Droghe: intervista a Susanna Marietti “dal proibizionismo… al repressionismo? occorre discontinuità”

Il Manifesto

Il tema delle droghe riguarda la politica, la giustizia, l’etica. Riguarda lo Stato e gli enti locali. È un tema complesso, oggi trattato con le armi semplificate della repressione. Non è un caso che il nuovo governo voglia affidarne la delega al ministro degli Interni. Ne parliamo con Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone e candidata indipendente nelle liste di Sel al Comune di Roma.

Si discute della delega alle politiche antidroga nel governo. San Patrignano chiede di dare continuità all’attività del Dipartimento capeggiato oggi da Serpelloni. Da un punto di vista interno al carcere, e su questa questione, cosa chiede Antigone al governo?
Giovanni Serpelloni è stato il capo dipartimento di Carlo Giovanardi e con lui condivide tutte le responsabilità di una legge che ha puntato esclusivamente sulla repressione. Una legge vessatoria, ideologica, illiberale che va profondamente cambiata. Si versano lacrime di coccodrillo sul sovraffollamento penitenziario e poi si propone di dare la delega alle droghe a chi per vocazione si occupa di ordine pubblico, ovvero al ministero degli Interni. Sarebbe l’ennesimo capitolo della war on drugs. La questione delle droghe va riportata nei suoi confini naturali, che sono quelli del welfare.

Altro nodo: gli immigrati. Costituiscono oltre un terzo dei detenuti, e molto incide la legge sulle droghe. Quanto incide invece il reato di clandestinità nella carcerazione degli stranieri? E cosa andrebbe fatto per ridurre questo tipo di popolazione penitenziaria?
Abbiamo vissuto anni terribili, quelli della propaganda razzista e populista contro gli immigrati. Fortunatamente prima la Corte costituzionale e poi la Corte di giustizia della Ue hanno smontato il castello di norme xenofobe che producevano carcerazione ingiusta di immigrati irregolari. Resta il crimine di clandestinità. Non incide sui numeri della detenzione in quanto la pena prevista è pecuniaria. Inoltre pare che i giudici siano orientati a disapplicarlo. Detto questo, è una norma infame che va abrogata. Perciò la sua abrogazione è tra le norme che fanno parte del nostro pacchetto di tre proposte di legge di iniziativa popolare per i diritti e per la giustizia. Due parole voglio dirle sulla vergogna dei Cie. Ho visitato di recente con la campagna Lasciate-Cientrare quello di Ponte Galeria. È la visualizzazione plastica della crudeltà occidentale.

Cosa è successo a Roma, dove lei è candidata: Alemanno ha applicato lo spoil system ai servizi per le tossicodipendenze? Qual è la sua priorità, in questo campo?
A Roma l’Agenzia per le tossicodipendenze si è messa al servizio della politica clientelare di Alemanno. Faccio il più drammatico degli esempi: dopo trent’anni di impegno nel nome dei diritti e della riduzione del danno, la gloriosa Cooperativa il Cammino è stata espropriata dalla gestione della comunità di Città della Pieve, Alemanno ha vinto sul terreno friabile della paura e della sicurezza. Ora bisogna tornare ad affiancare la sicurezza alla coesione sociale. Per meglio capire qual è la sua sensibilità sul tema dei diritti, ricordo che aveva nominato un poliziotto penitenziario a Garante dei diritti dei detenuti. Era troppo persino per l’Amministrazione penitenziaria.

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