Il Pd si spacca sulla legge elettorale

da Il Tempo
Nicola Imberti

 La tregua è già finita. Dopo il risultato del primo turno delle amministrative il Pd sembrava poter arrivare senza troppi paterni all’appuntamento congressuale d’autunno. Le vittorie, anche se poco convincenti, danno fiducia e aiutano a sanare le divisioni. L’idillio è durato meno di 48 ore.

A metterlo in crisi la discussione sulle riforme svolta ieri in Parlamento. Discussione a cui il gruppo democratico di Montecitorio si è presentato con due mozioni. La prima, quella ufficiale, presentata dal capogruppo Roberto Speranza assieme agli altri partiti della strana maggioranza di governo. La seconda da Roberto Giachetti e sottoscritta da un centinaio di colleghi. Soprattutto renziani e prodiani (oltre a Sel).

 

Il vicepresidente della Camera già nella scorsa legislatura aveva condotto una battaglia solitaria per cancellare il Porcellum. E stavolta, vista l’occasione, ha deciso di tornare alla carica. Con una semplice proposta: in attesa di una riforma compiuta della legge elettorale, onde evitare soprese in caso di caduta dell’esecutivo, meglio «richiamare in servizio» il Mattarellum. Una «norma di salvaguardia» che la senatrice Anna Finocchiaro non ha gradito: «Credo che non possiamo cancellare la possibilità di avere finalmente le riforme costituzionali, di cui da troppo tempo parliamo, a causa di un atto di prepotenza su norme transitorie. Penso che la mozione Giachetti sia stata presentata in modo assolutamente intempestivo». «Intempestivo? – è la replica del diretto interessato – Aspettando la tempestività da 10 anni andiamo a votare con il Porcellum. Io non impegno il governo ma il Parlamento che è, come dice il governo, centrale nel processo delle riforme. Non è la mia mozione, che è alternativa a quella della maggioranza a creare difficoltà al governo ma chi chiede che il governo esprima parere contrario».

La polemica è avviata. Nel mirino degli accusatori finisce, ovviamente, Matteo Renzi. È lui il «grande manovratore» dietro Giachetti? Probabilmente no, ma appare difficile che suoi fedelissimi come Simona Bonafè, Maria Elena Boschi, Luca Lotti e Dario Nardella, abbiano firmato la mozione in autonomia. La verità è che il sindaco ritiene la modifica della legge elettorale prioritaria. Soprattutto in vista della possibilità che l’esecutivo Letta cada e lui si trovi nella condizione di correre per la poltrona di Palazzo Chigi. Ma in questo momento non può dare l’impressione di lavorare per mettere in crisi il governo. Così, se da un lato considera la mozione Giachetti assolutamente legittima, dall’altro prova ad allontanare da sé i sospetti di killeraggio politico. Il dibattito va avanti per ore. Viene chiesto al deputato di ritirare il testo. Lui rifiuta. Qualcuno ritirala propria firma. E si va al duello finale.

Il gruppo decide a maggioranza di votare contro la mozione. La proposta di Speranza passa nonostante 5 astenuti e 34 «dissidenti». In Aula, però, Giachetti resta solo. La sua proposta viene respinta con 415 no. I sì, escluso il suo, sono 138. Tutti i deputati del MoVimento 5 Stelle e di Sel. Nessuno del Pd. Una decina di renziani non partecipa.

Il capogruppo democratico esulta: «Sono soddisfatto del voto unitario che dimostra come nel gruppo bisogna saper discutere, ragionare, affrontare nel merito le questioni e rispettare le scelte che si fanno insieme. La mozione Giachetti, nel Pd, è stata votata solo dallo stesso Giachetti. Il nostro "no" non è stato di merito. La discussione andrà approfondita con un dibattito aperto». Il premier Letta, lasciando l’Aula, se la cava con una battuta: «Mettere il carro davanti ai buoi vuol dire far deragliare il carro. Della forma della legge elettorale discuteremo nel corso dell’iter delle riforme, e non in questo momento che è il punto di partenza del processo riformatore. La questione è di metodo e di tempi, non di sostanza».

 

Ma la polemica è solo rinviata. Giachetti, formato alla scuola dei Radicali, non è tipo che si arrende davanti aduna sconfitta. «Ci riproverò» fa sapere. I grillini colgono la palla al balzo per denunciare che «la legge elettorale "porcata" si salva ancora una volta grazie al perpetuarsi dell’inciucio Pd-Pdl. Il Pd ha lasciato solo un suo deputato pur di far contento il Pdl e salvare così il governo. Ancora una volta tradisce le aspettative dei cittadini». Renzi difende Giachetti: «Non vorrei che facessero melina, che il governo di larghe intese diventasse il governo di lunghe attese. Trovino una legge elettorale perché con il Porcellum non si va da nessuna parte. Giachetti prima di essere renziano è una persona seria. Ha una grande determinazione e coerenza, oggi però non si consumava il voto della vita ma una tecnicalità parlamentare». Comunque sufficiente per spaccare il Pd.

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