Carcere di Castrovillari: La vicenda Altomare

 

Di Maurizio Bolognetti
Il 2012 è iniziato da meno di due mesi e nelle patrie galere già contiamo 11 suicidi, o forse sarebbe meglio parlare di omicidi di stato, figli di condizioni di detenzione che violano la legalità costituzionale e le convenzioni internazionali sulla tortura e a tutela dei diritti umani. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: il carcere in questo nostro paese è assurto a luogo di tortura per l’intera comunità penitenziaria. Non ci sono solo i detenuti e gli agenti di Polizia penitenziaria che decidono di farla finita nel carcere, “consistente e allarmante nucleo di nuova shoah”, nelle patrie galere va in scena quotidianamente la commedia dell’assurdo. In queste ore, per esempio, apprendiamo di un detenuto settantaduenne, il sig. Altomare, che si è rotto un femore nel carcere di Castrovillari, una struttura che merita in pieno la definizione di carcere d’oro. Oro per chi lo costruì a metà degli anni ’80 e ferro arrugginito, che fa capolino dal cemento armato, per chi ha la sfortuna di esservi ristretto o di lavorarci. Altomare, indigente e con problemi di incontinenza, è stato arrestato qualche mese fa in esecuzione di una pena divenuta definitiva. Una volta tradotto nelle anguste celle del carcere di Castrovillari, che poche settimane fa sono state oggetto di una interrogazione parlamentare presentata dall’On. Rita Bernardini, l’area sanitaria del carcere gli ha affiancato un detenuto con il compito di fargli da badante. Nonostante queste cautele è però successo che pochi giorni fa Altomare sia caduto nelle docce e si sia rotto un femore. Non so di quale crimine sia accusato il sig. Altomare, ma mi chiedo se abbia un senso costringere un settantaduenne con problemi di salute in un cubicolo di due metri per tre, con un altro detenuto a fargli da assistente. Altomare attualmente è ricoverato presso il carcere di Castrovillari e noi ci chiediamo se non sia il caso di concedergli i domiciliari, consentendogli di far ritorno alla casa di riposo. Non vorremmo dover leggere, tra qualche mese, il suo nome nel bollettino diffuso dall’Associazione “Ristretti Orizzonti” su coloro che decidono di farla finita. 

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