Riforma del reato di diffamazione, così è «disastroso» ma lo voteranno

Il manifesto
(r.c.)

Il disegno di legge che intende "riformare" il reato di diffamazione potrebbe essere votato oggi, oppure tornare in commissione giustizia del senato. Di sicuro, nella convulsa giornata di Palazzo Madama, c’è stata solo la presentazione di ben 138 emendamenti, e la progressiva consapevolezza che il testo base è considerato disastroso dagli addetti ai lavori e dagli esperti di diritto. "Il testo uscito della commissione giustizia deve essere cambiato – ha sintetizzato in aula il democrat Luigi Zanda – è pieno di vizi e lacune che dimostrano quale cattiva legislazione possa intervenire quando, in nome dell’urgenza, le procedure vengono forzate. Una urgenza in questo caso immotivata, poiché il dottor Sallusti, da quel che si deduce dalle cronache di questi giorni, non teme l’arresto ma lo vuole. Altrimenti avrebbe avuto infinite possibilità per evitarlo". Così, nelle pause di una seduta che nel tardo pomeriggio è stata rinviata a più riprese, si è fatta strada l’ipotesi del ritorno in commissione. Per certo, all’ora di cena Emma Bonino che presiedeva l’aula ha rinviato la discussione a questa mattina. Mentre proseguiva la riunione "tecnica" sull’ipotesi di rinviare tutto il testo in commissione, oppure stralciare solo la parte in cui si dice ‘no’ al carcere per i giornalisti.

Fra chi vorrebbe andare avanti sull’impianto di legge, c’è il capogruppo pidiellino Maurizio Gasparri: "Si sta lavorando non per tornare in commissione ma per vedere di arrivare ad un accordo sul testo. Restano ancora alcuni nodi da sciogliere come quello del web, tra le questioni risolte c’è il ‘no’ al carcere per il giornalista che diffama, e il ‘sì’ a un sistema che garantisca una rettifica precisa e puntuale". Anche la democrat Anna Finocchiaro si dice ottimista: "Lavoriamo per giungere ad un te- sto equilibrato che possa essere discusso e votato domani. I punti fondamentali riguardano la sostituzione della sanzione detentiva con la sanzione pecuniaria, l’abolizione della responsabilità oggettiva del direttore del giornale, la rivalsa sul fondo dell’editoria che rischia di penalizzare le piccole testate, l’interdizione come pena accessoria obbligatoria, la rettifica che secondo noi deve abbattere più significativamente la pena, l’esclusione del coinvolgimento degli editori, le testate online".

Per certo la giornata fuori dal parlamento è scandita da molte prese di posizione, particolarmente critiche. A partire da quella di Giulio Anselmi: "Oggi queste norme sono assurde e pericolose – ha fatto sapere il numero uno della Federazione italiana editori giornali – possono condizionare la sopravvivenza di molti giornali, e rivelano un assoluto disprezzo per la libertà di stampa. È auspicabile che il dibattito le modifichi radicalmente". Sulla stessa linea il segretario della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi: "Cancellare il carcere dalle pene principali per i reati a mezzo stampa è cosa giusta e doverosa. Ma scambiare questo possibile passaggio con norme bavaglio, già rigettate nei tentativi di intervento contro il diritto di cronaca in vari progetti di legge sulle intercettazioni, è insensato". Anche i giornalisti dell’Usigrai prendono posizione. Il loro segretario Carlo Verna ha chiesto a norma di contratto la lettura di un comunicato nelle principali edizioni di Tg e Gr Rai fino a questa sera, e il suo inserimento nelle pagine del Televideo e in quelle internet curate dalle diverse testate. "Avere a cuore la correttezza di ogni notizia data – c’è scritto fra l’altro – non vuol dire accettare pene sproporzionate e intimidatorie. Invece la riforma della legge sulla diffamazione all’esame del Senato contiene rimedi più dannosi della medievale sanzione del carcere".

 

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