Bozza riforme, ok di Schifani Alfano frena: intesa prematura

Il Mattino

La bozza di riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari e supera il bicameralismo perfetto piace al presidente del Senato e a buona parte dei berlusconiani. Ma induce alla cautela il segretario Angelino Alfano. «Mi sembra un’ottima premessa, un buon lavoro», commenta Schifani, e spero che registrerà grandi consensi, noi siamo pronti a fare la nostra parte». Anche il vicepresidente della Camera Antonio Leone (Pdl) accoglie «con soddisfazione» la «prima intesa di massima» raggiunta tra i tecnici di Pd, Pdl e Terzo Polo su un testo che riscrive di fatto 11 articoli della Costituzione. Ma Alfa no frena. «È prematuro parlare di intesa», osserva, anche se c’è la «volontà di procedere» perché l’Italia ha bisogno di «istituzioni più moderne» che diano risposte «rapide ed efficaci».

Se tra i partiti si troverà la quadra, assicura uno degli estensori della bozza, Luciano Violante, la discussione sul testo – messo a punto da lui, Gaetano Quagliariello (Pdl), Ferdinando Adornato (Udc), Pino Pisicchio (Api) e Italo Bocchino (Fli)- «si potrà iniziare entro marzo, per avere entro giugno il voto al Senato ed entro i primi di agosto il voto alla Camera». Le dichiarazioni d’intenti, precisa, «sono positive. Occorrerà poi vedere, nella pratica, cosa succede».

Ma se nella nuova maggioranza si valuta con favore il primo passo verso una nuova architettura istituzionale, che affida, tra l’altro, più poteri al premier e introduce la sfiducia costruttiva, nella Lega si critica la bozza benché contenga la riduzione dei parlamentari (508 deputati e 254 senatori). Il testo verso il quale ci si orienta, osserva l’ex capogruppo a Montecitorio Marco Reguzzoni «sembra meno coraggioso di quanto vogliamo» perché «manca il federalismo». Critici sono anche i Radicali. Il vicepresidente del Senato Emma Bonino parla di «operazione scomposta e gattopardesca» e attacca il taglio dei parlamentari «di una demagogia sconfortante». Favorevole invece l’Udc benché il segretario Lorenzo Cesa precisi che serve un, timing giusto: prima la riforma dei regolamenti parlamentari, poi quella delle Camere e solo alla fine la legge elettorale.

È proprio su un ipotetico accordo sul modello tedesco che i partiti insorgono. «Si tratta di un esercizio di fantasia», commenta Adornato. Il contenuto «del presunto patto – incalza non corrisponde affatto al preliminare scambio di orientamenti in corso». Se un accordo in questo senso fosse stato raggiunto davvero, rincara il capogruppo Idval Senato Felice Belisario, sarebbe «iniquo e ingiusto» perché farebbe «fuori le forze politiche più piccole». Sulle riforme istituzionali, assicura Quagliariello, è in corso un «lavoro serio» che tuttavia «deve essere ancora completato e il cui risultato dovrà essere sottoposto ai competenti organi dei partiti». È «una bozza su cui il Pdl non ha ancora dato via libera», precisa Ignazio La Russa. «Non è stata esaminata in sede istituzionale – ricorda – anche se è stata autorevolmente conosciuta». Per quanto riguarda la modifica del Porcellum, invece, l’ex ministro non ha dubbi: il suo iter dovrà essere legato a quello delle riforme.

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