Lettera – Doppio turno sì ma col governo parlamentare

Europa
Federico Orlando

Cara Europa, per la festa della repubblica condivido quel che avete scritto sulla parata, sia pure simbolica, viste le preminenti urgenze della ricostruzione in Emilia: ma, come dice Napolitano, piangiamo i morti e i lutti, non piangiamoci addosso per dirci che in Italia tutto è nero come la mezzanotte. E come giustamente scrivete voi, combattiamo la tendenza dell’Italia a restare «un paese che non si rispetta e non si ama». A giorni l’Inghilterra festeggerà il giubileo della regina, simbolo della nazione; il 17 luglio il socialista Hollande non sarà meno entusiasta del suo predecessore Sarkozy nel festeggiare con la rivoluzione la nascita della Francia moderna. E non parliamo della Germania che festeggia facendo salire i suoi titoli in borsa, e della Russia, il cui regime putiniano non è proprio un modello per noi. Mi chiedo se il parlamento, dopo aver festeggiato la repubblica anche con le forze armate, che sono parte essenziale della nazione, vorrà continuare a picconare la repubblica del 1946-1948, non migliorandone le istituzioni, come dice, ma devastandole “per emendamento”. Colpendo Quirinale, parlamento stesso, giustizia, con pseudoriforme dell’ultim’ora di tipo sarkozista.
Miriam Stella, Milano

Cara signora, grazie per l’attenzione a quel che scrive Europa ma soprattutto ai problemi delle istituzioni, tema che tra calcio, tangenti, scandali, eventi naturali, fragilità fisica del paese, oneri ereditati da precedenti governi, non attrae una parte rilevante della cittadinanza. Una cittadinanza con pochi cittadini, il male oscuro del nostro paese. Napolitano, rischiando il broncio per il suo commento «da spettatore» a una iniziativa “riformista” del parlamento, per quanto improvvida, ha voluto avvertire i baldi riformatori dell’ultim’ora che può essere un danno per i cittadini cambiare il garante, che la Costituzione ha messo al Quirinale, con un notaio o taglianastri, non riformando il parlamento ma sbilanciando tutti i poteri sul capo del governo.
La riforma di cui si sta discutendo, infatti, riduce sì, il numero dei deputati e dei senatori (e questo può essere un bene), conferisce alla sola camera dei deputati il potere di votare la fiducia al solo presidente del consiglio, che dunque diventa padrone di tutto: nomina e revoca i ministri (più di quanto già non faccia), ha una corsia preferenziale in parlamento per tutti i suoi disegni di legge, minaccia di scioglimento della camera che gli si oppone o di entrambe. Lo stesso contropotere dato al parlamento (sfiducia costruttiva, cioè esprimere un nuovo primo ministro e una nuova maggioranza per evitare lo scioglimento), funziona in Germania, ma ben più improbabile appare in Italia, paese dove molti partiti sono feudi del proprietario.
In realtà, al vero bicameralismo NON ripetitivo si arriverebbe soltanto eliminando l’elezione popolare diretta del senato, e facendolo eleggere dai consigli regionali: in un sol colpo, si conseguirebbero la differenziazione delle due camere e il vertice della struttura federale dello stato. Altro che parlamenti padani.
Lei può giurare che nulla di tutto questo sarà fatto. Ma potrebbe accadere di peggio: il semipresidenzialismo proposto da Berlusconi e da Alfano, non sgradito alla Lega e, per motivi personali, a Casini. In questo caso, passeremmo dal “Quirinale di moderazione e garanzia” non al Quirinale “notarile” sopra richiamato, ma al Quirinale governante: un Sarkozy che metterebbe al guinzaglio il presidente del consiglio, diventato lui, stavolta, l’ombra del primo ministro. La scusa che quel sistema si integrerebbe col doppio turno, gradito a molti di noi (e del Pd) che lo sostenemmo fin dai referendum antiproporzionali di Pannella e di Segni, oggi è un amo per far abboccare il centrosinistra. Nulla impedirebbe infatti di conservare il governo parlamentare pur col doppio turno, la cui funzione non è, come insegnò a suo tempo Debré, cambiare la forma di governo da parlamentare in presidenziale, ma quella di realizzare il bipolarismo senza accozzaglie ingovernabili ma attraverso il processo di selezione al primo turno e di aggregazione al secondo: quando una coalizione vince e governa e l’altra perde e si prepara per la volta successiva a diventare maggioranza. Richiamare queste cose il 2 giugno è il nostro modo di celebrarlo.

© 2012 Europa. Tutti i diritti riservati

POST COLLEGATI

Mettiti in contatto con noi

 

DIFFONDI LA CAMPAGNA