Nuova sede della Provincia di Roma e S.D.O: uno scandalo ben poco noto all’opinione pubblica

di Giovanni De Pascalis.  

Il nuovo edificio sede unica – con l’eccezione della sede centrale storica in p.zza Venezia –  della Provincia di Roma e la lunghissima, travagliata vicenda storica dello S.D.O. (Sistema Direzionale Orientale) si intrecciano strettamente e indissolubilmente. Iniziamo dallo S.D.O. il più importante, significativo ed ambizioso progetto urbanistico mai concepito per la città di Roma in era moderna. Il Piano Regolatore Generale del Comune di Roma approvato nel 1962 – che porta in calce la firma del grande urbanista Luigi Piccinato – è caratterizzato da un’idea strategica fondamentale: quella di realizzare lungo l’intero arco delle periferie orientali di Roma, da Pietralata fino a Cinecittà, una nuova, immensa area direzionale DECENTRATA (cioè ubicata sul margine periferico della città, in quel momento,consolidata), con un’estensione totale di 780 ettari (!!!) un’immensa area che avrebbe dovuto ospitare tantissimi importanti uffici pubblici, a cominciare da molti ministeri, sedi centrali e locali di enti, sedi universitarie, ecc. ma che, col passare del tempo, avrebbe dovuto attrarre anche uffici privati di vario tipo, trasferiti, quindi, dal centro storico della città (che giustamente veniva ritenuto  inadatto ad ospitare l’enorme quantità di uffici e sedi istituzionali che si erano colà accumulati nel corso dei decenni dopo la proclamazione di Roma quale nuova capitale d’Italia). Insomma: per semplificare, un nuovo quartiere EUR moltiplicato però per 4 o per 5… La questione era antica: fin dai primi mesi dopo il 20 settembre 1870 si era posto il problema di dove ubicare, a Roma, il Parlamento, i ministeri, gli uffici giudiziari, ecc. Il Barone Georges Eugène Haussmann, che aveva realizzato la grandiosa ricostruzione di Parigi tra il 1852 e il 1870, nel 1871 consigliò al Governo italiano di realizzare una nuova città moderna e funzionale, accanto a quella antica, dove “vi è un monumento insigne ogni cento passi”. Ma Quintino Sella rispose ad Haussmann che lo Stato italiano aveva gravi difficoltà finanziarie e non aveva risorse (tanto per cambiare) per poter realizzare a Roma un intervento urbanistico così importante. Novant’anni dopo, nel 1962, il problema di liberare il centro storico dal soffocamento dei ministeri, delle sedi politiche-istituzionali, ecc. ecc. si poneva sempre uguale ed anzi aggravato dall’invasione quotidiana delle automobili. Così si arrivò all’ambiziosa idea progettuale del Piano Regolatore del 1962. Il Sistema Direzionale Orientale avrebbe dovuto dipanarsi lungo un “asse attrezzato” cioè una sorta di viale amplissimo, lungo quasi 9 chilometri. Le cubature previste erano enormi. Sicuramente esagerate: si prevedevano infatti 40 milioni di metri cubi di nuove edificazioni direzionali e terziarie (!!!) poi però, già pochi anni dopo, ridotte alla metà… Entrato definitivamente in vigore il Piano Regolatore nel 1965, il progetto dello S.D.O. restò però, incredibilmente,  totalmente inattuato per i successivi 25 anni. I terreni facenti parte dell’area destinata alla realizzazione dello SDO, vietati alle edificazioni residenziali private, furono via via occupati da edificazioni a carattere pubblico locale, che servirono anche a compensare i vari quartieri della periferia orientale di Roma del mancato rispetto degli standard urbanistici previsti dalle leggi urbanistiche nel corso dell’edificazione dei nuovi quartieri periferici: asili, scuole, giardini pubblici, parcheggi, sedi di municipio, centri anziani, centrali elettriche, case economiche e popolari, l’ospedale Sandro Pertini a Pietralata, ecc. ecc. In altre parole, i terreni che avrebbero dovuto essere utilizzati per realizzare la nuova enorme area direzionale di Roma, al fine di alleggerire il centro storico dalla pesante “occupazione” da parte di ministeri, sedi istituzionali, ecc. furono invece utilizzati, dopo il 1965, come riserva di suolo per assicurare ai nuovi quartieri periferici del quadrante Est della città dotazioni di servizi pubblici. La grande idea strategica del Sistema Direzionale Orientale si trasforma, nella realtà delle cose, in una semplice operazione di interventi di riqualificazione urbana… L’unica eccezione a questo corso delle cose si ha nell’area riservata allo SDO a Pietralata (tra la via Tiburtina e il fiume Aniene) rimasta miracolosamente abbastanza libera da edificazioni (unica eccezione: l’ospedale Sandro Pertini), più poche altre tre aree di minore importanza tra Tiburtina, Prenestina e Casilina. Dopo tanti anni, finalmente, nel 1990, il Parlamento e il Governo ebbero un sussulto e si ebbe così una svolta di grande importanza: l’approvazione, da parte del Parlamento, nel dicembre 1990, della legge n.396 “Interventi per Roma, capitale della Repubblica” ovvero, la legge per “Roma capitale”. Tale legge prevede espressamente, tra gli obiettivi da perseguire, la realizzazione del “Sistema Direzionale Orientale, detto più brevemente S.D.O.” A questa svolta seguì l’approvazione, il 20 aprile 1995, da parte del Comune di Roma, del “Progetto Direttore per l’attuazione dei comprensori direzionali di Pietralata, Tiburtino, Casilino e Centocelle” previsti dal Piano Regolatore vigente della città di Roma (vigente nel 1995). Anche la delibera del “Progetto Direttore” rappresentò dunque un ulteriore, importante passo avanti in direzione di un attuazione, sia pure in dimensioni molto più piccole, dell’idea strategica del Sistema Direzionale Orientale quale era stata concepita nel 1962. Nel 1998 il governo Prodi rassicura l’allora sindaco di Roma Francesco Rutelli sull’approvazione dell’accordo di programma, per la realizzazione dello SDO, in tempi brevi. Si giunge al 2001, sindaco Walter Veltroni, e a Pietralata vengono notificati tutti gli atti di esproprio. Inizia, dunque, la fase di acquisizione delle aree da parte del Comune di Roma. In pochi anni, 130 ettari di terreno di alto valore urbanistico – perché vicinissimi alla stazione Tiburtina e ottimamente serviti dalla metropolitana B attraverso la stazione “Quintiliani” –  vengono effettivamente espropriati con una spesa di 120 miliardi di lire (circa 80 milioni di euro di oggi) DEI QUALI 65 A CARICO DELLO STATO !!! L’ulteriore decisiva svolta è rappresentata dalla firma  dell’Atto di Intesa del 9 settembre 2003: “Atto di Intesa tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Comune di Roma per la rilocalizzazione delle sedi della pubblica amministrazione e per la riqualificazione dell’area di Pietralata”. E’ da sottolineare come, a questo punto, sia scomparso ogni progetto per il Tiburtino, il Casilino e Centocelle (nel frattempo, l’enorme area dell’ex aeroporto di Centocelle, una delle aree più importanti per il progetto dello SDO, è stata vincolata all’inedificabilità totale da parte della  Soprintendenza ai Beni archeologici): infatti si parla ormai soltanto dell’area di Pietralata. L’Atto di Intesa del 2003 è però una svolta da due diversi punti di vista: se rappresenta una passo avanti di tipo esecutivo verso la realizzazione dello SDO nell’area di Pietralata – perché si elencano addirittura i metri quadrati di superficie utile assegnati a 4 diversi enti pubblici ai fini della realizzazione delle loro nuove sedi a Pietralata – d’altra parte rappresenta anche UN’INCREDIBILE RIDIMENSIONAMENTO AI MINIMI TERMINI del progetto complessivo dello SDO. Infatti i metri quadrati di superficie utile lorda (la somma dei metri quadrati dei pavimenti dei vari piani di un edificio) complessivamente assegnati E’  MINUSCOLA: per il Ministero dell’Ambiente sono previsti 83 mila metri quadri, per l’Università La Sapienza 60 mila, per l’ISTAT ancora 60 mila, per la Provincia di Roma solo 15 mila…!!!! In totale, dunque, per lo SDO di Pietralata sono previsti SOLTANTO 218 mila metri quadri…!!!! Si consideri che se anche si ipotizzasse di edificare solamente un quarto dei 130 ettari espropriati a Pietralata, quindi attualmente di proprietà pubblica, l’edificazione risultante potrebbe tranquillamente assommare superfici utili lorde per oltre 650 mila metri quadri !!! Insomma, lo SDO che dovrebbe nascere a Pietralata, 40 dopo l’entrata in vigore del Piano Regolatore del 1962, sarà uno SDO “LILLIPUZIANO” !
 
I due casi dell’ISTAT e della Provincia di Roma sono specularmente opposti. Per l’ISTAT, che ha a Roma circa 2000 dipendenti, una nuova sede da 60 mila metri quadri rappresenta una sede faraonica, gigantesca. Calcolando una media di 20 metri quadri di superficie utile per ciascun dipendente (in realtà una media oltremodo generosa e abbondante) una sede di 60 mila metri quadri permetterebbe di ospitare, comodamente, ben 3000 dipendenti…!!! La Provincia di Roma, dal canto suo, dal 2005 in poi coltiva l’idea di riunire in una nuova sede unica gran parte dei suoi dipendenti, dismettendo la maggior parte delle 7-8 sedi diverse sparse in tutta Roma, anche se con l’eccezione della sede centrale, e storica, di Palazzo Valentini a p.zza Venezia (e forse con l’ulteriore eccezione della sede di Monteverde vecchio?) Ipotizzando un numero complessivo di dipendenti della Provincia da assegnare alla nuova sede di Pietralata pari a duemila, servirebbe una superficie utile di circa 38 mila metri quadri. Invece nell’Atto di Intesa del 2003 si assegnano alla Provincia solamente 15 mila metri quadri. Perché? Non lo sappiamo… Si può solo immaginare che la Provincia di Roma, in quel momento – settembre 2003 – guidata da Enrico Gasbarra, avesse deciso di spostare nella nuova sede di Pietralata non più di 700-800 dipendenti. Sta di fatto che il Presidente Gasbarra cambia rapidamente idea: dopo una stasi di circa 3 anni, nel 2006 la Provincia di Roma firma un contratto di promessa di locazione (un contratto analogo al contratto preliminare di acquisto, ma relativo ad una locazione) relativo al GRATTACIELO PER UFFICI (noto come “Torre Transit”) di altezza complessiva pari a circa 125 metri, che i Parnasi (nota famiglia di costruttori romani) stanno per iniziare a costruire in località Castellaccio, immediatamente a Sud dell’EUR (ma la costruzione inizierà solo nel 2010). La motivazione che viene data dalla Provincia è che l’area disponibile nello SDO di Pietralata non soddisfa le necessità della Provincia… Per forza!!! E’ evidente che 15 mila metri quadri di superficie utile sono effettivamente molto poco se uno vuole realizzare una nuova sede per oltre duemila dipendenti… MA PERCHE’ GASBARRA, DOPO AVER FIRMATO UN ATTO DI INTESA (2003) CHE PREVEDE CHE LA PROVINCIA REALIZZI A PIETRALATA SOLO UN EDIFICIO RELATIVAMENTE PICCOLO (15 MILA MQ) TRE ANNI DOPO, AVENDO CAMBIATO TOTALMENTE IDEA SULLE NECESSITA’ IMMOBILIARI DELLA PROVINCIA, DECIDE NON DI CHIEDERE AL COMUNE DI ROMA DI POTER REALIZZARE A PIETRALATA UN EDIFICIO MOLTO PIU’ GRANDE DI QUELLO PREVISTO NEL 2003, MA INVECE DI ABBANDONARE COMPLETAMENTE L’OPZIONE PIETRALATA????? Nel 2009 arriva un nuovo colpo di scena: il nuovo Presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, eletto nell’aprile del 2008, decide di trasformare la promessa di locazione voluta dal suo predecessore in una promessa di acquisto. Quindi la Provincia acquisterà il grattacielo dei Parnasi, al prezzo di 263 milioni di euro…!!!! Più esattamente: 218 milioni è il prezzo da pagare ai costruttori, ai quali vanno aggiunti 45 milioni di IVA da pagare allo Stato. La Provincia di Roma difende la sua scelta affermando, INCREDIBILMENTE, che per la Provincia l’acquisto del grattacielo sarà a costo zero. Perché la Provincia ricaverà i soldi necessari dalla vendita di tutte le sue proprietà immobiliari nella città di Roma e poi si deve calcolare il risparmio ottenuto riunendo in una nuova sede unica tutti i suoi dipendenti (ad eccezione di quelli di Palazzo Valentini): un risparmio di vari milioni all’anno, secondo la Provincia. Peccato che pagare qualcosa con il ricavato di vendita del proprio patrimonio non significa proprio per niente PAGARE UN COSTO ZERO. E, inoltre, il ricavato di vendita del proprio patrimonio lo si può utilizzare in mille modi diversi: lecitamente o illecitamente, ragionevolmente o irragionevolmente, lo si può investire oculatamente per il bene della collettività o invece lo si può sperperare… La vera questione è: QUANTO SAREBBE COSTATO ALLA PROVINCIA ACQUISIRE DAL COMUNE DI ROMA UN’AREA DI ESTENSIONE PARI A CIRCA 1,2 ETTARI NEL COMPRENSORIO STRATEGICO DI PIETRALATA, ESPROPRIATO CON SOLDI DELLO STATO, FARE UNA GARA DI APPALTO E FAR COSTRUIRE DAL VINCITORE DELLA GARA D’APPALTO UN EDIFICIO DI SUPERFICIE UTILE LORDA PARI A 42 MILA METRI QUADRI ? In base a dati di fatto (come il costo previsto per la realizzazione, proprio a Pietralata, del nuovo grande edificio dell’Università La Sapienza, di 71500 metri quadri, per 100-110 milioni di euro) si può affermare senza incertezza che il costo di costruzione non sarebbe superiore a 75 milioni tutto compreso, compresa la progettazione [infatti: 1700 euro/mq x 42000 mq = 71,4 milioni] mentre il costo di acquisizione dell’area edificabile a Pietralata dal Comune di Roma non sarebbe superiore a massimo 8 milioni tutto compreso (ricordiamo che i 130 ettari del comprensorio strategico di Pietralata sono stati espropriati ad un costo di circa 700 mila euro per ettaro). In totale, andando a realizzare la sua nuova sede a Pietralata, la Provincia di Roma avrebbe dovuto pagare non più di 83 milioni di euro tutto compreso!  STA INVECE ANDANDO A PAGARE 263 MILIONI DI EURO (ma Storace dice 280!) cioè PIU’ DEL TRIPLO DI QUANTO SAREBBE STATO SUFFICIENTE…!!!! Chiariamo meglio la natura di quello che sta accadendo: andando ad acquistare un grattacielo privato dal suo costruttore, la Provincia non sta soltanto andando a pagare il mero costo di costruzione del grattacielo (che ha comunque sicuramente un costo più elevato rispetto a un normalissimo palazzo di 7 – 8 piani) quindi non sta andando a pagare solo i 2000-2200 euro al metro quadro che possiamo ipotizzare quale costo di costruzione dell’edificio, ma ANCHE IL VALORE FONDIARIO DELL’EDIFICIO, cioè il valore della semplice UBICAZIONE del terreno edificato (a Roma, nei pressi dell’EUR, ecc.) quale è storicamente affermato nel mercato immobiliare di Roma (le case non si pagano al semplice costo di costruzione – 1100 – 1300 euro al metro quadro – ma molto, molto di più: anche 5000 – 6000 euro a metro quadro). Per evitare di pagare il valore fondiario di un immobile un ente pubblico ha un solo sistema: l’esproprio di un terreno che non sia stato dichiarato edificabile, quindi ad un costo moderato. Guarda caso è esattamente quanto realizzato nel comprensorio di Pietralata: lì ci sono 130 ettari di proprietà pubblica, perché espropriati nel 2001-2002 ad un costo sicuramente basso, circa 750 mila euro per ettaro!!!
 
Ma c’è di più! La sede realizzata nel comprensorio strategico di Pietralata sarebbe ubicata in un’area meravigliosamente ben servita dai trasporti pubblici: infatti tutti gli edifici previsti nello SDO di Pietralata sono ubicati in un raggio di 400 metri dalla stazione della metropolitana B di “Quintiliani” stazione strategicamente ubicata esattamente al centro del comprensorio. Inoltre a non più di 500-600 metri dalla stazione Tiburtina e quindi dall’anello ferroviario, che, in un prossimo futuro, con ogni probabilità, ospiterà una metropolitana circolare ad anello. Invece, il grattacielo di Parnasi in località Castellaccio, a Sud dell’EUR, è molto mal collegato alle infrastrutture di trasporto pubblico: dista 1800 metri dalla più vicina stazione della Metro B, 1500 metri dalla più vicina stazione della metropolitana Roma-Ostia Lido, è lontanissimo dall’anello ferroviario… Ancora, mentre il comprensorio di Pietralata si trova a 5 chilometri da p.zza Venezia, ove è ubicata la sede storica e centrale della Provincia, il grattacielo di Parnasi si trova a 9 chilometri da p.zza Venezia…!!! Quindi, in conclusione, la scelta di acquistare il grattacielo per farne la nuova sede unica della Provincia di Roma, appare una STRONZATA anche dal punto di vista logistico: è una sede molto più scomoda e fuori mano per chi si sposti con i trasporti pubblici di quanto sarebbe una sede nel comprensorio strategico di Pietralata. 
 
E intanto, che fine ha fatto il nuovo edificio dell’ISTAT, il faraonico nuovo edificio da 60 mila metri quadri previsto sempre a Pietralata? Dopo incredibili vicissitudini, liti degli architetti che avevano partecipato al concorso architettonico, stop and go da parte del Comune di Roma, inserimento dell’opera all’interno delle opere da realizzarsi per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ecc. dopo tutti questi anni l’ISTAT non ha ancora neppure aperto il cantiere. Anzi, sembra che i vertici dell’ente statistico abbiano abbandonato l’idea di realizzare la loro nuova sede a Pietralata…!!! Vediamo cosa è accaduto negli ultimi anni utilizzando alcune informazioni trovate in rete:
 
In data 25 gennaio 2007 l’Istat ha stipulato con il Comune di Roma la Convenzione per l’acquisizione in proprietà dell’area assegnata nel comprensorio di Pietralata. Per la costruzione ex-novo di una propria sede unica l’ente si è rivolto alle maggiori istituzioni attive nel settore delle opere pubbliche per far svolgere loro il ruolo di stazione appaltante e quindi adottare gli atti amministrativi conseguenti, mantenendo tuttavia il necessario controllo sugli obiettivi finali. A seguito di un accordo intervenuto tra l’ISTAT e il Comune di Roma, nel gennaio 2007 il Provveditorato alle OO.PP. del Lazio ha dunque bandito una gara internazionale per la progettazione definitiva dell’opera. Nel giugno 2008, l’Ente, essendo sorti dubbi sulla conformità dei progetti in gara agli strumenti urbanistici, ha chiesto al Provveditorato la revoca della gara di progettazione, soprattutto in considerazione del fatto che, nel frattempo, la nuova sede unica dell’ISTAT era stata inserita nel programma degli interventi celebrativi per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Infatti, il particolare regime accordato alle opere del programma sembrava in grado di abbreviare notevolmente i tempi delle procedure di aggiudicazione. A settembre 2008 viene bandita una gara sulla base del progetto preliminare approvato a suo tempo dal Comune di Roma. La gara è stata successivamente sospesa e poi annullata, in quanto l’amministrazione comunale aveva ritenuto la progettazione preliminare non più compatibile con l’approvando Piano di zona per il comprensorio di Pietralata. In assenza del provvedimento di approvazione definitiva delle variazioni urbanistiche da parte del Comune di Roma, l’ISTAT nell’ottobre 2009 ha dovuto rinunciare alla partecipazione nel programma celebrativo, in quanto i tempi di esecuzione di una nuova gara e quelli necessari per la realizzazione della sede erano divenuti incompatibili con il termine finale del programma stesso, fissato per l’anno 2011.
 
Intanto, nel gennaio 2009 parte una lettera dell’assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Roma Ghera, con un messaggio preciso: la giunta Alemanno considera il progetto tutto da rivedere e dunque impone uno STOP al piano. Resta che l’operazione Pietralata è costata fino ad ora all’ISTAT circa 15 milioni. Passa un anno e mezzo e, nel giugno 2010, i lavori di ristrutturazione della sede ISTAT di via Cesare Balbo finiscono sotto la lente della Procura di Roma. Il sostituto procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Saieva, ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di abuso di ufficio per accertare come mai l’ente, all’epoca guidato da Luigi Biggeri, abbia stipulato due convenzioni (nel 2002 e nel 2009) con il Provveditorato alle opere pubbliche del Lazio, prima guidato da Angelo Balducci e poi da Giovanni Guglielmi, per la messa a norma degli impianti, al prezzo complessivo di 14 milioni di euro. Il primo lotto di lavori, per un importo presunto di 7 milioni di euro fu affidato alla Igit di Bruno Ciolfi (coinvolto nell’inchiesta per gli appalti della Protezione Civile della Procura di Firenze insieme allo stesso Balducci, Diego Anemone e a Guido Bertolaso) direttamente dal Provveditorato del Lazio, senza espletare le previste gare pubbliche, grazie alla decisione dell’ISTAT di mettere il segreto di Stato sui lavori. Il 29 aprile 2009, l’allora direttore generale dell’ISTAT, due giorni prima di andare in pensione (il 1° maggio 2009) firmò una seconda convenzione con il Provveditorato, sempre per fare lavori di messa a norma degli impianti della sede di via Balbo per ulteriori 7 milioni. Ma per questo secondo lotto il contratto non è stato ancora affidato. L’interesse degli inquirenti alla vicenda è iniziato qualche mese fa, quando  il settimanale Panorama pubblicò la notizia dell’appalto. Da allora il consiglio di amministrazione dell’ente, guidato dall’agosto scorso da Giovannini, ha aperto un’indagine interna, per capire come mai ai lavori fosse stato applicato il segreto di Stato. Sono state cercate le carte, sono stati chiesti chiarimenti al Provveditorato. Risultato: di carte l’ISTAT ne ha trovate poche e il Provveditorato sembra preoccuparsi di altro. In compenso il presidente Giovannini ha scoperto che anche la messa in opera del parquet del suo ufficio è coperta da segreto di Stato.
 
Ed ora? Vediamo cosa scrive, su internet, “Il Foglietto” nell’estate 2011:
 
“…Ora, viene segnalata la frenetica attività di un gruppo di esperti, nominato da Enrico Giovannini, succeduto a Biggeri nell’agosto 2009, che potrebbe dimostrare che quella di Pietralata è stata una scelta inadeguata. Intanto, i canoni di locazione per le varie sedi romane dell’ISTAT bruciano annualmente circa 13 milioni di euro. Il mutuo per edificare la sede di Pietralata, da tempo disponibile presso la Cassa Depositi e Prestiti, se attivato, costerebbe meno di 7 milioni l’anno, con un risparmio di 6 milioni annui, per tutta la durata del mutuo, e di 13 milioni annui, a mutuo ultimato. Nonostante la semplicità dei conti, gli organi di governo dell’ISTAT non sembrano attratti dal progetto Pietralata, dove da tempo il Comune ha previsto attività commerciali, asili nido, accesso diretto alla nuova stazione Tiburtina e quant’altro. Nel frattempo, l’ente di via Balbo continua a pagare per i canoni di affitto dei suoi vari locali sparsi in varie zone di Roma 13 milioni di euro…!!!”
 
Tornando alla Provincia di Roma, resta da chiedersi, ed è un punto decisivo, come mai prima Gasbarra e poi Zingaretti non abbiano chiesto, rispettivamente, prima a Veltroni, successivamente ad Alemanno, di poter acquisire nel comprensorio di Pietralata una superficie utile lorda sufficiente per le necessità dell’ente Provincia, VISTO CHE A PIETRALATA RESTANO SEMPRE QUEI 130 ETTARI DI TERRENO DI ALTO VALORE URBANISTICO E, SOPRATUTTO, DI PROPRIETA’ PUBBLICA, PERCHE’ ESPROPRIATI NEL 2001-2002… Se 15 mila metri quadri di superficie utile lorda – quella che era stata assegnata alla Provincia nell’ambito dell’Atto di Intesa del settembre 2003 – sono chiaramente insufficienti per realizzare una nuova sede unica, se occorrono circa 42 mila metri quadri, allora perché non sono stati richiesti da parte della Provincia di Roma al Comune di Roma? Si noti che anche se si concedesse ai 4 enti pubblici l’intera dotazione di superfici utili da esse richieste nel corso degli anni, tra il 2004 e il 2010, quindi anche aumentando le superfici utili lorde rispetto a quel totale minuscolo, pari a 218 mila MQ che era stato previsto nel 2003, si avrebbe sempre una superficie totale relativamente piccola (relativamente al terreno pubblico disponibile a Pietralata e relativamente al progetto generale dello S.D.O.) Quanto servirebbe, infatti, ai quattro enti, in base alle informazioni emerse fino ad oggi? Ministero Ambiente: 83 mila MQ; Università La Sapienza: 71,5 mila MQ; ISTAT: intorno a 52 mila MQ; Provincia di Roma: 41-42 mila MQ. In totale otteniamo circa 248 mila metri quadri, che rispetto ai 218 mila previsti nel 2003 corrisponde a un aumento del 13,7 per cento: un aumento modesto e del tutto accettabile, da ogni punto di vista, sia urbanistico che economico, se si tiene conto che i 218 mila metri quadri previsti nel 2003, come abbiamo già sottolineato, rappresentavano comunque UN TOTALE PICCOLISSIMO IN PROPORZIONE AI 13O ETTARI COMPLESSIVAMENTE ESPROPRIATI, CON IL CONTRIBUTO DECISIVO DELLO STATO, PER LA REALIZZAZIONE DELLO SISTEMA DIREZIONALE ORIENTALE NEL COMPRENSORIO STRATEGICO DI PIETRALATA.
 
Nel frattempo, a 12 anni di distanza dall’avvio delle procedure di esproprio finanziate per più del 50 per cento dallo Stato, l’unico ente pubblico che sta andando a costruire la sua nuova sede nel comprensorio di Pietralata è l’Università La Sapienza…!!! INFATTI ANCHE IL MINISTERO DELL’AMBIENTE, L’ENTE PUBBLICO A CUI NEL 2003 ERA STATA ASSEGNATA LA QUOTA PIU’ CONSISTENTE DI SUPERFICIE UTILE LORDA DA REALIZZARE A PIETRALATA (83 MILA MQ) SEMBRA AVER RINUNCIATO ALL’INTENZIONE DI REALIZZARE LA SUA NUOVA SEDE A PIETRALATA…. Facendo dunque un bilancio complessivo dell’intera vicenda, a 50 anni dall’approvazione del Piano Regolatore Generale del 1962, che conteneva l’idea strategica e ambiziosissima di un gigantesco Sistema Direzionale Orientale esteso per quasi 9 chilometri lungo le periferie orientali di Roma, a 10 anni dall’esproprio di 130 ettari (!) nel comprensorio di Pietralata, lo SDO si è fino ad oggi tradotto nella realizzazione soltanto di una nuova sede dell’Università La Sapienza… Nient’altro che questo…!!!! E’ incredibile…!!! E intanto, la Provincia di Roma acquista un grattacielo malamente collegato e quindi logisticamente infelice al prezzo di263 milioni, spendendo quindi 180 milioni in più di quanto sarebbe stato sufficiente…

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