Cannabis contro il dolore, svolta in Toscana

La stampa
Maria Vittoria Giannotti

Cannabis contro il dolore: la Toscana fa da apripista. Dopo un lungo dibattito e polemiche, ieri il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza la prima legge in Italia che facilita l’utilizzo di farmaci a base di cannabinoidi, indicati come ausilio terapeutico nella cura di gravi patologie – come la sclerosi multipla, la depressione o il glaucoma – e nei trattamenti palliativi per i malati oncologici.

Un decreto del 2007, firmato dall’ex ministro alla Sanità Livia Turco, rende già possibile l’utilizzo dei principi attivi della cannabis nella terapia farmacologica. Ma attualmente i malati – un centinaio in Italia – che vogliono curarsi così scontrano con complesse procedure burocratiche e tempi di attesa interminabili, dato che i farmaci sono disponibili solo all’estero (come in Olanda, dove l’utilizzo della cannabis è da tempo generalizzato).

D’ora in poi gli ospedali toscani, le Asl e le cliniche convenzionate con il sistema sanitario regionale, si attiveranno in prima battuta perché i pazienti possano accedere a questi preparati senza dover aspettare tanto: le strutture sanitarie, nel rispetto dei budget aziendali, li acquisteranno direttamente e poi li somministreranno. La cura, garantendo la continuità terapeutica, potrà essere proseguita anche a casa. La decisione, in Toscana, era attesa da tempo. E ieri, in Palazzo Panciatichi – sede della Regione – si sono dati appuntamento in tanti, per assistere all’approvazione di una legge destinata, in qualche modo, a passare alla storia. Il provvedimento è passato con 28 voti a favore, 13 contrari (espressi da Udc, parte del Gruppo misto e Pdl, con l’eccezione del consigliere Marco Taradash) e l’astensione della Lega Nord

La nuova legge regionale nasce dalla convergenza di due diverse proposte di legge. La prima, presentata da consiglieri del Pd, prevedeva l’uso di queste sostanze nell’ambito della terapia del dolore e delle cure palliative; l’altra, dei consiglieri del gruppo di Federazione SinistraVerdi e di un consigliere del Gruppo misto, ne prevedeva l’uso in una serie di patologie e disturbi, con la possibilità di ricorrere a preparazioni galeniche. Le due proposte sono diventate un atto unico, anche grazie alla consigliera regionale Alessia Ballini, che, mentre combatteva la sua battaglia senza scampo contro un tumore, si è impegnata nella sfida.

«Ora – commenta l’assessore alla sanità Daniela Scaramuccia – si potrà anche verificare meglio l’uso e monitorare il fenomeno». «Oggi migliaia di malati ricorrono al mercato nero – ricorda il consigliere Enzo Brogi, del Pd – o all’autoproduzione, generando problemi di sicurezza del farmaco e problemi legati alla commercializzazione». «E’ un atto di civiltà», esulta Mario Staderini, segretario di Radicali italiani. Contrario Stefano Mugnai, del Pdl: «Non è la politica a dover decidere se un farmaco è utile o no. Questa legge non cambia molto il processo di reperimento del farmaco. Se è un’iniziativa “manifesto”, abbiamo qualche difficoltà ad approvarla».

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