Scandalo dei rimborsi. L’assessore non va dal pm

La stampa
Alberto Gaino

Il silenzio è d’oro sui rimborsi per quasi 2 milioni di euro al centro dell’inchiesta della procura nei confronti di 56 consiglieri regionali. Fra chi ha chiesto e ottenuto di rinviare la propria convocazione in procura (il capogruppo Pdl, Luca Pedrale, e quello di Fratelli d’Italia, Franco Botta) e chi si è avvalso della facoltà di non rispondere (l’assessore leghista Giovanna Quaglia), ieri non è comparso un solo indagato in procura.

Trasparenza negata
A ciò si aggiunga che le notizie sull’inchiesta sono trapelate con grande fatica e solo parzialmente, per dettagli, significativi e talvolta suggestivi, altre irrilevanti. La procedura penale detta tempi chiari al segreto istruttorio ma, dopo gli interrogatori degli indagati, trattandosi di argomenti di interesse pubblico, si vorrebbe poter registrare un impegno verso l’informazione corretta e, perché no?, la trasparenza della gestione dei fondi pubblici. A cominciare dallo stesso Consiglio regionale che siede a Palazzo Lascaris.

I Radicali insistono
I radicali Giulio Manfredi e Igor Boni insistono dal 23 aprile perché il Consiglio renda pubblici i rimborsi dei gruppi politici che lo compongono (e che solo in parte sono oggetto dell’indagine penale). Il presidente Valerio Cattaneo (uno dei 56 indagati) ha risposto loro: «Ho preso buona nota di quanto è contenuto nella vostra lettera. Mi corre l’obbligo di precisare che i dati di cui si chiede la pubblicazione non sono nella disponibilità dell’Amministrazione, in quanto detenuti dai Gruppi consiliari. Nondimeno, devo osservare che allo stato attuale una parte dei riscontri attinenti i rimborsi sono stati sottoposti a sequestro da parte dell’Autorità giudiziaria».

Il niet di Cattaneo
«Desidero comunque sottolineare che, ad un primo esame prosegue la risposta di Cattaneo – non pare sussistere un obbligo normativo che imponga la pubblicazione di “tutti i rimborsi, spesa per spesa, effettuati dai membri dei Gruppi consiliari presenti a Palazzo Lascaris dal 2008 ad oggi” (la richiesta dei Radicali, ndr.). Anche alla luce del recente decreto sul “Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”. Assicuro in ogni caso la massima disponibilità del Consiglio regionale a valutare tutte le iniziative che possano contribuire alla massima trasparenza degli atti…».

La replica dei Radicali
«La palla passa ai presidenti dei gruppi consiliari. – replicano Boni e Manfredi – Sono disponibili a far pubblicare online, in modo analitico e nel posto più adatto e facilmente consultabile (il sito riservato alla trasparenza dell’istituzione) tutti i rimborsi contestati? E i consiglieri regionali non hanno nulla da dire e da proporre? Sarebbe un bel modo per rispondere ai legittimi interrogativi dell’opinione pubblica, che potrebbe essere messa in grado di giudicare a ragion veduta, e non sulla base di notizie parziali, illazioni e sospetti».

 

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