage di legalità ha per inevitabile corollario la strage di popoli”.
Ironia della sorte è proprio l’Eni ad intrattenersi sui tassi di mortalità a Taranto e dintorni in uno studio di impatto ambientale redatto nel gennaio del 2011.
Nel sopra citato documento è dato leggere: “Considerando la mortalità come indicatore dello stato di salute della popolazione emerge che la popolazione residente nella città di Taranto, incluso anche il comune di Statte, mostra già all’inizio degli anni settanta, evidenti eccessi di mortalità per tutte le cause, per tutti i tumori e per specifiche patologie, verosimilmente associabili ad esposizioni lavorative, quali tumore al polmone, alla pleura, alla vescica, o associabili a particolari stili di vita quali la cirrosi. La mortalità per le altre patologie quali tutte le malattie dell’apparato respiratorio e la polmonite, associabili sia all’abitudine al fumo sia ai livelli elevati di inquinamento atmosferico, erano invece nel passato a livelli più bassi e stanno rapidamente aumentando”.
Premesso che le valutazioni dell’Eni sono basate su dati Istat 2004, verrebbe da chiedere a Scaroni e Riva se tra i “particolari stili di vita” occorra annoverare anche l’assuefazione a respirare e a ingerire diossine, Ipa, Nox, Benzene,So2, NMVOC(composti organici), cadmio, arsenico, nichel e chi più ne ha più ne metta. Di pecore e cozze dedite a bacco e a tabacco ne abbiamo viste davvero poche, ma con certezza possiamo affermare che a Taranto l’unica legge antifumo applicabile dovrebbe prevedere il divieto di respirare.
 
Approfondimenti
 
 
 
 

Fumo nero da raffineria Eni(Corriere del Mezzogiorno)

http://lucania.ilcannocchiale.it/post/2670342.html
Rassegna Stampa/Comunicati

Mettiti in contatto con noi

 

DIFFONDI LA CAMPAGNA