Finanziamento ai partiti/ Emma Bonino: A-B-C incapaci di fare riforme. Novelli oligarchi orientati ad una riformetta che metta un coperchio su una pentola in ebollizione

Riportiamo di seguito un’interessante intervista ad Emma Bonino che Affari Italiani ha pubblicato online il 13 aprile 2012. L’intervista, a cura di Tommaso Cinquemani, tratta del finanziamento pubblico ai partiti e dell’incapacità degli esponenti dei maggiorni partiti italiani Alfano, Bersani e Casini di procedere verso una vera riforma del sistema partitico italiano.

“Mi pare che ABC, novelli oligarchi, siano orientati ad una riformetta sul finanziamento ai partiti che metta un coperchio su una pentola in ebollizione”. Emma Bonino, storica leader dei Radicali e vicepresidente del Senato, sceglie Affaritaliani.it per scagliarsi contro l’ipocrisia dei partiti di maggioranza: “Non credo nella loro capacità di auto-riformarsi imponendosi dei tagli. La proposta dei ABC è un pasticcio improvvisato che lascia le cose come stanno facendole passare per una ‘vera’ riforma”. E fa la sua proposta: “Le spese di partito devono rimanere a carico dei soggetti politici e della loro capacità di creare consenso e quindi di raccogliere fondi”. E sulla sua candidatura al Colle: “Se in molti fanno il mio nome…”.

Lo slancio iniziale mostrato da alcuni partiti sulla riforma del finanziamento pubblico sembra essersi spento con la presentazione del disegno di legge. Secondo lei c’è la reale volontà politica di andare verso una riforma del finanziamento pubblico oppure alla fine tutto rimarrà come ora?
“A mio avviso, a parte congelare l’ultima rata di 144 milioni in arrivo a giugno, che si potrebbe fare davvero in un lampo, non ci sono proprio gli estremi di straordinaria necessità e urgenza previsti dall’articolo 77 della Costituzione perché il governo utilizzi lo strumento del decreto, posto che i prossimi rimborsi elettorali riguarderebbero le prossime elezioni del 2013. Quindi ci sarebbe davvero il tempo di affrontare l’intera questione partitocrazia versus democrazia che non riguarda solo i cosiddetti rimborsi elettorali, ma la questione della personalità giuridica dei partiti, le regole di democrazia interna, l’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, la questione delle nomine nei vari consigli d’amministrazione, asl, municipalizzate etc etc.., aprendo un grande dibattito nel paese. Invece mi pare che ABC, novelli oligarchi, siano orientati ad una riformetta limitata solo alla questione finanziamento, in sede legislativa, cioè neppure affrontando a viso aperto un dibattito d’aula, e ovviamente violando l’articolo 72 della Costituzione. Insomma, la fretta di mettere un coperchio, l’ennesimo, su una pentola in ebollizione; la montagna che partorisce in fretta e furia un topolino avvelenato e velenoso. Niente di nuovo, tutto già visto e vissuto nei decenni passati…”.

Sono anni che i radicali parlano di abolire del tutto il finanziamento ai partiti. Perché la politica si è accorta solo ora di questo tema?
“Scusi, ma non mi pare che sia la “politica” ad essersene accorta, dandosi di conseguenza una regolata. Anzi, sono stati proprio i partiti a tradire l’esito referendario del 1993 ed è del tutto velleitario ancora oggi credere nelle loro capacità di auto-riformarsi, imponendosi tagli e quant’altro. Sentirli ora fare a gara a chi rinuncia di più – con formule anche un pò stravaganti, se mi consente – è veramente da ipocriti. E si continua a confondere democrazia, i cui costi sarebbero ampiamente sostenibili, con la partitocrazia, che invece è vorace e insaziabile”.

Come valutate la proposta di Alfano, Bersani e Casini?
“La proposta dei tre è un pasticcio improvvisato che rischia di lasciare le cose come stanno facendole però passare per una “vera” riforma. Sia chiaro: non c’è dubbio che i partiti rappresentano una delle ossature fondamentali dello Stato, ma a patto che il loro assetto organizzativo non sconfini dai chiari principi posti dalla Costituzione. Non si vede quindi perché lo Stato non debba finanziare i partiti”.

Qual è la vostra proposta?
“La nostra proposta è che questo finanziamento avvenga sotto forma di servizi e non di finanziamenti a fondo perduto mascherati da rimborsi elettorali fraudolenti. Ci sono tante cose che lo Stato può offrire per far risparmiare i movimenti politici o i cittadini che intendano organizzarsi in politica: fornendo autenticatori per le firme necessarie per i referendum o per le leggi d’iniziativa popolare, offrendo sconti per le spese postali, garantendo spazi gratuiti nel servizio pubblico radio-televisivo, ecc…Mentre rimaniamo convinti che le spese di struttura che spesso diventano di sovra-struttura, proprio per questo debbano rimanere a carico dei singoli partiti e della loro capacità di creare consenso e quindi di raccogliere fondi. Poi c’è da aprire tutto il dossier dell’occupazione dei partiti negli enti economici statali e para-statali, anche questo un modo per pasturare alla grande il sistema partitocratico. Non si capisce, per esempio, che ci stava a fare il tesoriere della Lega nel consiglio di amministrazione di Fincantieri; o, meglio, si capisce benissimo…”.

Senza il finanziamento pubblico non si rischia di avere una democrazia in cui a comandare sono le lobby che finanziano i partiti?
“L’Eni di Mattei finanziava occultamente tutti i partiti e difatti Mattei diceva di usare i partiti come dei taxi. Ma se le regole sono chiare, trasparenti e vincolanti, allora il discorso cambia. Lei pensa che ci sia davvero un “pericolo lobby” se le grosse aziende o i singoli imprenditori sono obbligati a denunciare pubblicamente il loro finanziamento e magari metterlo a bilancio delle loro società?”.

Antonio Misiani intervistato da Affaritaliani.it, ha dichiarato: “I radicali incassano ogni anno 630mila euro di rimborsi elettorali girati dal Pd”, quindi, secondo il tesoriere del Pd, non possono fare la predica a nessuno. E’ vero? Come risponde?
“E invece la predica la potremmo fare e fare eccome perché, caso unico nel panorama politico come certifica la Corte dei Conti, la cifra a noi corrisposta come rimborso elettorale è sempre stata inferiore alle nostre spese elettorali documentate. Non a caso lei parla di qualche centinaia di migliaia di euro e non di milioni, milioni tra l’altro ancora nella disponibilità di tesorieri di partiti addirittura defunti. Ciò detto, nel corso dei decenni noi abbiamo fatto di tutto per abrogare il finanziamento pubblico: dai referendum vinti e poi traditi a quelli dove il quorum è mancato perché gli italiani hanno preferito andare al mare non ritenendolo un problema, fino a letteralmente distribuire le banconote per strada restituendo i soldi ai cittadini pur di cambiare le cose…Non ricordo Misiani in prima linea in nessuna di queste battaglie”.

Quando si parla del futuro Presidente della Repubblica in molti fanno il suo nome. Come si vedrebbe nelle vesti di garante della Costituzione italiana?
“Se in molti fanno il mio nome è forse perché, in oltre 35 anni di vita politica, ho dimostrato di aver fatto del rispetto delle regole e dello stato di diritto un punto di riferimento costante. Non ho difficoltà a rivendicarlo per me e per tutti i compagni radicali. Direi che per formazione, militanza e tradizione politica qualsiasi radicale si troverebbe più che a suo agio nelle vesti di garante della Costituzione”.

Alle prossime elezioni andrete da soli o vi presenterete con il Pd o il Pdl?
“Francamente, neppure utilizzando la palla di vetro, è oggi chiaro a chicchessia quale sarà la legge elettorale che lorsignori, sempre ABC, in questo periodo stanno cucinando in qualche segreta stanza. Sicché, meglio usare energie e tempo per affrontare qualche problema strutturale che ammorba il paese: quello, per esempio, della giustizia giusta, dell’amnistia per la Repubblica, della Marcia per la democrazia, la libertà e lo stato di diritto del 25 aprile, giornata di nuova liberazione…e via continuando, cocciutamente lottando per decenni sempre su un unico tasto: lo stato di diritto, anzi la sua drammatica assenza”.

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Emma Bonino

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