Guai per i nomi illustri del Pd umbro Bufera per il caso “Sanitopoli”

Il Riformista
Angela Gennaro

I guai in casa Pd non si chiamano solo Penati. La sofferenza è anche umbra, e ha un nome: Sanitopoli. Un’inchiesta partita nel 2008, che investe la sanità, fiore all’occhiello della sinistra locale, e nella quale risultano indagati nomi eccellenti del Pd umbro. Con tanto di delibere "sospette" e presunte raccomandazioni.

L’indagine coinvolge, tra gli altri, due soggetti cardine della politica regionale in quota Pd: l’ex governatrice Maria Rita Lorenzetti (dieci anni e due mandati a capo della Regione e ora presidente di Italferr, società del gruppo FS), e l’assessore regionale Vincenzo Riommi. La democratica Catiuscia Marini, che della Lorenzetti ha preso il posto alla Regione nel 2010, promette che «le istituzioni verranno salvaguardate». Ma in Giunta deve difendersi dal fuoco incrociato di Lega, Pdl, Idv e Prc. Perché i nomi che emergono «chiamano in causa quasi esclusivamente esponenti di un partito, il Pd, che non può continuare ad arroccarsi in un attendismo inconcepibile», tuona il capogruppo dell’Italia dei Valori, Oliviero Dottorini.

I giornali locali pubblicano in questi giorni a puntate il contenuto dei cd sequestrati dai carabinieri a casa di Sandra Santoni, dirigente della Asl 3 e capo di gabinetto dell’ex governatrice Lorenzetti. Appunti, anzi «marchette» (è la stessa Santoni a definirle così), che delineano, a det- ta di Liliana Chiaramello e Andrea Maori della segreteria radicaliperugia.org, «un sistema di potere fatto di raccomandazioni, favori a parenti, amici e ad amici di amici, in cui le eventuali espulsioni altro non sono che nuove purghe complici anch’esse di un sistema di potere costitutivamente corrotto a causa di una, ormai decennale, spartizione partitocratica». E dove compaiono anche annotazioni su nomi eccellenti come quello di Monsignor Vincenzo Paglia, di Monsignor Giuseppe Betori e di Massimo D’Alema.

La procura di Perugia ha chiuso le indagini ad agosto, con quattro diversi avvisi notificati a 21 persone: insieme alla Lorenzetti e alla Santoni ci sono il direttore generale dellaAsl 3 Foligno Gigliola Rosignoli, l’ex assessore Maurizio Rosi, l’allora presidente della Valle Umbra Servizi e oggi consigliere regionale in quota Pd Luca Barberini, l’ex vicepresidente della giunta Carlo Liviantoni e l’assessore Vincenzo Riommi, dimessosi dalla Sanità proprio a causa dell’inchiesta senza ancora essere indagato e messo ora dalla Marini allo Sviluppo economico. Per Gigliola Rosignoli l’Idv ha chiesto in giunta la sospensione dall’incarico: la decisione potrebbe arrivare nei prossimi giorni, anche se poi la Rosignoli potrebbe fare ricorso.

Le indagini dei sostituti Sergio Sottani e Mario Formisano e del procuratore Giacomo Fumu si sono concentrate sulla delibera della Regione Umbria con can- cellature e aggiunte a penna per alcune assunzioni nell’azienda sanitaria tra cui quella di Sandra Santoni come dirigente. Ora, dalle intercettazioni e dai cd sequestrati all’ex capo di gabinetto della Lorenzetti emergono annotazioni e richieste su cui i pm vogliono fare chiarezza. C’è chi chiede di sapere in anticipo le domande di un concorso, chi chiede di piazzare la moglie (altrimenti «si gioca il matrimonio»), fino all’imprenditore che vorrebbe un "aiutino" per un appalto.

Per l’assessore Riommi, invece, l’accusa è di aver fatto assumere alcune persone raccomandate alla Webred, la società informatica regionale che l’assessore Franco Tomassoni (prima al Bilancio, ora alla Sanità) ha definito un «carrozzone». Nel valzer della Sanitopoli umbra non mancherebbe poi anche un caso di malasanità, con tanto di paziente che avrebbe perso un rene. Ad essere implicati, secondo l’accusa, Gigliola Rosignoli e l’urologo Silvestro Parziani, accusati di soppressione di atto pubblico. Avrebbero eliminato dalla cartella clinica di un paziente «un atto, parte del verbale dell’operazione chirurgica in cui si attestava la somministrazione di liquido di contrasto e che avrebbe consentito di chiarire le cause del grave episodio di ipotensione verificatosi nel corso dell’intervento». Intervento a seguito del quale il malcapitato, «allergico alle sostanze contenute nel liquido di contrasto iniettato, veniva operato in altra struttura perdendo la funzionalità del rene».

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