Contro l’odio – Editoriali dai lettori

La stampa
Enzo Cucco

Il 17 maggio si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale contro omofobia e transfobia. Anche in Italia sono previste decine di iniziative, e il presidente del Senato Pietro Grasso insieme alla Ministra per le Pari Opportunità Josefa Idem incontreranno tutte le associazioni lgbt presso la Biblioteca del Senato. Ma per superare il gap di anni di immobilismo sarebbe necessario che si dicano parole di verità e si concretizzino fatti. Innanzitutto respingendo la facile retorica di chi parla di emergenza, per cogliere la natura del fenomeno che tutti i dati concordano nel descrivere come una realtà dalle radici profonde.

I frutti di questa natura profonda, fatta di ignoranza e di pregiudizio ma anche di cosiddette «tradizioni» culturali, religiose e antiscientifiche, sembrano più numerosi che nel passato solo perché finalmente le vittime non si autocensurano ed i media riportano quanto accade. Fino a pochi anni fa la censura imperava, ma non per questo l’Italia era priva di violenza e discriminazione nei confronti delle persone lgbt. Sgombrato il campo dall’equivoco dell’emergenza bisognerebbe riconoscere i limiti dell’azione penale, e il pericolo di assegnare all’inserimento nei nostri codici di una nuova aggravante specifica, il potere di arginare il fenomeno. Molto più importanti sono gli interventi, strutturali, nell’ambito educativo, fino ad oggi affidati alla buona volontà delle associazioni e delle scuole. Così come siamo ancora all’anno zero nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione delle forze di polizia.

Infine la rivoluzione principale: richiamando le parole del Presidente Letta che spesso ha portato ad esempio l’Europa, sarebbe utile una riforma dei nostri codici che definisca i crimini d’odio, compresi i discorsi d’odio, commessi nei confronti delle persone a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere (come anche a causa della propria origine etnica, disabilità, età o qualsiasi altra condizione personale). Perché è l’odio, non una fobia (ovvero una malattia) che arma le parole e gli atti dei violenti. E contro l’odio si può e si deve intervenire.

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