Veronesi: l’azione di Pannella può dare inizio a una rivoluzione

Intervista a Umberto Veronesi sull’iniziativa nonviolenta di Marco Pannella:

«Io sono molto solidale con Marco, perché il sistema giudiziario e carcerario italiano vanno profondamente riformati. Credo che questa sua azione molto violenta – perché uno sciopero della fame e della sete è un’azione violenta – possa dare inizio a una rivoluzione. Non si tratta di ritoccare qua e là, l’amnistia va bene per sfollare un po’ ma non è un’obiettivo finale; va benissimo come un fatto transitorio ma bisogna proprio rifare il concetto del carcere».

– Ma lei si candiderà in una lista Rosa nel Pugno “per la giustizia e l’amnistia” come le chiede Pannella?

«Io non mi candido, ormai sono fuori dal giro delle candidature. Se serve posso dare il mio appoggio morale, intellettuale, di una vita lunghissima vissuta da medico».

– Tra l’altro si è impegnato molto anche per l’abolizione dell’ergastolo.

«Certo: io conosco degli ergastolani, so la vita che fanno e sono veramente scandalizzato, perché questa è proprio la punizione per vendetta: sei stato cattivo, sei stato un delinquente, anche il peggiore fra i delinquenti, adesso devi morire in carcere. È inconcepibile: questa è una pena di morte prolungata nel tempo». 

– Anche perché lei dice “la mente cambia”, comunque.

«La mente cambia. Questo è quello che ormai le neuroscienze hanno provato. Il nostro cervello è plastico, può rinnovarsi, possiamo ri-plastificarlo proprio come la plastilina, perché cambia. Io conosco bene il sistema norvegese, dove più di venti anni [di carcere]non si possono dare, neanche al peggiore dei delinquenti. Di solito già dieci anni sono una forte punizione, allora dopo dieci anni di rieducazione non hanno recidiva, pochissime recidive. Il carcere deve essere una scuola, il carcerato deve avere subito[…] un’attività di rieducazione e di recupero. Questo è il concetto moderno del carcere, non deve essere una vendetta».

– Fino ad ora però i politici non sembrano molto interessati a questa battaglia che sta facendo Pannella.

«Se ne fregano, sì, per adesso. Ma si ricordi che le rivoluzioni arabe sono nate da persone che si sono date fuoco, in Tunisia».

 

L’intervista a Repubblica.it

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