Le ragioni politiche dello stallo sulla legge elettorale

Il Foglio

Gaetano Quagliariello e Lucio Malan del Pdl, hanno pesentato una bozza di riforma della legge elettorale che prevede un premio di maggioranza modesto e rigido di cinquanta seggi al partito che dovesse risultare vincitore delle elezioni. Si tratta di una modifica, apparentemente di dettaglio, al cosiddetto lodo Calderoli, cioè la proposta del senatore leghista che prevedeva un premio di maggioranza variabile e una soglia di coalizione del 40 per cento per accedere al premio. Ma sia il lodo Calderoli sia la proposta Quagliariello-Malan hanno scarse probabilità di essere approvate, così come ogni modifica dell’attuale sistema di voto. Le ragioni dello stallo sono tutte politiche e si individuano nei calcoli tattici, e di vantaggio, dei due principali partiti: il Pd e il Pdl. Il partito di Pier Luigi Bersani è il più interessato difensore dell’attuale legge elettorale, il porcellum. Nel Partito democratico sanno di essere destinati, salvo imprevedibili sorprese, alla vittoria alle urne, e dunque hanno un fortissimo interesse a che rimanga in vigore il sistema che senza soglie e senza sbarramenti attribuisce un consistente premio di maggioranza alla coalizione vincente.

Speculari sono i ragionamenti che si fanno dalle parti di Arcore, residenza di Silvio Berlusconi. L’ex presidente del Consiglio è contrario a qualsiasi riforma che smonti il meccanismo delle liste bloccate svuotando così difatto il potere di nomina dei singoli parlamentari che in questo momento spetta ai vertici dei partiti. Il Cavaliere teme fortemente un esproprio del Pdl da parte di una classe dirigente di cui a quanto pare non si fida fino in fondo. Malgrado le pressioni di Giorgio Napolitano e gli ammonimenti di Mario Monti, appare dunque altamente improbabile che la riforma elettorale veda la luce. La commissione Affari costituzionali del Senato è in questo momento a lavoro, e potrebbe comunque inviare in Aula in Senato uno o più ipotesi di riforma che tuttavia non troverebbero una maggioranza, certamente non in seconda lettura alla Camera dei deputati.

 

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