Cannabis terapeutica La Puglia apre il “club”

Avvenire
Francesca Lozito

È difficile importare derivati dalla cannabis? E allora ce la coltiviamo da soli. Suona quasi incredibile l’iniziativa presentata mercoledì a Racale in provincia di Lecce. Qui è stato inaugurato il primo cannabis social club italiano. Un luogo dove coltivare le piante di cannabis. L’iniziativa ha ricevuto la benedizione del sindaco del paese salentino, Donato Metallo, di alcuni esponenti politici come l’onorevole Bernardini dei Radicali e di Mina Welby dell’associazione Coscioni.

I promotori sono Lucia Spiri e Andrea Trisciuoglio, due giovani pugliesi malati di sclerosi multipla e in cura da circa un anno con il "Bedrocan", un derivato sintetico della cannabis che viene somministrato in via sperimentale all’ospedale di Casarano, sempre in Puglia, importato dall’Olanda (in Italia non è possibile produrre teatracannabinoidi e derivati dalla cannabis in generale). Gli organizzatori dell’iniziativa, che per l’occasione hanno anche costituito una apposita associazione, "Lapiantiamo", sostengono di aver avuto circa un migliaio di richieste di adesione di malati come loro che vogliono entrare nel "club".

L’iniziativa prende le mosse dalla difficoltà dichiarata da Spiri e Trisciuoglio di ottenere il "Bedrocan", per il quale è necessario sottoporsi a una trafila burocratica con tempi lunghi. Ma in Puglia è possibile farselo prescrivere grazie a una delibera della Regione che consente alle farmacie ospedaliere di importare il medicinale.

Come avviene del resto in quelle regioni in cui la legge sulla importazione della cannabis a scopo terapeutico è passata: Toscana, Liguria (qui è stata però impugnata dal Governo perché in contrasto con le norme nazionali), Veneto, Marche e da ultima l’Emilia Romagna.

Facile pensare che queste iniziative siano il preludio alla liberalizzazione su vasta scala delle droghe cosiddette leggere, ma gli organizzatori dell’iniziativa mettono le mani avanti: «Non vogliamo – spiega il legale dell’associazione Lapiantiamo, Ivana De Leo legalizzare la droga, vogliamo che la canapa sia riconosciuta come terapia. E noi, questo deve essere chiaro, siamo contrari – sottolinea – alla canapa come uso ludico».

Più di un anno fa la lettera della Spiri, 31 anni, da circa dieci malata di sclerosi multipla fece scalpore: descriveva il suo calvario di ammalata giovane e che aveva dovuto sottostare a diverse terapie per calmare gli effetti della sua patologia, senza nessun risultato forte. La giovane è entrata nella sperimentazione di Casarano, dunque, e oggi sostiene di aver eliminato grazie alla cannabis qualsiasi altro farmaco. Ma gli studi internazionali, da ultimo quello pubblicato nei primi giorni di quest’anno dal Drugand Therapeutics Bulletin forniscono dati scientifici a conferma ulteriore dei dubbi, già manifestati in altri studi, sui concreti benefici apportati da un altro derivato dalla cannabis, il Sativex, che contiene estratti di cannabis sativa, assumibile attraverso uno spray, per bocca.

 

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