Toscana, cannabis contro la depressione

Da Gazzetta del Mezzogiorno
A. Fizzarotti

Il Consiglio regionale della Toscana ha approvato una legge che autorizza l’uso sanitario della cannabis. È la seconda iniziativa del genere in Italia dopo la precedente in Puglia del 2010 con cui si autorizzò la sperimentazione. Il testo approvato dal «parlamentino» a Firenze intende facilitare
l’utilizzo di farmaci con cannabinoidi nella cura di specifiche malattie come la sclerosi multipla, la depressione o il glaucoma.

Le strutture sanitarie avranno un ruolo fondamentale riducendo gli attuali tempi burocratici, molto lunghi, per la cannabis terapeutica. E poi i trattamenti potranno essere continuati anche in sede domiciliare.

Una legge, dunque, per disciplinare sotto il profilo organizzativo e procedurale l’utilizzo dei farmaci cannabinoidi come ausilio terapeutico all’interno del Servizio sanitario regionale, per combattere il dolore, nelle cure palliativo e anche in altri tipi di terapie.

Ventotto i voti a favore, espressi dai gruppi di maggioranza (Pd, Idv, Fds-Verdi e parte del Gruppo
misto: Ciucchi, Romanelli), con l’aggiunta del consigliere del Pdl Marco Taradash. Tredici i voti
contrari (Pdl, Udc e parte del Gruppo Misto: Staccioli, Locci), 2 le astensioni (Lega Nord Toscana).
La nuova legge regionale tiene conto delle attese di tante associazioni della Toscana e dei punti comuni a due proposte di legge di iniziativa consiliare. Una, presentata da consiglieri del Partito democratico, primo firmatario Enzo Brogi, prevedeva l’uso di queste sostanze nell’ambito della terapia del dolore e delle cure palliativo; l’altra, a firma dei consiglieri del gruppo di Federazione
Sinistra-Verdi, prima firmataria la capogruppo Monica Sgherri, e del consigliere del Gruppo misto Pieraldo Ciucchi, prevedeva invece l’utilizzo in tutta una serie di patologie e disturbi, anche attraverso la possibilità di ricorrere a preparazioni galeniche.

Le due proposte sono diventate un atto unico, che include anche l’apporto della consigliera regionale Alessia Ballini, impegnata a fondo in questa sfida negli ultimi mesi della sua vita.
Come si legge nella relazione che accompagna la proposta di legge, presentata dalla consigliera Lucia Matergi: «L’efficacia farmacologica dei cannabinoidi si fonda su acquisizioni scientifiche, sperimentazioni e pratiche cliniche sempre più diffuse a livello mondiale». Nel preambolo della legge sono indicati i principali ambiti di cura e quelli in fase di studio: è oggi disponibile a livello scientifico una «compiuta valutazione dell’impiego clinico dei cannabinoidi nella cura del glaucoma, nella prevenzione dell’emesi, nel controllo di alcune spasticità croniche, come adiuvante nel controllo del dolore cronico neuropatico associato a sclerosi multipla, nel trattamento del dolore nei pazienti affetti da cancro. Da sperimentazioni scientifiche risulterebbe, inoltre, che i cannabinoidi hanno proprietà di ridurre i dosaggi degli analgesici oppiacei, quali la morfina e i suoi analoghi, necessari a lenire il dolore nei malati oncologici sottoposti a trattamenti cronici, evitando così i fenomeni di assuefazione, caratteristici degli oppiacei».

Allo stato attuale, alcuni particolari medicinali non sono ancora presenti nel mercato nazionale: i medici che ritengono di dover sottoporre propri pazienti a terapia farmacologica con derivati della cannabis possono richiederne l’importazione dall’estero all’Ufficio centrale stupefacenti del ministero della Salute, così come previsto dal decreto del ministro della Sanità dell’11 febbraio 1997, oppure possono utilizzare le preparazioni magistrali allestite da una farmacia. Nell’articolato, dopo aver enunciato gli scopi della legge che definiscono le procedure per l’impiego dei farmaci cannabinoidi per finalità terapeutiche nell’ambito del servizio sanitario regionale – si specifica che tale disciplina normativa è comunque definita nel rispetto dei vincoli derivanti dalla legislazione statale e in ogni caso non ha alcuna pretesa di intervenire sugli aspetti clinici, come tali rimessi alla responsabilità medica e all’evidenza scientifica. Da qui la definizione dei farmaci cannabinoidi e l’ambito applicativo della legge: le strutture del Servizio sanitario regionale e le aziende ospedaliere universitarie, oltre alle strutture private accreditate che erogano prestazioni in regime ospedaliero.

Due anni fa la delibera firmata da Vendola
Bari fece notizia in tutta Italia della Regione Puglia n°308 del 9 febbraio 2010, che apriva le porte in Italia all’uso terapeutico dei derivati della cannabis tramite l’erogazione da parte del servizio sanitario pubblico nella terapia anti-dolore. Una legge – firmata dal presidente Nichi Vendola (Sel) – che prendeva le mosse dal decreto del ministero della Salute che il 18 aprile 2007 su proposta dell’allora ministro Livia Turco (Pd), con il quale i derivati della cannabis venivano inseriti nella farmacopea ufficiale approvata dallo Stato. La delibera della giunta pugliese prevede fra l’altro che ci sia una prescrizione medica anche per preparati galenici (medicinali «fabbricati» direttamente in farmacia) sotto la responsabilità personale del medico curante, che l’inizio del trattamento sia fatto assolutamente in una struttura ospedaliera, che l’importazione delle sostanze necessarie avvenga tramite l’Ufficio centrale stupefacenti del ministero della Salute, prevedendo altresì il proseguimento della terapia a casa del paziente. A febbraio una proposta di legge è stata depositata in Consiglio regionale. La delibera pugliese ha fatto da apripista per iniziative analoghe in Lombardia, Veneto, Liguria, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Abruzzo.

Le storie dei pugliesi fra ricerca e malattia
Era il gennaio 2008 quando da Trinitapoli, in provincia di Foggia, rimbalzò la storia del primo neurologo italiano che «osò» prescrivere la cannabis – sostanza fino ad allora associata solo ai «party» degli ex sessantottini e degli «sballati» – per pazienti afflitti da sclerosi multipla e altre malattie neurologiche. La «Gazzetta» scovò e raccontò la storia del dottor Francesco Teatini, in servizio a Bolzano e di come alleviava le sofferenze atroci agli arti dei suoi assistiti. Pochi mesi dopo l’approvazione della delibera regionale che istituiva la cura con i cannabinoidi in Puglia, nel luglio 2010 un malato di «sla» (sclerosi laterale amiotrofica) di Foggia si trovò iscritto nel registro degli indagati. Andrea Trisciuoglio, anche presidente locale dell’associazione radicale «Luca Coscioni», si vide irrompere i carabinieri in casa solo perché su prescrizione medica faceva uso del «Badiol», normalmente erogato dall’Asl di Foggia. I carabinieri ignoravano la legge regionale… Ma spesso questo tipo di terapia anti-dolore è ancora ignorata nella stessa Puglia. Lo testimoniò nel gennaio scorso un operaio di Ostuni (Brindisi) di 44 anni, colpito dalla sclerosi multipla. Dopo una dolorosissima attesa di ben due anni, ad inizio 2012 è riuscito finalmente a farsi prescrivere il «Bedrocan», medicinale a base di marijuana. «Sono tornato alla vita» testimoniò.

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