Lavoro, De Lucia: considerazioni e domande a Landini, al Sindacato tutto e al Movimento Cinquestelle. Chi sono i conservatori, e chi i riformatori?

Lavoro, De Lucia: considerazioni e domande a Landini, al sindacato tutto e al Movimento Cinquestelle, all’indomani della manifestazione di Roma. Pensioni, precari, cassa integrazione, articolo 18, attuazione della “Costituzione più bella del mondo”: chi sono i conservatori, e chi i riformatori?

Nota di Michele De Lucia, Tesoriere di Radicali italiani

Manifestare “contro la crisi” si risolve in una pura e semplice ingannevole autoconsolazione, se non si riconoscono e non si affrontano le cause che l’hanno generata in modo laico, nuovo, riformatore. Se si vuole davvero uscire da questa situazione, trovare soluzioni che possano migliorare la vita delle persone, è necessario che la Fiom, Maurizio Landini, la Cgil, la Cisl e la Uil tutte intere, ma anche Beppe Grillo e il Movimento Cinquestelle, presente alla manifestazione di Roma con una delegazione ufficiale, mettano da parte ideologismi vecchi di trenta o quarant’anni e rispondano ad alcune questioni dirimenti:

  • Landini dal palco di piazza San Giovanni ha detto che sulle pensioni “il sindacato non ha fatto tutto quello che doveva”. Meno male. L’ultima volta che lo ha fatto, hanno aumentato di quattro punti le aliquote contributive a carico dei figli precari, parasubordinati e autonomi non iscritti a ordini professionali (gente che o non andrà in pensione, o ci andrà a ottant’anni per avere contributi a sufficienza) per continuare a mandare i padri in pensione a 59 anni. Nota (non proprio) a margine: oltre il 55 per cento degli iscritti alla Cgil sono pensionati;
  • sui precari, invece, si dice solo che “precario è brutto”, e si fa finta che basti un tratto di penna su una legge per cancellare, come per magia, il precariato. Meglio di Mago Merlino. Ma perché Landini e i suoi colleghi sindacalisti non dicono mai che in Italia “precario è più brutto” che negli altri grandi Paesi dell’UE, perché i precari italiani non hanno le stesse tutele e guadagnano (anche meno del)la metà dei loro omologhi ad esempio tedeschi? E che un precario dovrebbe, proprio in quanto tale, poter guadagnare di più, non di meno, di chi ha rapporti di lavoro più stabili? Si rende conto il sindacato che il precariato è esploso perché hanno rifiutato ideologicamente di prendere in considerazione ogni riforma del tempo indeterminato e del cosiddetto “diritto storico” del lavoro?
  • Si rende conto il sindacato che i lavoratori sono appesi al rifinanziamento della Cassa integrazione-parcheggio, in deroga e non, perché si è fatta una politica corporativa, connivente con le grandi imprese, assistenzialista, ingannevole, facendo finta che posti di lavoro ormai bruciati esistessero ancora, e non facendo nulla per crearne di nuovi? Non crede il sindacato che sull’articolo 18 era meglio discutere laicamente, invece di farne un feticcio di cui il sindacato, i lavoratori e soprattutto le imprese sono rimasti prigionieri? Perché il sindacato, a cui la Costituzione “più bella del mondo” piace moltissimo, non chiede, finalmente, che ne venga attuato almeno l’articolo 39? Senza contare le altre questioni aperte: e lo sciopero politico? Le relazioni industriali? Le rappresentanze sindacali? La contrattazione di secondo livello? Le trattenute automatiche su buste paga e pensioni?

Una piazza si può pure riempire con centomila o cento milioni di persone, ma se poi non si ha capacità di rimettersi in gioco e di rispondere a queste domande, si lascia il campo a quella disperazione, frustrazione, disillusione che è già una vera bomba a orologeria sul destino di tutto il Paese.

 

                                                                                                          

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Michele De Lucia

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