La riforma elettorale non si farà

Italia Oggi
Cesare Maffi

Ritorna più volte, nelle discussioni in corso per la riforma elettorale, l’ipotesi di ricorrere a collegi uninominali. In genere, non risulta che siano dibattuti, nei colloqui interpartitici, progetti per un ritorno al mattarellum, e ancor meno a ricalcare il sistema inglese, ossia con l’intero territorio nazionale ripartito in collegi uninominali con elezione del vincitore in ciascun collegio. Semmai, questa è la posizione dei radicali e di alcuni altri (fra i quali Antonio Martino), che proprio lunedì hanno tenuto una riunione della loro "Lega per l’uninominale" (a tale organizzazione aderiscono pure sostenitori del collegio uninominale a due turni, sul modello francese, formalmente, ma solo formalmente, fatto proprio dal Pd). Viceversa, da taluni, o forse da molti, si guarda al modello tedesco, con mezza Camera eletta in collegi con un solo candidato per partito.

Lasciando stare tutti i correttivi e le proposte in discussione, e limitandoci all’ipotesi che si voglia ricorrere a un certo numero di collegi uninominali, non va dimenticato che, una volta approvata la nuova legge elettorale, bisognerebbe disegnarli, questi collegi. Non sarebbe faccenda da poco. Nel caso del mattarellum, le due leggi elettorali (Camera e Senato) diedero quattro mesi di tempo, dopo l’entrata in vigore (agosto 1993), per individuare, con decreti legislativi, i collegi elettorali delle due Camere. I decreti furono emanati nel dicembre ’93.

Dunque, occorrerebbero quattro mesi, visti i precedenti, per individuare i collegi elettorali. Ammettiamo pure di comprimere i tempi: tre mesi, non meno. Il che significa che, se la riforma elettorale prevedesse circoscrizioni non già individuabili senza ricorrere a successivi decreti (regioni e province), non si potrebbe certo arrivare al mese di dicembre di quest’anno per approvare la legge. Bisognerebbe chiudere al massimo in ottobre. Peccato che il Pdl abbia finora anteposto alla legge elettorale l’approvazione delle riforme costituzionali, con fonda- mento, invero: se si devono diminuire i seggi a disposizione, pure il sistema elettorale deve conformarsi ai nuovi numeri di deputati e senatori. Poiché nessuno prevede, per ottimista che si voglia essere, che prima dell’autunno sia possa considerare chiusa la partita delle riforme costituzionali, è evidente che i tempi per approvare una legge elettorale contemplante nuovi collegi sarebbero non già limitati, ma perfino inconsistenti.

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