Biotestamento, riparte la battaglia

IL MESSAGGERO VENETO (Udine) 20/11/2011 – Biotestamento, riparte la battaglia

Via al coordinamento laico nazionale a Udine con Beppino Englaro. Honsell: tanti lasciano le proprie volontà a un notaio. Un documentario sugli ultimi sette giorni di Eluana 

Gli ultimi sette giorni di Eluana Englaro. Raccontati dalle immagini con pudore e rispetto, attraverso le parole di chi le è stato accanto, parenti, amici, medici. Di chi c’era con lei nel suo ultimo viaggio verso Udine e l’Italia si spezzava in due tra manifestazioni, polemiche, accuse. Mentre il mondo della politica, col ministro Sacconi a inviare circolari minacciose, cercava di bloccare la sentenza che, come ricorda il padre Beppino Englaro, «rispettava finalmente la volontà di mia figlia». Non è ancora il film annunciato a settembre da Marco Bellocchio, ma un documentario bello, denso, rispettoso che, ripercorrendo gli ultimi sette giorni di Eluana, in coma vegetativo per 17 anni dopo un incidente, fotografa l’Italia divisa sul tema del testamento biologico, del diritto a scegliersi o rifutare le cure, a decidere sul fine vita.

Un’ora di immagini ricche testimonianze, dai parenti di Eluana al professor Massei, colui che rianimò la ragazza subito dopo l’incidente, al dottor Amato De Monte, capo dell’equipe che la seguirà fino alla morte. A pensarlo, scriverlo, produrlo tra ricostruzioni e documenti, in un anno di appassionato lavoro Ketty Riga (che per Skytg24 ha seguito la vicenda) e il regista Giovanni Chironi.

UDINE – Parte da Udine il Coordinamento laico nazionale, che ha organizzato per ieri la prima Giornata sul testamento biologico, per promuovere la libertà di scelta sui trattamenti sanitari. “Sulla mia vita scelgo io” non poteva che partire dal capoluogo friulano, dove il 9 febbraio 2009 Eluana Englaro è morta in seguito all’interruzione dell’alimentazione e idratazione artificiali, e dopo aver vissuto in stato vegetativo per 17 anni. Obiettivo quello di riaprire il dibattito sull’argomento e soprattutto opporsi al ddl Calabrò, attraverso una giornata non stop di proiezioni e relazioni, che hanno visto ospite al Palamostre Beppino Englaro, il padre di Eluana: «Il decreto legge non è costituzionale – ha detto – e va contro le libertà e i diritti fondamentali.

Nessuno può imporre per legge di alimentarmi e di idratarmi, né quando sono in grado di intendere e di volere, immaginiamoci quando accade per via artificiale e viene violato il corpo senza il consenso del diretto interessato». La vicenda di Eluana, come ricordato dal padre, in questi ultimi anni ha scosso gli animi degli italiani. «Il clima culturale è cambiato – ha aggiunto – e la maggior parte dei cittadini oggi è dalla parte della libertà di cura e di terapia». Non solo è cambiato l’atteggiamento, ma sembrano essere aumentate le persone informate sull’argomento. «Si tratta di tematiche sentite soprattutto da chi è toccato direttamente dal problema per evitare che ad altri capiti questa tragedia.

Obiettivo è quello di difendere la libertà di godere dei diritti civili, al di là di condizionamenti ideologici e religiosi», ha spiegato il medico anestesista a capo dell’équipe che mise in atto l’interruzione dell’alimentazione e idratazione, secondo il decreto della Corte d’appello di Milano, Amato De Monte. L’attività che il Cln sta portando avanti è quella di informare per favorire la libertà di scelta. «Si tratta di diffondere la cultura e la conoscenza su una tematica scabrosa che non può essere risolta con un articolo di legge – ha detto -, è giusto che una persona sappia quali sono i pro e i contro di certe terapie nelle fasi terminali». De Monte vede nel testamento biologico il futuro. «Sono tante le persone che ogni giorno lasciano le proprie volontà davanti al notaio – ha raccontato il sindaco Furio Honsell – e questo vuol dire non solo che c’è un alto grado di consapevolezza, ma anche un bisogno e un disagio a cui questo testamento ha dato una risposta».

Honsell è poi tornato sulla questione legislativa, dove per ora è tutto fermo. «Il Parlamento italiano – ha detto – deve affrontare seriamente la tematica, come hanno fatto altri paesi civili. Se non lo fa, si sottrae a un compito etico e di responsabilità». Sull’argomento è ritornato anche Englaro. «E’ vero che spetta al Parlamento dare una risposta definitiva su questo aspetto – ha aggiunto -, ma in una maniera allineata alla Costituzione. Il governo aveva un conflitto istituzionale con la magistratura, ma né io, né nessun altro cittadino può essere vittima sacrificale di questo conflitto. Adesso come adesso non so se il governo ha altre priorità e se si riuscirà a risolvere effettivamente questo problema». Sul ddl Calabrò si è espressa anche la portavoce del Cln Cinzia Gori: «Spero che non venga neppure discusso – ha detto – specie dopo gli emendamenti peggiorativi presentati. Emendamenti che reintroducono il paternalismo medico, dato che il medico può anche non accettare le dichiarazioni di volontà del paziente».

Cinzia Gori ha parlato insieme al suo collega Maurizio Cecconi. «In questo momento c’è in Italia un’emergenza economica – ha concluso -, ma anche laica, che viene negata da vent’anni». Se n’è parlato ieri tutto il giorno, dalla mattina con la proiezione del film “Mare dentro”, aperto agli studenti, con il dibattito con don Pierluigi Di Piazza e quindi con l’incontro moderato dal docente di diritto amministrativo Leopoldo Coen fino alla sera con la proiezione del documentario sulla vicenda di Eluana Englaro “7 giorni”.

Ilaria Gianfagna

 

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Il Messaggero Veneto

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