C’è ben altro di cui occuparsi

l’espresso
Paolo Izzo

Ho avuto la fortuna, insieme a centinaia di persone, di partecipare alle tre Giornate della Laicità di Reggio Emilia che si sono concluse domenica. Tanti relatori autorevoli hanno declinato, con bravura e sapienza, temi importanti, “sensibili”: dai progressi della scienza medica al potere secolare del Vaticano, dalla fecondazione al testamento biologico, dai rapporti tra media potere e religioni alle coppie di fatto, dal confronto con gli altri Paesi europei alla ricerca sulle staminali. Diritti civili e laicità, insomma, legati da quello che, felicemente, era il titolo della relazione introduttiva (e di un libro) di Stefano Rodotà: “Il diritto di avere diritti”. A essere giornalisti, ci sarebbe stato da scrivere un articolo per ognuno dei 17 incontri. Invece qualcosa s’è detto solo di Rodotà e della sua Lectio, per ovvi motivi legati all’imminente elezione del capo dello Stato. Certo, si dirà, c’era ben altro di cui scrivere in questi giorni concitati. Ma a guardare meglio, di fronte al “benaltrismo”, uno pensa sempre: ma con tutti i giornali e le pagine di giornale, i presidenti deputati senatori ministri consiglieri che ci sono, possibile che tutti ma proprio tutti si debbano occupare contemporaneamente solo di questo “benaltro”?

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