Amnistia per la Repubblica. Bolognetti: con Marco Pannella che sta dando corpo alla sua/nostra fame e sete di legalità.

Di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani e Direzione di Radicali Italiani: 

Marco Pannella è entrato nel 5° giorno di sciopero della sete. La sete di Marco è sete di legalità. La sua fame, che è nostra, è fame di verità. Pannella sta dando corpo, gambe, braccia alla lotta per interrompere la flagranza criminale nella quale da oltre 30 anni versa il nostro Stato. Sul blog l’antiperbenista è stato scritto: “Marco Pannella non è Marco Pannella: il suo corpo è ora la nostra Costituzione. E noi dobbiamo salvarla”.

Marco Pannella sta ricordando a chi resta muto, cieco e sordo, che il nostro Stato non rispetta la sua propria legalità e che la bancarotta in atto del sistema giustizia coinvolge milioni di persone.  

Pannella ci ricorda una volta di più quanto sia vero che “La strage di legalità ha sempre per corollario, nella storia, la strage di popoli”. Ci ricorda le morti silenziose che vanno consumandosi da 20 anni in carceri assurte a luoghi di tortura senza torturatori. Dal 1990 al 2011 si sono suicidati 1128 detenuti e decine di agenti di Polizia penitenziaria; nel solo 2012 contiamo 59 suicidi tra i detenuti. L’Osservatorio permanente delle morti in carcere racconta che ogni anno si tolgono la vita 60 detenuti e dieci agenti di Polizia Penitenziaria. Sono questi dei caduti sul campo dell’assenza di Stato di diritto e legalità. Agenti, detenuti, centinaia di caduti, vittime del mancato rispetto del dettato costituzionale e delle convenzioni internazionali sulla tortura.

Con il suo Satyagraha Marco Pannella ci ricorda che la strada maestra per affrontare e risolvere la quotidiana violazione delle convenzioni a tutela dei diritti umani e del dettato costituzionale vive in un provvedimento di amnistia, che è amnistia per una Repubblica assurta al ruolo di delinquente professionale, per uno Stato pluricondannato dalla Corte di giustizia europea per la non ragionevole durata dei processi.

Non possiamo e non vogliamo rassegnarci a subire, a dover vivere in un Paese che ogni giorno tradisce la sua propria legalità, negando giustizia, diritto e diritti.

Il 13 dicembre, il leader radicale, riferendosi alla visita di Giovanni Paolo II in Parlamento, ha detto: “Era venuto in questo palazzo(nello stato di Cesare pur essendo il rappresentate di Pietro) a predicare la buona parola.  Clemenza, aveva detto. Noi abbiamo tradotto in Amnistia perché c’era più bisogno di riforma, di legge che di clemenza”.

Nel 1995, nel corso di una lunga iniziativa nonviolenta, Marco Pannella scriveva: “La nostra iniziativa nonviolenta ha come dogma di aiutare il potere a fare quello che esso secondo le proprie leggi vuole e deve fare, e sarebbe un atto di violenza voler imporre al potere qualcosa che non gli è consentito dalle sue leggi. Noi stiamo lottando. Non possiamo sparare perché non siamo violenti e quindi spariamo amore, dialogo e lotta di questo genere e gandhiana perché è in corso l’ennesimo crimine di Stato, di partitocrazia, di regime”.

Ecco, il “potere”, la Presidenza della Repubblica, facciano quanto devono per interrompere la flagranza di reato in atto contro i diritti umani e la Costituzione.

Per parte mia intendo sostenere l’iniziativa di Marco Pannella con 24 ore di sciopero della fame e della sete a partire dalla mezzanotte di oggi.

Signor Presidente della Repubblica, Marco Pannella sta dando corpo a quella “prepotente urgenza” che – ahimé, ahinoi – Lei sembra aver dimenticato piuttosto in fretta. Nella sete e nella fame di Pannella, Presidente, c’è amore, tentativo di dialogo e il desiderio di spezzare la situazione criminale nella quale siamo precipitati e che rischia definitivamente di travolgerci.  

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