Intervista a Giuseppe Rossodivita – «Tutti assetati di denaro. Una torta da 12 milioni»

Giorno/Resto/Nazione
Alessandro Farruggia

Loro, i radicali, lo dicevano da tempo: «Alla Pisana va di scena, come un sol uomo, una partitocrazia assetata di denaro e di potere».

Giuseppe Rossodivita, voi consiglieri radicali della Regione Lazio siete stati profeti.
«Eravamo e siamo fuori dal coro».

La vicenda Fiorito è un’eccezione o una prassi, che quindi può riguardare altri gruppi?
«Non lo sappiamo, perché sino ad oggi è mancata trasparenza sui bilanci dei gruppi consiliari».

Voi avete denunciato che tutti i gruppi di maggioranza, in qualche caso con il concorso dell’opposizione, avrebbero operato in maniera opposta a quel che oggi dicono, rivendicando di aver operato per la trasparenza e il taglio dei costi.
«Certamente: hanno votato l’entità dei contributi per i gruppi, il numero delle commissioni, consentito la permanenza di mono gruppi che costano la bellezza di 12 milioni di euro. Dall’inizio della legislatura ci sono state due sessioni di bilancio nelle quali ci sono stati imposti dalla giunta dei maxi subemendamenti sui quali non è stato consentito il dibattito e che la maggioranza ha sempre votato».

E l’opposizione che faceva?
«Sul bilancio Pd, Idv e Sel, oltre a noi, hanno votato contro. Ma il Pd, come Idv e Sel, hanno votato a favore delle commissioni speciali, per le quali i due soli voti contrari sono stati quelli di noi consiglieri radicali che chiedevamo quantomeno che le commissioni speciali, qualora si volessero fare, fossero a costo zero».

Voi avevate anche proposto l’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati. Respinti con perdite?
«È stata la nostra prima proposta di legge. Ci hanno risposto: già c’è l’anagrafe patrimoniale dei consiglieri. Che però è un’altra cosa. Noi volevamo uno strumento più ficcante che consentisse al cittadino di controllare davvero i propri eletti e che si estendesse anche ai nominati. A quella galassia di consiglieri d’amministrazione e di presidenti retribuiti lautamente, che vengono nominati senza alcun controllo da parte dei cittadini. Tutta lottizzazione partitocratica».

Risultato?
«La proposta di legge è infognata in commissione e lì resterà senza il via libera della conferenza dei capigruppo, che ovviamente non viene, perché la giunta non ha interesse a farlo».

Il presidente Polverini disse che voleva fare della Regione «una casa di vetro».
«Come no. Però la sua giunta ha nominato, in una regione che ha 3500 dipendenti, ben 230 tra consulenti e consiglieri di amministrazione di società varie. Che saranno meno dei 287 di Marrazzo e molti meno di quelli di Storace, ma è comunque evidente che su queste nomine servirebbe una trasparenza totale. Se vuole essere credibile, la Polverini approvi l’anagrafe degli eletti e dei nominati. Sennò, al di là degli annunci, continueremo con il clientelismo di sempre».

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