Marco Cappato a Maastricht. Ecco la conversazione nel coffee shop con Marc Josemans

da www.epressonline.net, 03-05-2012

Come anticipato nello scorso numero de “Il Radicale Libero” (clicca qui) il primo maggio è stata effettuata una disobbedienza civile, che ha visto impegnati attivisti provenienti da ogni parte d’Europa, ritrovatisi a Maastricht per violare la nuova legge sui coffee-shop. In rappresentanza del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, ha partecipato all’iniziativa Marco Cappato.

Gli attivisti si sono recati al coffee shop Easy Going, sito nella città meridionale dell’Olanda, quella che da sempre ospita un gran numero di turisti francesi, belgi e tedeschi, attratti dall’idea di poter consumare droghe leggere senza il rischio di vedersi rovinata la fedina penale. La scelta della data, così come il luogo della disobbedienza, non è casuale, dato che proprio dallo scorso primo maggio, nelle provincie meridionali dell’Olanda è interdetto l’accesso a questi locali a tutti i non residenti. A turno, tutti i “disobbedienti” si sono presentati al bancone del coffee shop, dietro al quale l’immarcescibile gestore, Marc Josemans si è prodigato volta per volta a spiegare – in varie lingue – il motivo per cui, suo malgrado, egli non poteva concedere il via libera per l’interno del locale.

Marco Cappato, armato di passaporto – che il gestore non ha voluto vedere, dato che ormai aveva capito la procedura degli aspiranti clienti che a turno mostravano i documenti in regola – ha chiesto – in italiano, poi in inglese, dato che Josemans non parla la nostra lingua – di poter entrare nel locale, come in precedenza fatto da altri attivisti. “Can i go in?” ha chiesto Cappato, ricevendo la canonica risposta negativa, motivata dal fatto che “da oggi non siamo più autorizzati a far entrare i non residenti, neppure se questi volessero bere un normale caffè o usare i servizi igienici”. Cappato, che ha fatto presente di essere un cittadino europeo, oltre che un ex membro dell’Europarlamento, si è appellato alla libertà di movimento che, all’interno dello spazio comune andrebbe garantita a prescindere dalla nazionalità.

Ha fatto spallucce il gestore, seriamente colpito – non solo nel portafogli, evidentemente – da un’insensatezza di fondo che pervade una norma che, nel paese, nessuno pare riconoscere come opportuna. L’esercente ha mostrato di condividere l’iniziativa, sebbene costretto a non recedere per non incorrere in guai con la legge, asserendo che: “La nuova legge, voluta dal ministro della Giustizia, ci impone di discriminare. Non abbiamo alternative, possiamo ricevere solo persone che vivono in questo paese. Quanto alle discriminazioni – rivolgendosi a Cappato – sono d’accordo con te, è sbagliato imporre divieti sulla base della nazionalità, tuttavia è la stessa Unione Europea a stabilire che, in materia di uso e vendita di droghe, le discriminazioni su base nazionale sono ammissibili ed è proprio ciò che sono costretto a fare io ora. Io ti sto discriminando, sono obbligato a farlo dal ministro della Giustizia“.

Che vi fosse intesa fra i manifestanti e il disponibile esercente è apparso chiaro, data la calma dell’uomo che ha risposto con grande cortesia a tutti i “disobbedienti”. Tuttavia, l’uomo è andato oltre, allorquando ha suggerito a Cappato e agli altri, di recarsi al primo posto di polizia e di denunciarlo per discriminazione ai danni di cittadini europei. “Potete andare alla Polizia e denunciarmi per discriminazione, mi chiamo Marc Josemans e gestisco l’Easy Going. Andate da loro e accusatemi per non avervi lasciato accedere al mio locale. Io sono spiacente, non è una mia scelta e confermo che sono completamente dalla vostra parte”. Marco Cappato, al termine del conciliabolo col gestore ha dato seguito all’azione giudiziaria contro Josemans, per quanto in questo caso sarebbe forse il caso di dire “assieme” a Josemans.

Attore e convenuto, mai come in questo caso, mirano a ottenere la stessa identica cosa, ovvero che l’Olanda resti terra di tolleranza e di libertà e non la triste caserma che vorrebbe instaurare un bieco governo inquinato dall’estrema destra. Forse la crisi politica montante nella terra d’Orange spazzerà via il governo molto presto e con esso una legge proibizionista che ha contribuito a far saltare i conti in quella che era una delle economie forti del vecchio continente. Le mafie, naturalmente, ringraziano. Grazie alla nuova norma saranno esse a rifornire chi continuerà a recarsi nelle provincie interessate dal divieto, come già avviene in tutti i paesi che ancora sono afflitti dalla piaga del proibizionismo e, in generale, della discriminazione che porta la contrazione dei diritti individuali e collettivi.

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