Immigrazione: il ministro Kyenge; subito legge sullo ius soli e stop al reato di clandestinità

La Repubblica
Corrado Zunino

Ma contro Kyenge insorge il Pdl Letta: “Temi importanti, non so se troveremo l’intesa”.
Il ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge, ha scelto di non fermarsi. Ieri ha rilanciato sullo “ius soli” preannunciando un decreto legge nelle prime settimane di governo sul diritto di cittadinanza da concedere in base alla nascita sul “suolo” (il territorio dello Stato) e non in base al “sangue” (i genitori).
Come testimonial del diritto alla cittadinanza per chi nasce in Italia, il ministro Kyenge vedrebbe con favore Mario Balotelli, il centravanti nero della nostra nazionale (nato a Palermo da genitori ghanesi, adottato da una famiglia bresciana e diventato cittadino italiano solo con il compimento dei diciott’anni di età). Balotelli, interpellato nel pomeriggio a San Siro dopo la partita vinta con il Torino grazie a un suo gol, si è detto pronto: “Sono sempre disponibile per la lotta al razzismo e alle discriminazioni”.
Il primo ministro nero della storia italiana – il più loquace del governo Letta – ha ribadito, ancora, che il reato di immigrazione clandestina va abolito: “Su questo lavorerò con il ministro dell’Interno Alfano”. Le sue parole hanno provocato una reazione a batteria da parte del Pdl, che attraverso Renato Schifani ha chiesto al premier Letta di invitare i suoi ministri a una “maggiore cautela” evitando “i proclami solitari”. In serata il presidente del Consiglio ha risposto spiegando che sulle questioni extra-fiducia – tra cui lo “ius soli”, appunto – sarà difficile trovare accordi. “Non prometto miracoli a nessuno, sono consapevole delle difficoltà”, ha detto Letta intervistato a Che tempo che fa: “Il tema della cittadinanza mi sta a cuore, ma so che per le materie fuori dal discorso che ha avuto la fiducia servono discussioni e non è scontato che ci siano intese. Io ci metterò del mio meglio, dovremo vedere se ci sono le possibilità”.
Ospite della trasmissione di Lucia Annunziata In mezz’ora, Cecile Kyenge aveva tenuto il punto sulle sue intenzioni, spiegando con pacatezza: “È difficile dire se riuscirò a far approvare la legge, bisogna lavorare sul buon senso e sul dialogo, trovare le persone sensibili.
È la società che lo chiede, il Paese sta cambiando”. Su Balotelli tedoforo istituzionale, la Kyenge ha detto: “So che sta subendo atti di razzismo, ma riesce a testa alta a dare un forte contributo all’Italia, che è il nostro paese”. In vista degli sbarchi sulle coste italiane che con il bel tempo prevedibilmente riprenderanno, Kyenge ha riaffermato: “Occorre rivedere la struttura dei centri di identificazione ed espulsione e lo stato di emergenza”. Bisogna, ha assicurato, “guardare alla direttiva europea che l’Italia ha ratificato in modo sbagliato”.
La permanenza di diciotto mesi nei Cie “deve essere una extrema ratio. La direttiva europea non chiede all’Italia di mettere nei centri di identificazione persone malate, fragili, minori, ma solo persone pericolose o criminali”.
La senatrice Pdl Anna Maria Bernini ha definito “fuori luogo “ le opinioni della Kyenge. La deputata Pdl Elvira Savino ha fatto ironia sulle parole dette in tv dal ministro: “Intende presentare anche un ddl sulla poligamia sulla scorta della sua esperienza familiare in Congo?. Se parte così, il governo rischia di non essere in sintonia con le esigenze reali della società”. Cecile Kyenge aveva spiegato che suo padre è cattolico e poligamo, i 38 figli, tra cui lei, li ha avuti da diverse donne: “In Congo un uomo può avere fino a quattro mogli e a me la presenza di tutti questi fratelli ha dato l’idea di vivere in una comunità”.
Matteo Salvini, segretario della Lega Lombarda, ha chiesto l’abolizione del ministero dell’Integrazione. Il Partito democratico per voce di Edoardo Patriarca ha difeso Kyenge: “Il ministro non fa proclami solitari, quanto esprime è da tempo sentito dalla popolazione italiana. Non vorrei che una parte del Pdl esprimesse solo una posizione ideologica”.

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