Il papa buono e i pre-life

Cronache Laiche
Paolo Izzo

Come prevedibile, il primo messaggio di Bergoglio sui temi cari alla Chiesa è contro la donna e la sua libertà. Sullo sfondo, i feti crocifissi della Marcia per la Vita.

Che il papa, prima o poi, avrebbe cominciato a fare il papa, lanciando il suo primo benedetto anatema, lo abbiamo sospettato ogni volta che diceva buongiorno e buonasera. Non può essere altrimenti, perché "altrimenti" è parola laica. Persino che ciò sarebbe avvenuto in un’occasione speciale, era prevedibile. E infatti, in una domenica di festa (della mamma), di commemorazione (di Giorgiana Masi, uccisa nel 1977) e di anniversario (del referendum sul divorzio, vinto nel 1974), il papa si è espresso dalla finestra del suo Stato straniero: rispetto per la vita umana sin dal concepimento e tutela giuridica dell’embrione.

Non si può dire che sia roba da Medioevo, perché allora nemmeno si sapeva cosa fosse un embrione, ma i secoli bui sembravano tornati lo stesso a vedere quei trentamila pre-life che il papa stava benedicendo mentre essi manifestavano contro le donne. Soprattutto quelle libere, soprattutto quelle che scelgono di essere madri o no, di quando esserlo e di quando no: erano contro quelle donne gli anatemi, i feti crocifissi, i sorrisi ebefrenici dei pre-life (o post-life, all’occasione), che così riecheggiavano il papa-pensiero: nessun rispetto per la donna che abortisce, nessun rispetto per la legge dello Stato italiano che glielo consente. "Buongiorno" Francesco.

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