Facciamole a doppio turno

Europa
Sandro Gozi

Al rientro di settembre il Pd ricomincia dal già visto e già detto: le primarie ancora al centro del dibattito interno. Cioè i problemi del partito prima di quelli degli italiani.
Di nuovo le primarie in sé, e non le idee e i progetti per l’Italia che dovrebbero confrontarsi alle primarie. E di nuovo le primarie in sé, ignorando con quali regole organizzarle e con quale riforma elettorale.
Sono un sostenitore delle primarie tanto che già in maggio, sempre su Europa, avevamo proposto di organizzarle per la premiership, aperte e a doppio turno, sull’esempio del modello francese. Però sono utili solo se aiutano la politica e il Pd ad affrontare e risolvere i problemi degli italiani. Sono utili se favoriscono un ricambio della classe dirigente. Sono utili se selezionano politici più competenti. Sono utili se servono a fare la sintesi delle idee migliori per il paese.
Ritenevamo infatti – di qui le nostre proposte anche alla assemblea nazionale del 14 luglio – che fosse interesse di tutto il Pd e di tutto il centrosinistra definire regole chiare e che favorissero: pluralismo dei candidati e delle idee, che si confrontano al primo turno, per allargare la base del consenso elettorale e favorire il ricambio della classe dirigente; legittimità e autorevolezza del vincitore e unità politica del centrosinistra, attraverso un confronto una settimana dopo tra i due vincenti al primo turno.
Se avessimo stabilito le regole prima dell’estate, ora potremmo sapere chi sono i candidati e soprattutto cosa propongono per l’Italia e per l’Europa. Saremmo già nella fase, ben più interessante per chi ci deve votare, del dibattito sulle singole proposte e non su chi si propone, sul “cosa” e non sul “chi”. Ma non solo le regole non sono ancora state fissate, ma addirittura chi ha votato la relazione con cui il segretario Bersani in giugno indicava le primarie ora solleva dei dubbi sulle primarie stesse. Altri, come D’Alema, nel fuoco a raffica contro Matteo Renzi, dicono che «noi abbiamo un candidato migliore…». Ma cosa si intende per “noi”? Nel momento in cui il segretario decide di non avvalersi dello statuto, non vi possono essere né “candidati ufficiali” né “oppositori ufficiali”.
Anche in Francia correva il segretario del Partito socialista Martine Aubry, assieme a pesi massimi del Ps come Hollande e Royal, outsider come Valls e Montebourg, oltre al candidato dei Radicali di sinistra Baylet (erano primarie di coalizione promosse dal Ps con più candidati Ps…). Ma dato che occorreva garantire condizioni paritarie di partecipazione e che i candidati del Ps erano 5 su 6, tutti i 5 candidati erano considerati “del PS” e la Aubry ha sospeso le sue funzioni di segretario durante le primarie per poi riassumerle dopo il voto.
Bersani, per correre libero nelle idee e nella scelta della sua squadra, dovrebbe fare la stessa cosa: ne sarebbe avvantaggiato se vuole seriamente promuovere il ricambio. Ma le primarie non possono ridursi ad uno scontro Bersani-Renzi, che i sostenitori dell’uno e dell’altro sembrano voler ridurre ancor di più ad uno scontro tra cooptazione/conservazione e rottamazione. Devono favorire una pluralità di candidati nel primo turno e per questo occorre stabilire delle soglie di accesso, minime, per permettere anche ad altri di presentare le proprie proposte al primo turno e al Pd di attrarre nuovi elettori.
Ma l’accesso deve anche essere paritario e assolutamente trasparente nei fondi: per questo, andrebbe stabilito un fondo minimo per ogni candidato mentre gli altri finanziamenti dovrebbero andare al Pd con destinazione specifica ad uno dei candidati.
Primarie che valorizzino nuove idee, ricambio e trasparenza ci renderanno più credibili nel proporre innovazione, merito e civismo agli italiani.

© 2012 Europa. Tutti i diritti riservati

POST COLLEGATI

Mettiti in contatto con noi

 

DIFFONDI LA CAMPAGNA