Lettera – Preferenze, tra restaurazione e organigrammi di regime

Europa
Federico Orlando

Cara Europa, so che a suo tempo molti di voi hanno fatto le campagne referendarie di Pannella e di Segni per l’abrogazione della proporzionale e l’avvento di un sistema maggioritario, contro la corruzione partitocratica, si diceva. Ma siccome i referendum possono solo abrogare, così fu necessario limitarsi a chiedere l’abrogazione delle preferenze, che erano ritenute un’aggravante della proporzionale, perché consentivano di preferire un nome ad altri con infiniti scannamenti fra candidati e montagne di soldi per conquistare (comprare) le preferenze degli elettori. Ora, dopo varie vicende, siamo passati dal Mattarellum (l’unica che salverei, avendo sostituito i collegi uninominali alle liste interminabili: il Lazio era un’unica circoscrizione elettorale, salvo Rieti), fino al Porcellum, che ha regalato a ogni segretario di partito il potere di piazzare in lista i candidati nell’ordine che vuole lui: primo, secondo, terzo; e favorire gli amici, mettendoli in testa. Come vedete, in vent’anni dai referendum, sono tornate le liste e forse tornano le preferenze, sicché i partiti sono più che mai padroni di tutto. E c’è un comico di Genova (molto seguito, dicono, dai giovani) che scrive sul suo blog che il Porcellum deve restare.
Osvaldo Di Cosmo, L’Aquila

Caro Di Cosmo, l’Italia è un paese immobile, specie nell’accumulare malefatta a malefatta. Ieri un mio amico, Daniele, giovane portiere del palazzo dov’è la redazione di Europa, mi ha fatto dono di una copia del Becco Giallo, acquistata da un antiquario qui vicino. Il Becco giallo era un giornale satirico che uscì all’indomani della repubblica (1946) e il numero a me regalato è del 1947. Lei stenterà a credere, ma sembra scritto oggi. Dall’articolo di fondo, che parla della incalcolabile immoralità politica della nuova Italia (ancora in fasce), alle inserzioni pubblicitarie: dove ne trovo una sul rimodellamento dei seni femminili nello studio tal dei tali di via Frattina. Proprio il problema che oggi occupa e preoccupa i parrucconi del comitato di bioetica.
Dunque, siamo sempre al punto di partenza, dopo 65 anni. Così sarà anche con la legge elettorale. Berlusconi è tornato in campo annunciando ancora una volta che sta perdendo chili (!) e curando il look perché, se gli gira, ad aprile scende in campo come candidato premier del Pdl-Lega-Fascio, come nel 1994. All’uopo, vuole anche le preferenze, perché tutti i sondaggi gli dicono che, con le liste proporzionali (Porcellum) e coi voti di preferenza in luogo delle attuali nomine, il suo blocco prende più voti. Infatti – ascolti bene – le preferenze eccitano la competizione fra i candidati e quindi ciascuno di essi, lottando per avere più preferenze dei colleghi, finisce col portar acqua alla lista comune. I discorsi che si facevano cinquanta anni fa. C’è chi dice che è solo una recita, io credo di no, perché dopo sette mesi di Monti e di pensosa serietà a palazzo Chigi, non credo siano pochissimi gli italiani cui piacerebbe veder rioccupare quelle stanze da olgettine e gnocche varie.
Spero di sbagliare tutto, ma sono nato fra macerie su cui campeggiavano fresche le scritte “Aridatece er puzzone”. Per troppi di noi anche salvarsi è uno sforzo che si fa controvoglia. Secondo me, fa bene il Pd a dire “no” alle preferenze, ma con una correzione per me imprescindibile: ci siano liste o collegi uninominali, tutti i candidati debbano essere scelti dagli iscritti attraverso elezioni primarie e poi votati dagli elettori. Sicché nessun partito sia indotto nella tentazione di piazzare cognati, amici, compari e amanti a servizio della congrega domestica anziché del paese. Ho fatto esperienza, ai miei verdi anni, come candidato sia in lista proporzionale con preferenze sia in collegio uninominale, cioè da solo contro candidati di altre coalizioni. Le persone per bene si salvano sempre, con qualsiasi legge. Ma, candidato nella lista proporzionale o nel collegio uninominale, sono stato designato sempre dai vertici del partito. Che ringrazio moltissimo, e spero di non aver deluso le aspettative del partito e quelle degli elettori. Solo però che gli elettori non mi avevano candidato, anche se poi mi eleggevano. Non vorrei ritornare all’infanzia.

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