Giustizia e Carceri. Italia sorvegliata speciale d’Europa. Radicali si rivolgono al Comitato dei ministri

Corte europea

Dietro, c’è solo la Turchia. L’Italia è lo Stato europeo con il maggior numero di condanne per violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (istituita nel 1959, con sede a Strasburgo): oltre 2 mila sentenze della Cedu, soprattutto per irragionevole durata dei processi e per le condizioni delle nostre carceri.

E il 24 settembre il Comitato dei ministri (organo decisionale del Consiglio d’Europa, nato nel 1949 e da non confondere con l’Ue), formato dai ministri degli Esteri dei 47 Paesi membri, valuterà quanto messo in atto dal Governo italiano in merito all’emergenza giustizia.

Venerdì 21 settembre a Roma abbiamo diffuso alcuni dati sull’attuazione del cosiddetto Piano carceri del Governo, e sulla “negazione dei diritti umani” (parole del segretario radicale Mario Staderini) derivante dalle carenze del sistema giustizia italiano. 

Il dossier contenente quei dati è stato inviato a Strasburgo. Essi smascherano l’inefficacia dei provvedimenti finora adottati dal governo italiano.

Abbiamo fornito al Comitato dei Ministri le informazioni sulla reale situazione italiana, che il governo gli aveva nascosto, e la documentazione che prova che il piano d’azione presentato dall’esecutivo non inciderà in alcun modo sulla sistematica violazione dei diritti umani a causa della bancarotta del sistema giustizia del nostro Paese”, ha spiegato Mario Staderini. Vai ai dettagli della conferenza stampa presenti Marco Pannella, la deputata Rita Bernardini, il segretario di Radicali Italiani Mario Staderini e l’avvocato Deborah Cianfanelli, membro della Direzione nazionale» 

“Noi abbiamo le armi della nonviolenza e del diritto, del praticare diritto, rispetto a una repubblica che aggrava la sua flagranza criminale rispetto alle sue leggi e alle più alte cariche istituzionali a eccezione del primo Presidente dalla Corte di Cassazione”, ha dichiarato Marco Pannella. 

La sentenza del 2009

Nel 2009 la Cedu ha condannato l’Italia (caso Sulejmanovic) per violazione dell’articolo 3 della Convenzione (“Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”), in quanto un detenuto nel carcere romano di Rebibbia ha condiviso una cella di 16,20 mq con altre cinque persone. Va ricordato che le sentenze Cedu (tra i giudici c’è anche l’italiano Guido Raimondi) sono vincolanti nel senso che gli Stati firmatari si sono impegnati a darne esecuzione. Fatto sta che la massima pena potrebbe essere l’espulsione di uno Stato membro dal Consiglio: “Noi ci auguriamo – ha detto Deborah Cianfanelli, della direzione dei Radicali Italiani – che il Comitato dei ministri intervenga pesantemente sull’Italia”.

Le condizioni delle carceri italiane

Per rimuovere le cause strutturali della condanna europea, il Governo italiano ha presentato un piano d’azione, “tenendo nascosti – almeno secondo i radicali – i veri dati, e confutando l’adeguatezza delle scelte prese”.

Cosa dice il Governo

Il Piano prevede la costruzione di 11 nuove carceri (poi ridotte a 5) e 20 padiglioni (ridotti a 17) per un totale di 11.573 posti. I lavori dovrebbero iniziare entro l’autunno del 2012, per un costo complessivo di 661 milioni di euro. Contro il sovraffollamento è prevista un’estensione del residuo di pena a 18 mesi per il passaggio ai domiciliari, e la custodia non in carcere nei casi di arresto in flagranza. Viene poi istituita la figura di un magistrato di sorveglianza per la tutela dei diritti fondamentali. Nessuna indicazione, invece, su esigenze sanitarie, lavoro e suicidi di detenuti e agenti penitenziari.

Cosa dicono i radicali

“Di nessun carcere – né dei padiglioni – sono stati avviati i lavori (salvo il disboscamento del terreno a Reggio Calabria). Tutti i progetti non sono stati ancora appaltati. Il Piano carceri non può essere risolutivo e ha tempi troppo lunghi. Finora sono stati consegnati soltanto 650 nuovi posti, altri 1.250 entro dicembre 2012 (la previsione parla di 3.800 nuovi posti a inizio 2014). Fondi disponibili: 40 milioni di euro”. Per quanto riguarda le misure alternative (argomento che procede lentamente in commissione Giustizia alla Camera: vedi PUBLIC POLICY “GIUSTIZIA, GOVERNO…”, delle ore 10,54), nella pratica le scelte del Governo hanno portato a “risultati minimi: flessione dal 2010 pari a sole 1.987 unità”. E sul magistrato di sorveglianza: “Il personale giudiziario – dicono i radicali – è sottorganico e non grado di soddisfare le richieste”. Per non parlare del lavoro (“lavora solo il 20% dei detenuti, di cui solo il 3% fuori dal carcere”), la salute (“l’80% dei detenuti ha problemi di salute, uno su tre è tossicodipendente e ci sono stati 730 suicidi di detenuti dal 2000, tasso 19 volte superiore alla popolazione libera”).

Sulla giustizia in generale

Il Comitato dei ministri dovrà riunirsi a breve anche per valutare la situazione complessiva della giustizia italiana, con il rischio per il nostro Paese che Strasburgo (in questo caso la Cedu) emetta a breve una sentenza pilota per “denunciare” le carenze strutturali dell’Italia. Va ricordato che la Corte ricorre alle sentenze pilota quando deve far fronte a gravi problemi strutturali di uno dei Paesi membri. Il maggior numero di condanne subite dall’Italia riguarda l’irragionevole durata dei processi. L’ultimo richiamo in tal senso è arrivato a marzo: il Comitato dei ministri aveva rilevato come il funzionamento della giustizia italiana costituisse “un serio pericolo per il rispetto della supremazia della legge, che risulta in una negazione dei diritti sanciti dalla convenzione europea dei diritti umani,e crea una minaccia seria per l’efficacia del sistema che sottende alla stessa convenzione”.

Il documento distribuito durante la conferenza stampa. (scarica il pdf »)

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