Del perché i Radicali devono tanto a Salvemini

L’Opinione delle Libertà
Pier Paolo Segneri

Benedetto Croce, Luigi Einaudi, Jacques Maritain, Ernesto Rossi, il federalismo europeo di Altiero Spinelli, il Mondo e Risorgimento Liberale diretti da Mario Pannunzio, Gandhi e altri ancora. Ma se mi chiedessero di scegliere un nome soltanto, uno solo, se proprio fossi costretto a fare un solo nome della memoria politica dei Radicali che, secondo me, meglio indica le idee e le azioni che attraversano le lotte di Marco Pannella, allora sceglierei – tra tutti i grandi uomini del passato – il nome di Gaetano Salvemini.

C’è qualcosa tra Salvemini e Pannella, infatti, che trasmette un senso profondo di continuità. Quasi una comunanza nel modo di sentire le questioni politiche, uno stesso sorprendente “metodo” di analisi, un medesimo modo di vivere le contraddizioni facendone elementi di coerenza del proprio metodo politico e non di omologazione al pensiero unico. C’è una cosa che più di tutte sembra tenere insieme Salvemini e Pannella in un immaginario percorso comune, anche quando potrebbero apparire distanti, anche quando i due percorsi appaiono distinti: la capacità di entrambi di non rientrare in alcuno dei tanti stereotipi in cui il potere partitocratico cerca ancora di rinchiuderli, incasellarli, inscatolarli.

Sicuramente, ciascuno di noi, e Salvemini o Pannella non fanno eccezione, può essere criticato per alcune scelte, per i comportamenti, per gli inevitabili errori. Ma questo non legittima all’uso sistematico e fuorviante di affibbiare etichette stereotipate o ideologiche a chi non la pensa come l’establishment vorrebbe o impone. Nel migliore dei casi, infatti, quando il cliché non regge, capita di essere definiti dal regime partitocratico secondo parametri accademici e ideologici. Ma Salvemini e Pannella sfuggono a qualunque definizione. Anche a quella di eretici. È una dote rara. A tal proposito, lo stesso Gaetano Salvemini diceva: «Le parole non definite possiedono un fascino che manca alle parole il cui significato è chiaro».

Provate voi a definire personalità politiche come Salvemini o Marco Pannella e vi ritroverete a inseguire soltanto cliché. Certo, Salvemini fu un socialista, ma di una specie particolare, cioè fu socialista in un modo tale da sfuggire a qualunque stereotipo. Salvemini fu liberista, democratico, liberale, libertario, riformatore. In altri termini, non rientra in uno schema prefissato. Ancora oggi, però, una delle malattie più gravi che imperversano nelle stanze chiuse delle burocrazie di partito è quella del riflesso sistematico di etichettare le persone secondo schemi fissi. Basterebbe rileggere Salvemini per capire quanto gli schemi ideologici siano incapaci di leggere la realtà se non piegandola a proprie chiusure mentali. Il vizio di ricorrere sempre ad un cliché per screditare l’avversario, di conseguenza, deriva da un atteggiamento tipico della mentalità chiusa, partitocratica, del vecchio potere fine a se stesso. Quello di ricorrere agli stereotipi, insomma, è un artificio escogitato dal Potere contro i cittadini affinché le persone non possano farsi un’idea più consapevole della realtà politica e sociale in cui si vive.

In altre parole, per disegnare il profilo della complessità, il Potere usa spesso dei cliché, ma non per semplificare una realtà complessa e spiegarla meglio, quanto piuttosto per screditare, ridicolizzare e distruggere tutto ciò che non rientra in uno dei tanti scompartimenti stagni di cui il Potere stesso è diviso e composto. Così facendo, però, la partitocrazia finisce con il ridurre la diversità, la singolarità e l’individuo dentro il proprio nulla. Insomma: stereotipi, pregiudizi e superficialità hanno condotto all’impoverimento della politica, alla non conoscenza, al vuoto. E così, per evitare di cadere in questo vuoto, considerata l’attualità riformatrice che le opere e gli scritti di Gaetano Salvemini rappresentano nell’odierna fase di crisi politica, vista la necessità di un urgente ritorno nel dibattito pubblico dei grandi temi che fanno grande la politica, Radicali Italiani ha organizzato un incontro dal titolo: “Socialismo come libertà: l’attualità di Gaetano Salvemini”.

La discussione si terrà venerdì 22 giugno, alle ore 18:00, presso il salone della sede del Partito Radicale. Aprirà i lavori Mario Staderini, Segretario nazionale di Radicali Italiani. Interverranno: Gaetano Pecora, docente di Storia delle dottrine politiche all’Università del Sannio e Luiss di Roma; Guido Vitiello, docente presso la Facoltà di Scienze politiche, sociologia, comunicazione all’Università Sapienza di Roma; Corrado Ocone, studioso di filosofia e teoria politica.

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