La corsa delle donne, Bonino in pole

da La Repubblica
Giovanna Casadio

«È il momento del cambiamento e di una donna al Quirinale? Mah, i leader politici italiani dicono di volere il cambiamento, dire è una cosa, volere davvero è un’altra… quella che temo prevalga è la volontà di sopravvivere nello stesso modo di sempre». Emma Bonino non molla mai, per carattere, però è realista. Del resto, basta vedere com’è andata nell’assemblea dei deputati del Pd, ieri. Una cronaca che merita di restare agli atti. Bersani ha usato una formula un po’ contorta per dire che al Colle potrebbe andarci una donna. Trai requisiti del candidato – ha detto il segretario – ci sono «il profilo internazionale, la parità di genere…». E qui, Beppe Fioroni (fan di Franco Marini) ha osservato prontamente se si stava per caso parlando di un ermafrodito, essendo la presidenza della Repubblica una carica monocratica… Molti hanno riso, il toscano Antonello Giacomelli l’ha buttata in caciara. «Sì, si è allentata la tensione – giustifica Pippo Civati – comunque abbiamo pensato tutti che nella rosa dei nomi per il Colle proporremo delle donne e che una donna avrà buone chance».

I fatti si fermano qui. I nomi di donna circolano. Innanzitutto è nato il comitato “Bonino presidente”, fondato tra gli altri dal costituzionalista Alessandro Pace, da Renzo Arbore, Anna Fendi. Perché Bonino – leader radicale, una donna che ha fatto la storia della modernità e dei diritti civili in Italia, europeista, ex commissario Ue alle emergenze umanitarie, ex vice presidente del Senato eletta nelle file del Pd – è la più gettonata. Già lo fu nel 1999, però allora era popolare nella società e ignorata dalle forze politiche, tanto che le Camere riunite le regalarono una manciata di voti. Questa volta qualcosa si muove. Riccardo Nencini, il leader del Psi, che fa da ufficiale di collegamento con Bersani, l’ha incontrata ieri nella sede dei Radicali per dire che è lei il candidato per cui si batterà.

Si parla pure del ministro dell’Interno, ex prefetto, Annamaria Cancellieri. Paola Severino, il Guardasigilli del governo Monti, avvocato, è della partita. I Democratici segnalano una di loro, Anna Finocchiaro, ex presidente dei senatori, una salda cultura giuridica, stimata da molti nel Pdl e nella Lega. Non è sfuggito che, proprio ieri, Bobo Maroni, il governatore lumbàrd, abbia parlato dell’idea di una donna al Colle. È sembrato l’endorsement per Finocchiaro. Il tam-tam sulla candidata donna rilancia pure Laura Boldrini, la neo eletta presidente della Camera, ex rappresentante Onu per i Rifugiati, amatissima a sinistra. In ribasso le quotazioni di Rosy Bindi, la presidente del Pd, ritenuta troppo “divisiva”. L’altra caratteristica del candidato per il Quirinale dovrà essere infatti la “condivisione” tra le forze politiche. Per dirla con il vice segretario Pd, Enrico Letta, alla fine dell’incontro tra Bersani e Berlusconi, il prossimo presidente della Repubblica dovrà essere «di unità nazionale».

Una donna che unisce? Qui c’è un malinteso da dissipare, e riguardala “quota rosa”. Spiega sempre Bonino che l’universalismo della democrazia non prevede quote, né etniche né di genere. Ma una democrazia che funziona, richiede cambiamenti, svolte per essere all’altezza delle sfide. Forse che Obama è andato alla Casa Bianca perché afroamericano? Per i suoi sostenitori bipartisan, Bonino è la figura di cambiamento: laica, con una spiccata autonomia politica, una cultura istituzionale salda (il suo motto è quello di Jean Monnet “Gli uomini passano, le istituzioni restano”). «Rappresenterà con dignità l’unità nazionale», scrive in un appello Pace. Una persona «valorosa come Pertini», dice Arbore, se il patrimonio di esperienza politica, idealità, battaglie – inclusa la disobbedienza civile che l’ha portata in carcere – valgono qualcosa. Per i suoi detrattori invece non è nuova, ha attraversato I e II Repubblica, ha 65 anni. Tenuto conto della media di 80 anni dei capi di Stato italiani, è però una giovincella. Soprattutto, ha appoggiato Forza Italia nel 1994: è l’accusa. Bonino ne ha reso conto, e per il Pdl è la carta in più.

 

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